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La false idee degli uomini sulle donne

Le persone, per lo più, pensano che gli altri abbiano gli stessi sentimenti, le emozioni, i desideri che provano, ma la realtà è molto diversa: gli individui hanno un sentire differente, spesso distante: uomini e donne sono in qualche modo estranei l’uno all’altro.
Capire gli altri è una competenza in cui le donne hanno millenni di allenamento, lo dimostra il fatto che riescono a comprendere i propri figli (anche se piccoli e non ancora in grado di parlare) e che da sempre le professioni di aiuto (caregiver) sono per lo più riservate alle donne: sono appannaggio quasi esclusivamente femminile ad esempio l’insegnamento all’asilo ed alle elementari, la professione di infermiera, assistente sociale…
Per gli uomini l’empatia è un’area di miglioramento, un ambito in cui si stanno cimentando da qualche decennio… alcuni ci riescono, altri sono in difficoltà ma si applicano, per altri ancora infine empatia è un concetto oscuro più di un papiro in sanscrito.
Ecco (ad esempio) alcune convinzioni tipicamente maschili che non trovano affatto riscontro nella realtà delle donne.
1. Se io fossi una donna sarei sicuramente una troia. Il fatto che in ogni momento ti scoperesti qualsiasi essere umano di sesso femminile non è ciò che desidera una donna. Se tu fossi una donna avresti anche la testa di una donna e quindi ti comporteresti esattamente come le donne che conosci.
2. Le donne quando sono tra amiche parlano di sesso come noi uomini. Le donne tra loro parlano sicuramente di sesso, ma non è l’unico argomento di loro interesse, esistono anche i figli, le scarpe, il gossip, la salute, le emozioni…
3. Le donne adorano la fellatio. Il fatto che per te sia un pensiero costante, non significa che per le donne sia lo stesso e che praticarla sia così piacevole come lo vivi tu. Ad alcune piace, ad altre no.
4. Le donne sono tutte troie… mio caro, questo è quello che tu desideri: tu vorresti che le tutte le donne fossero costantemente allupate che ti cercassero in continuazione per fare sesso. Ma questo accade solo nei tuoi sogni. La realtà è ben diversa, per quanto una cosa sia piacevole non la vuoi fare continuamente.
5. Ma perché le donne non desiderano fare sesso a tre? Lo so che questo desiderio è per te molto esaltante e gratificante, ma…. domandati, tu lo faresti con lei ed un altro lui?
6. Le donne dicono di no, ma in realtà vogliono dire di si. Nulla di più fuorviante, se una donna desidera fare sesso con te lo capisci senza tanti giri di parola, ma se non vuole … dice no. Farlo contro la sua volontà è una tua fantasia, non un suo desiderio.
7. Le donne amano gli uomini dominanti, possessivi. Alcune si, ma sono persone piuttosto fragili, insicure, che preferiscono una solida gabbia piuttosto che essere libere. Generalmente no, le donne amano l’intimità dell’anima e non essere “schiavizzate”.
8. Le donne desiderano meno il sesso rispetto agli uomini. Anche questa è una convinzione piuttosto “sessista” ed è molto influenzata da retaggi culturali. Oggi le donne possono (davvero?) viversi la sessualità senza giudizio ed uscire dallo stereotipo che le vede brave e composte, belle ed accondiscendenti.
Ci sono convinzioni dure a morire, stereotipi radicati pur in una società “fluida”, che cambia velocemente prospettive e convinzioni, ma se questi cambiamenti sono nell’ottica del ben-essere personale e relazionale, siamo sulla giusta strada.

M.C.

Lettera della vagina al maschio contemporaneo

Caro Maschio Contemporaneo,

ti scrivo questa lettera perché ci sono alcune cose che vorrei dirti.

In primis vorrei tranquillizzarti e spiegarti che no, non è solo la tua virilità a essere in crisi in questa epoca segnata dall’iperconnessione, dall’inesauribile pluralità d’offerta, dalla disponibilità e gratuità del porno e dalla totale confusione tra i generi sessuali.

