Archivi tag: sentimenti

Gli uomini che piacciono davvero alle donne

Il film “Vento di passioni” (titolo originale Legend of the Fall) del 1994 ripropone l’antica dicotomia tra i due archetipi maschili: il cavaliere bianco ed il cavaliere nero.

La pellicola narra la saga familiare di tre fratelli, figli di un vecchio ufficiale dell’esercito statunitense e della loro una madre che quando sono adolescenti va a vivere in una grande città allontanandosi dal ranch isolato del Montana dove non voleva vivere. La storia è ambientata nei primi decenni del ‘900.

I tre fratelli Alfred, Tristan e Samuel sono molto legati, ma l’arrivo di Susannah fidanzata di Samuel (che morirà combattendo in guerra nei mesi successivi) creerà forti tensioni tra i due fratelli rimasti, entrambi innamorati della stessa donna.

Tristan (Brad Pitt) è il prototipo del cavaliere nero, un uomo che sente forte ed irresistibile il richiamo della natura selvaggia, che si metta alla prova combattendo contro un orso e parla la lingua degli indiani e che, in guerra, toglie lo scalpo ai nemici uccisi per vendicare la morte del fratello.

Alfred (Aidan Quinn), invece è un uomo che decide di intraprendere la strada della politica, degli affari, è sempre ben vestito e corretto, gentile ed educato.

I due fratelli “superstiti” alternano momenti di vicinanza a momenti di contrasto, per via di Susannah che è fatalmente attratta da Tristan e sta con lui per qualche mese anche se, dopo che Tristan decide di andarsene per ritrovare se stesso, finisce per sposare Alfred e va ad abitare in una piacevole casa in città dove vive nell’agiatezza coltivando rose.

Ma il suo pensiero (ed il suo corpo) è costantemente rivolto a Tristan, ed il suo cuore rimane ancorato agli straordinari momenti vissuti assieme a lui.

Dopo alcuni anni Alfred e Tristan si incontrano sulla tomba del fratello Samuel ed Alfred, divenuto “borghese” ed uomo importante riflette ad alta voce: – “sono una persona che ha sempre seguito le regole che ci hanno insegnato, ho sempre fatto ciò che nostro padre ci ha chiesto, sono una buon cittadino, tu invece Tristan sei uno spirito libero, non segui le regole se non le tue e probabilmente proprio per questo Susannah ama te, e solo te” –

Tristan (al di là di essere rappresentato da Brad Pitt) rappresenta quanto moltissime donne spesso cercano negli uomini: emozioni pure e primitive, situazioni nuove e destabilizzanti, sesso naturale e coinvolgente… tutti aspetti che il cavaliere nero vive e fa vivere.