Siamo tutti un po’ in crisi: lo sono le relazioni, le sono le generazioni, lo sono i nostri genitori che ci mandano emoticon su Facebook; lo sono i giovani che fanno più sexting che sesso; lo siamo noi donne single perennemente in conflitto tra la nostra indipendenza e la nostra solitudine; lo sono le donne sposate, che devono lavorare, ramazzare casa, adempiere ai doveri coniugali e a un certo punto anche sfornare prole. E sì, evidentemente, lo sei anche tu, caro Maschio Contemporaneo. Mi sei in crisi. Mi sei in crisi se devi crescere. Mi sei in crisi se devi assumerti delle responsabilità. Mi sei in crisi di fronte alla famiglia, di fronte ai figli, di fronte al sesso, di fronte a un motore a scoppio o a un cavo elettrico (in compenso cucini meglio di me, non che ci voglia molto). E mi sei in crisi di fronte alle donne.

Sarebbe difficile, forse impossibile, parlare della tua crisi senza parlare della nostra “emancipazione”. E uso le virgolette perché, in verità, noi donne siamo ancora incatenate da innumerevoli sovrastrutture culturali, retaggi del passato, a cui si sono aggiunte nuove paturnie, squisitamente post-moderne. Fatto sta che alcune cose sono cambiate, per esempio è cambiato il nostro approccio al sesso e – di conseguenza, oserei dire – anche il vostro.

Siamo tutti d’accordo, presumo, nel dire che la nostra generazione di donne concede la propria virtù in dosi e tempi diversi rispetto alle generazioni precedenti (leggi: la diamo via come fosse mangime ai piccioni, solo che voi a differenza degli altri volatili, che s’ammassano tutti lì a beccare il beccabile, iniziate a ritrarvi). Ciò comporta un mutamento sostanziale nelle condizioni del mercato, l’equilibrio tra domanda e offerta s’inverte, l’eccesso di disponibilità e la semplicità di reperimento rendono la merce (la passera) meno pregiata e il suo valore diminuisce. Semplice microeconomia del pelo.

Così noi donne ci ritroviamo circondate di figafobici e criptochecche, una generazione di uomini che piuttosto-mi-sego, rimpiangendo quei tempi antichi in cui se a un uomo volevi concederla, quello se la prendeva, di buon grado e il prima possibile, perché era la Sacra Fregna e in quanto Sacra Fregna andava onorata. E andava bene su per giù in qualunque modo: rossa, bionda, nera, grassa, magra, giovane, vecchia, glabra, afro, verticale, orizzontale e pure di traverso. Oggi no. Oggi non è più così.

Oggi siamo tarati sull’estetica dello YouPorn, troviamo uomini col pube bello ordinato e ci spalmiamo cera bollente sulle grandi labbra e strappiamo via, perché non vorremmo mai salire agli onori della cronaca nera con il primo caso di “Uomo Contemporaneo ucciso da un pelo pubico in gola”. Oggi ci mandiamo le foto. Le foto delle tette. Le foto del culo. Le foto dell’uccello, viviamo in uno stato di permanente e facile eccitazione che ci porta a non eccitarci mai davvero, a non afferrarlo nemmeno quel culo, a non toccarle nemmeno quelle tette, a non incassarlo nemmeno quell’uccello. Mercato del pelo e tecnologia ci hanno cambiati e ciò è innegabile. Ma non è solo questo.

Oggi abbiamo uomini che ci chiedono esplicitamente «vuoi scopare stasera?» oppure quelli che ci mandano messaggini ed emoticon per un anno senza quagliare mai. È scomparso il corteggiamento, quello misurato e consapevole. E anche la “trombamicizia” è un concetto ontolgicamente messo in discussione. Latita la disponibilità a mettersi in gioco sul piano umano, senza un fine garantito, un Roi sentimental-sessuale. La cena, la chiacchiera, il tentativo e anche l’eventuale due di picche che, signori, è solo un due di picche, mica una crisi energetica mondiale. Si può gestire facilmente.

Dieci anni fa era nell’ordine delle cose che il maschio ci provasse e la femmina si riservasse la possibilità di elargire la vituperata carta del “rimbalzo”. Era persino auspicabile o strategico, rimbalzare, se il tipo ti piaceva. Adesso sotto casa ci salutate col bacetto sulla guancia, anche al terzo appuntamento, anche quando è evidente che potreste osare, perché i segnali (inclusi quelli di fumo e il codice morse) ve li abbiamo mandati tutti (e sì, prima che qualche mente illuminata dica: «Non ti viene in mente che forse non ti bacia perché non gli piaci poiché sei un cesssssso?», rispondo: «Se non gli piaccio può benissimo smetterla di cercarmi, e flirtare, e fare allusioni»).

Perché in fondo vi dite che c’è la parità, perché dovete provarci sempre voi? Perché siete maschi. Ecco perché.

Ma il problema è proprio qui. È che i concetti di “maschio” e “femmina” sono un po’ come quelli di “destra” e “sinistra”. Categorie del pensiero, ormai superate, obsolete. E riflettendoci, se provo a vestire i tuoi panni, caro Maschio Contemporaneo, mi accorgo che nemmeno i tuoi sono comodissimi. Che le Donne Contemporanee sono bizzarre.

Che stra-lavorano e sono stra-stressate perché giustamente vogliono essere Miranda Priestley ma anche Mary Poppins. Che vogliono trovare l’uomo giusto mentre alternano sapientemente (meglio dei peggio bad boys) tre trombatori in contemporanea. Che anelano alla tenerezza e poi chiamano i propri amanti con soprannomi indicibili e ne compilano la pagella dopo ogni prestazione erotica (pagella che viene prontamente inviata in triplice copia su whatsapp alle amiche). Che parlano di cazzi e orifizi manco fossero smalti e ombretti, ma poi sognano la favola. Che si dichiarano pubblicamente illuminate pompinologhe, ma però vogliono il messaggino della buonanotte. Che sono onnipotenti ma crollano per un paio di doppie spunte blu senza risposta. Che se non dai attenzioni sei uno stronzo, e se ne dai troppe sei uno sfigato. Che sono amazzoni metropolitane ma deve invitarmi prima lui. E deve accettarmi per quella che sono, ma comunque come cazzo si veste?!

Che un cuore dichiarano d’avercelo, ma in fondo alla vagina. Che sono emancipate ma il conto per piacere pagalo tu (perché sì, è una questione di eleganza). Che le dimensioni contano, e per piacere non eiaculare nel tempo di uno starnuto, e ti serve mica il gps per trovarmi il clitoride? Che vorrei sapessi montare un mobile, ma anche stirarti le camicie, ma anche cogliere le mie sofisticate citazioni, ma anche consigliarmi i migliori libri da leggere, ma anche farmi ascoltare la musica più figa, ed essere divertente, sagace, piacente e naturalmente pazzo di me. Altrimenti stiamo meglio da sole o con il vibratore azzurro, principe indiscusso della nostra sessualità, capace di arrivare dove nessun uomo potrà mai, facendoci scoprire inediti orizzonti del piacere grazie alla sua meccanica precisione e ricaricabile batteria.

Ecco, sai cosa c’è, Caro Maschio Contemporaneo? Non saprei indicarti la soluzione. So che siamo in questa situazione qua. Che noi siamo così e tu (e i tuoi esimi colleghi) siete lì. Che preferite guardarvi qualche puntata della vostra serie del momento e poi praticare del sano onanismo, che non contempli l’interazione con una di noi, curiose creature femminili dell’oggi.

Posso solo dirti, caro Maschio Contemporaneo, che come tu hai paura d’avere il cazzo piccolo, io ce l’ho che non ti piaccia il mio corpo. Posso solo dirti che come io cerco conferme, le cerchi anche tu. Posso solo dirti che possiamo provare a evolverci, come si fa sempre dopo le crisi, e diventare persone nuove, con fragilità e insicurezze assimilabili. Adulti imperfetti che provano a stare al mondo, trovando un equilibrio e tendendo al benessere condiviso. Posso solo dirti, caro Maschio Contemporaneo, che ormai siamo cresciuti. E che abbiamo tutti, uomini e donne, le nostre paure, le nostre nevrosi, i nostri fallimenti e le nostre storie di merda alle spalle. Che non è una gara. Che non c’è da aver così tanta paura.

E, francamente, credimi: fare l’amore è meglio che vederlo, toccare un culo è più appagante che guardarlo in foto, e una fellatio – se ben fatta – è più conciliante di una passeggiata in alta montagna. E no, non pretenderemo che ci porti all’altare poi. E te lo giuro: nessuno è mai morto soffocato da un pelo pubico.