La false idee degli uomini sulle donne

Le persone, per lo più, pensano che gli altri abbiano gli stessi sentimenti, le emozioni, i desideri che provano, ma la realtà è molto diversa: gli individui hanno un sentire differente, spesso distante: uomini e donne sono in qualche modo estranei l’uno all’altro.
Capire gli altri è una competenza in cui le donne hanno millenni di allenamento, lo dimostra il fatto che riescono a comprendere i propri figli (anche se piccoli e non ancora in grado di parlare) e che da sempre le professioni di aiuto (caregiver) sono per lo più riservate alle donne: sono appannaggio quasi esclusivamente femminile ad esempio l’insegnamento all’asilo ed alle elementari, la professione di infermiera, assistente sociale…
Per gli uomini l’empatia è un’area di miglioramento, un ambito in cui si stanno cimentando da qualche decennio… alcuni ci riescono, altri sono in difficoltà ma si applicano, per altri ancora infine empatia è un concetto oscuro più di un papiro in sanscrito.
Ecco (ad esempio) alcune convinzioni tipicamente maschili che non trovano affatto riscontro nella realtà delle donne.
1. Se io fossi una donna sarei sicuramente una troia. Il fatto che in ogni momento ti scoperesti qualsiasi essere umano di sesso femminile non è ciò che desidera una donna. Se tu fossi una donna avresti anche la testa di una donna e quindi ti comporteresti esattamente come le donne che conosci.
2. Le donne quando sono tra amiche parlano di sesso come noi uomini. Le donne tra loro parlano sicuramente di sesso, ma non è l’unico argomento di loro interesse, esistono anche i figli, le scarpe, il gossip, la salute, le emozioni…
3. Le donne adorano la fellatio. Il fatto che per te sia un pensiero costante, non significa che per le donne sia lo stesso e che praticarla sia così piacevole come lo vivi tu. Ad alcune piace, ad altre no.
4. Le donne sono tutte troie… mio caro, questo è quello che tu desideri: tu vorresti che le tutte le donne fossero costantemente allupate che ti cercassero in continuazione per fare sesso. Ma questo accade solo nei tuoi sogni. La realtà è ben diversa, per quanto una cosa sia piacevole non la vuoi fare continuamente.
5. Ma perché le donne non desiderano fare sesso a tre? Lo so che questo desiderio è per te molto esaltante e gratificante, ma…. domandati, tu lo faresti con lei ed un altro lui?
6. Le donne dicono di no, ma in realtà vogliono dire di si. Nulla di più fuorviante, se una donna desidera fare sesso con te lo capisci senza tanti giri di parola, ma se non vuole … dice no. Farlo contro la sua volontà è una tua fantasia, non un suo desiderio.
7. Le donne amano gli uomini dominanti, possessivi. Alcune si, ma sono persone piuttosto fragili, insicure, che preferiscono una solida gabbia piuttosto che essere libere. Generalmente no, le donne amano l’intimità dell’anima e non essere “schiavizzate”.
8. Le donne desiderano meno il sesso rispetto agli uomini. Anche questa è una convinzione piuttosto “sessista” ed è molto influenzata da retaggi culturali. Oggi le donne possono (davvero?) viversi la sessualità senza giudizio ed uscire dallo stereotipo che le vede brave e composte, belle ed accondiscendenti.
Ci sono convinzioni dure a morire, stereotipi radicati pur in una società “fluida”, che cambia velocemente prospettive e convinzioni, ma se questi cambiamenti sono nell’ottica del ben-essere personale e relazionale, siamo sulla giusta strada.

M.C.

I nuovi poveri

screenshot-2016-11-03-10-33-10

Il matrimonio non è solo un affare di cuore, ma anche di portafogli.

La formula ascoltata durante la cerimonia del “giorno più bello” della vita recita: “i coniugi sono obbligati a contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità di lavoro e professionale.” Questo accade, normalmente, durante il matrimonio… ed anche dopo.

Il divorzio è un affare da ricchi sostiene qualcuno, in effetti separazione e divorzio causano spesso situazioni di profondo disagio, tanto che alcuni decidono di fare i “separati in casa” per (con)dividere le spese correnti, altri fanno buon viso a cattivo gioco e cercano di “andare avanti” in qualche modo.

Ritengo sia un errore giudicare le decisioni di ciascuno rispetto a questo problema: è sempre difficile decidere di andare, è sempre difficile decidere di rimanere; ma quando “si va” quasi sempre lo “status economico” peggiora, spesso sensibilmente.

Ne fanno i conti donne che non vedono riconosciuto, e soprattutto corrisposto, l’assegno per i figli e uomini che tra spese processuali, assegni, mutuo e crisi economica sono diventati i “nuovi poveri”.

Qualcosa si è fatto e si sta facendo, alcuni comuni hanno predisposto alloggi specifici per i padri che non hanno casa perché non si possono permettere un affitto, né tantomeno un mutuo; alcuni professionisti, come gli Avvocati di Strada, prestano la loro consulenza gratuitamente a chi non ha un reddito; anche l’Istat rileva un notevole aumento dei padri separati che di colpo si sono trasformati in senza fissa dimora, ed è da considerarsi tra i dati più allarmanti di questo ultimo decennio.

Nella misura in cui un uomo non ha più un lavoro e non riesce a trovarlo nonostante le diverse ricerche, incorre nel rischio della perdita della propria autostima, i maschi si riconoscono più per quello che fanno che per quello che sono, conseguentemente, a causa di questa fragilità, si sentono inutili e spesso precipitano in due atteggiamenti che sono due facce della stessa medaglia, diventano apatici e depressi oppure cadono nelle dipendenze (da gioco, da alcol, da sostanze) con delle inevitabili ripercussioni sulla famiglia in termini economici in primis e poi di litigi e violenze.