E quando sei a letto con una donna, amala, anche solo per 30 minuti (che slancio d’ottimismo): ama la sua pelle, ama la sua bocca, ama i suoi capelli, e i suoi occhi, e la sua fica. Che sia rossa, bionda, nera, grassa, magra, giovane, vecchia, glabra, afro, verticale, orizzontale e pure di traverso. Amala così, anche solo per 30 minuti, che ci serve a riscoprirci umani. Fatti di carne, e istinti, e sapori, e odori, così come siamo. Non come appariamo.

Tivvubbì,

Vagina

(da l’inkiesta).

Mauro Cason.

Lettera alla Vagina

Cara vagina,

è arrivato il momento di parlarci chiaramente.

Lo so, non ci siamo mai frequentati tanto, ma non è colpa mia. Anzi, io ti spesso cercata, ma tu rimanevi lì, chiusa e inaccessibile. Per questo ti scrivo una lettera, perché ci tengo a te.

Certo, è possibilissimo tu sia una misantropa che rifugge l’uomo non in quanto individuo ma in quanto cazzo. Ma non credo. Basta leggere i nomi dei gruppi Facebook a cui sei iscritta: “Nessun cazzo ci capisce”, “Vagine sole in una valle di stronzi”, “Non abbiamo mica i denti!” Insomma, si vede che anche tu vorresti avere un rapporto più sincero con noi, ma qualcosa ti trattiene.

Io penso sia colpa della tua proprietaria. È lei che ci ostacola, in effetti è proprio una bella dittatrice quella là: decide come devi vestirti, come “tagliarti i capelli” e addirittura quanto puoi stare all’aria aperta. Lo so che tu vorresti aggirarti libera per il mondo ed è lei che te lo impedisce, è come se fosse gelosa del rapporto che avete e non volesse condividerti con gli altri. Dovrebbe invece imparare da noi uomini, che non abbiamo alcuna ansia di possesso rispetto al nostro pene, anzi, siamo ben contenti di condividerlo ad altre.

Sta di fatto che così non possiamo andare avanti, dobbiamo trovare una soluzione. Tu devi prendere da parte la tua proprietaria e spiegarle che è giusto voler bene a ciò che si ha, ma la felicità non è vera fin quando non è condivisa. Prima di coricarvi sussurrale che anche lei sarebbe molto più contenta se accanto a voi ci fossi io invece che un Trudy vecchio di 15 anni. O se proprio vuole possiamo tenere anche il peluche, basta ci sia spazio per tutti: tu, lei, io e il Trudy.

Lo so che ti sembra un’impresa impossibile, quella è davvero una testa dura. Ma ora ti insegno un trucco per convincerla – me lo ha insegnato proprio lei, la tua proprietaria.

Devi “prenderla da parte” e dirle:

“Senti,io ti voglio bene, sei la migliore ragazza di cui sono mai stata, e sempre lo sarai, però ultimamente qualcosa si è rotto. Non mi sentivo più vicina a te anche se fisicamente lo ero, ma tu non mi davi più attenzioni. E allora… non so dirti come è successo… ma mi sono innamorata di un’altra. 

[qui piangi]

Ti giuro non volevo, ma lei mi piace, mi fa sentire desiderata, amata, importante. Tu invece sembra quasi mi dia per scontata, come se dovessi rimanere con te qualsiasi cosa accada…

Passate due settimane in cui non ti farai né vedere né sentire, (per quanto possibile), chiamala e dille che vuoi rimanere con lei, a patto però che ti lasci più libertà. E allora avremo finalmente tempo per noi.

(liberamente tratto da “Oltreuomo”).

Mauro Cason.

 

Lui, lei e l’altra

Un argomento trito e ritrito, con fiumi di inchiostro versati per capire, condannare, assolvere, giustificare… Un classico che appartiene alla storia ed al presente: è accaduto, succede… succederà.

Proveremo oggi ad analizzare la situazione in cui lei, la tradita, si incazza con l’Altra, la stronza, la “rovina famiglie”, la troia.

A volte accade, sembra che il nostro “povero” uomo sia caduto inevitabilmente nella rete ammaliatrice di quella lì che doveva proprio prendersi il mio uomo! Si sa che i maschi sono fragili e sensibili, che non sono in grado di dire di no, di resistere alle tentazioni… Io la odio quella lì.

E invece sì, invece si può anche dire di no, si può anche rifiutare un’avance perché riteniamo che l’amore verso la nostra partner valga davvero di più di una scopata, che la rovina famiglie in realtà trova una situazione già rovinata o perlomeno degenerata e che nessun uomo è obbligato a fare qualcosa che davvero non vuole fare. Andiamo a letto con un’altra donna per scelta, non per destino, non per casualità… non per sbaglio.

Dare la colpa a qualcun altro per molti è un’abitudine, lo fanno uomini e donne indistintamente: serve a non guardarsi dentro, a non chiedersi cosa non va nel nostro rapporto per cui uno dei due “guarda altrove” perché una cosa è certa, quando un uomo è innamorato, davvero innamorato, non ha occhi, cuore e….. che per la donna che ama.

La coesione di coppia si “testa” quando l’amore è in salita, quando si sta male; in queste situazioni gli uomini cercano spesso una “soluzione” all’esterno, mentre le donne provano a capire i motivi del disagio, cercano di scavare, di trovare una soluzione dentro la coppia. Ma anche questi sono luoghi comuni, ci sono uomini che sono fedeli pur in un rapporto difficile, che lottano per una relazione che ritengono importante, che chiedono aiuto per sé e per la coppia.

Siamo sempre noi a creare il nostro mondo, le nostre relazioni. I problemi non sono quasi mai fuori ma dentro noi, in un rapporto “circolare” per cui si innescano situazioni che causano un disagio in cui siamo sempre i co-protagonisti.

Mauro Cason.

Scambio di coppia

Alzi la mano chi tra noi maschi si tirerebbe indietro di fronte alla possibilità di fare l’amore con due donne contemporaneamente… nessuno vero? Bene, siete sinceri.

L’idea di essere al centro delle attenzioni di due donne porta sul piano sessuale un desiderio profondo del maschio, quello di essere riconosciuto, stimato, apprezzato, anche (e soprattutto) dal punto di vista sessuale. Ogni uomo ritiene di essere un “drago” a letto, ed alcune donne, che lo hanno capito, sanno che dare feedback positivi sulle prestazioni sessuali di un uomo è per loro più prezioso della tredicesima.

Esistono club, dove si pratica lo scambio di coppia. In teoria questi locali diventano una “zona franca” in cui uomini e donne si scambiano il partner per provare l’ebbrezza di un rapporto con un nuovo partner in un “ambiente protetto”, sotto gli occhi compiaciuti o meno del partner abituale.

Questo luoghi sono frequentati soprattutto da uomini, le donne difficilmente accettano di condividere l’uomo che amano… l’amore vuole esclusività.

Ma anche  un uomo non condividerebbe mai la donna che ama, non è nella sua natura permettere che la propria partner scopi con un altro uomo. E allora?

Allora spesso gli uomini vanno in questi locali con un’amante occasionale, o con una prostituta, o da soli… capita spesso, quindi, che avvenga soltanto uno “scambio di non si sa che” piuttosto che un vero scambio di mogli o fidanzate.

Tant’è che alcuni locali ospitano al loro interno delle donne che hanno il solo obiettivo (dietro il pagamento di un compenso economico) di farsi scopare dai “single” che pagano l’ingresso (il prezzo del cliente single è solitamente molto più alto rispetto al prezzo di ingresso della coppia).

Esistono anche club che selezionano i maschi single, accettandone uno ogni certo numero di coppie, per esempio un single ogni 6-8 e sono quei locali frequentati dai “veri scambisti”, che esistono e sono un gruppo abbastanza “chiuso”, con un’età anagrafica piuttosto alta, coppie stanche che a volte cercano nuove emozioni attraverso queste “esperienze” che invece di rafforzare il rapporto non fanno altro (il più delle volte) che annientarlo.

Mauro Cason.

Uomini e social network

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Qualcuno ha definito il web come un “acceleratore di particelle”, una realtà virtuale (che è un ossimoro –come copia originale– ma nessuno lo dice) in cui le persone, uomini e donne, esprimono il meglio ed il peggio di sé, amplificando in qualche modo ciò che sono, “luoghi” dove (ri)specchiarsi, cercare ciò che si desidera trovare, proiettare ciò che ci appartiene…

La facilità con cui in modo immediato e semplice si accede alla rete ed ai siti o app social è disarmante, basta un tocco sul nostro smartphone e si è in contatto, ma solo in teoria, con un numero illimitato di persone.

Proviamo a suddividere l’universo degli incontri sul web in categorie per districarci nel “mare magnum” di internet. Troviamo quindi:

  1. Social network in cui troneggia Facebook con i suoi 25 milioni di iscritti solo in Italia, a seguire (ma molto da lontano) Twitter, Google + ed altri minori
  2. Chat come il famoso Badoo, oppure it o ancora Speedychat.it
  3. App come Tinder e Snapchat o ancora Lovoo oppure Zoosk, semplici, immediati, dove avere un contatto subito, e magari un appuntamento già stasera.
  4. Siti specifici di “dating” che servono ad incontrare persone per instaurare una relazione amorosa, come il famoso Meetic seguito da Onedate, oppure Adultfriendfinder orientato ad incontri a scopo sessuale, o Ashley Madison che con la massima discrezione mette in contatto persone che desiderano un’avventura extraconiugale.

Le persone, gli uomini, si creano lì un avatar, un personaggio che in qualche modo rappresenta ciò che vorrebbero essere, ed il web diventa spesso il spazio privilegiato dove è davvero più semplice socializzare, un luogo dove solitamente gli uomini vi cercano l’amore, più spesso il sesso. Se vogliono un amico ce l’hanno già, ed è il compagno dell’asilo o delle scuole medie, al massimo del liceo, quello con cui giocano a calcetto, o vanno a pescare o con cui si guardano la partita della (stessa) squadra del cuore con una terrina di spaghetti alla carbonara, qualche birra e “rutto libero”.

Un’amica? E a che serve? E poi come si fa ad essere amico di una donna? L’amicizia tra uomo e donna è un mistero più oscuro del terzo segreto di Fatima. Meglio lasciar stare o non basta una Treccani per discutere e cercare di capire…

Il rovescio della medaglia è che con tutti questi sistemi è molto più facile controllare ed eventualmente pizzicare il partner che flirta con un’altra donna: il web lascia moltissime tracce, per non parlare dei “vecchi” sms, delle notifiche di WhatsApp, della cronologia dei siti web visitati… sono moltissimi infatti i divorzi che hanno come causa il web ed i social in particolare: alcuni avvocati divorzisti sostengono che social e app di messaggistica sono responsabili di più del 40% delle separazioni.

Specialiste nello scovare le “corna” sono, neanche a dirsi, più spesso le donne (anche over 50) che riescono a stanare i passi falsi tecnologici dei mariti o compagni, indovinando password, facendo screenshot delle conversazioni, reperendo foto e persino controllando i movimenti col Gps. Gli uomini, invece, hanno spesso (consciamente o meno) la “sindrome di pollicino” e non cancellano quasi mai messaggi e foto compromettenti”, anche se cancellare tutto può sortire l’effetto contrario, perché “una tabula rasa improvvisa è più sospetta di mille chat”… mai pensare di essere più furbo di una donna!

 

 

Io non voglio chiedere scusa…

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Non voglio chiedere scusa se il primo pensiero del mattino è fare l’amore con te.

Non voglio chiedere scusa se a volte ho bisogno di stare da solo, anche lontano, senza vedere nessuno e rimanere con me ad inseguire i pensieri, i ricordi, le emozioni che mi permetto di ascoltare.

Non voglio chiedere scusa quando sento il bisogno di stare con gli amici di sempre e vivere tra uomini il nostro essere maschi… come uscire in moto, ed esplorare i confini del mondo, o salire sulle cime, per guardare tutto da lontano e sentirmi per qualche istante infinito…

Non voglio chiedere scusa quando sento l’irrefrenabile desiderio di sbatterti sul letto e scoparti.

Non voglio chiedere scusa quando ho un problema e l’unica soluzione che conosco è pensarci da solo senza sentirmi in dovere di condividerlo: io voglio trovare in me la forza per uscirne. Da solo.

Non voglio chiedere scusa se sento il bisogno antico e naturale di lotta e scontro, il richiamo potente della guerra, di imbracciare un’arma e sparare.

Non voglio chiedere scusa quando desidero educare i nostri figli in modo differente da te, io sono diverso e non vivo la genitorialità come la vivi tu.

Non voglio chiedere scusa quando manifesto la mia parte oscura, il primitivo, il guerriero che abita in me, che chiede spazio e pretende ascolto. Ci sono aspetti di me che non sempre capisco ma che voglio accogliere, perché mi appartengono.

Io non voglio chiedere scusa per essere un uomo, perché questo è un uomo.