Le opportunità e gli strumenti per chiedere aiuto ci sono, quando un amore finisce le responsabilità non sono mai solo da una parte, ma c’è sempre un concorso di colpa. Se siamo convinti che le nostre disgrazie dipendono sempre da qualcun altro non ci resta che piangere, disperarci o arrabbiarci, ma se siamo convinti che siamo noi i principali protagonisti della nostra esistenza allora possiamo (dobbiamo) trovare anche la forza per sopravvivere, e vivere.

E questo fa, un uomo.

 

La rabbia

Screenshot 2016-11-03 16.50.28.png

La rabbia è una delle poche emozioni primarie che possediamo, che ciascun essere umano vive al di là di razza, sesso, religione, estrazione sociale. La proviamo sin da piccolissimi quando ci arrabbiamo se non ci arriva ciò che desideriamo, quello di cui abbiamo bisogno un quel preciso momento, come il seno materno, cure, cibo. Il bambino, ed in teoria solo lui, vuole tutto e subito e se non lo ottiene si arrabbia, manifestando un profondo disagio e cercando di capire cosa succede attorno a sé quando manifesta questa emozione.

La rabbia è funzionale per reagire a situazioni di pericolo ed attivarci per attaccare o fuggire, una sensazione che mette in circolo l’adrenalina e che, come Hulk, ci permette di uscire da situazioni che mettono in pericolo la nostra esistenza, la sopravvivenza.

La rabbia si apprende.

Oltre ad essere una reazione naturale ed istintiva si impara dall’ambiente in cui viviamo o siamo vissuti, dalle attenzioni che abbiamo avuto o meno dagli adulti che si sono (o meno) preso cura di noi.

Siamo stai educati con amore o con timore? I nostri “caregiver” hanno ascoltato la nostra rabbia oppure l’hanno repressa? Sono stati in grado di riconoscerci ed entrare in empatia con noi? Erano solitamente arrabbiati o amorevoli con noi?

Rispondendo a queste “semplici” domande possiamo capire come viviamo la rabbia, se siamo in grado di trasformarla in spinta propulsiva per “andare avanti” oppure essa distrugge noi, rabbia implosiva, o le persone che ci stanno vicino, rabbia esplosiva.

La rabbia va ascoltata, va comunicata, possiamo dire alle persone che siamo arrabbiati con loro ed il motivo per cui lo siamo: non occorre urlare o rompere qualcosa, possiamo esprimere questa emozione senza che ci destabilizzi fino a farci diventare un mostro. Si può fare e, normalmente, questo aumenta di molto la qualità delle relazioni.

La rabbia esiste dentro noi anche se non la manifestiamo, e se non la vogliamo vedere si manifesta con la forza distruttiva di una pentola a pressione… meglio lasciare sempre lo sfiato aperto in modo che esca in modo gestibile… ci sono persone invece che accumulano polvere da sparo, e poi, quando esplodono, sono distruttive come bombe…

Ci sono uomini perennemente arrabbiati, quelle con i lati della bocca rivolti sempre verso il basso, che hanno “assorbito” così tanta rabbia da parte di adulti che li hanno svalutati, denigrati, spesso picchiati, tanto che a volte non basta una vita intera per “scaricare” tutto quello che hanno accumulato, assorbito.

E poi ci sono uomini che nonostante abbiano conosciuto la rabbia decidono di non vivere sempre incazzati con qualcuno, che non vale la pena bruciare energie per un sentimento che serve sì a vivere ma a vivere male. Ci sono persone che trasformano e si trasformano per abbandonare la rabbia negativa e per direzionare l’energia che percepiscono magari nello sport, nella musica o nel lavoro oppure in un progetto entusiasmante.

Anche questo fa di un uomo un Uomo

 

La solitudine

uomo-e-natura1

Nel mio ultimo libro Questo è un uomo ho definito la capacità di stare da soli come il “termometro” della mascolinità: molti uomini infatti sentono il bisogno di continuo movimento, di essere sempre di corsa, sempre a “fare qualcosa”… mentre soltanto nel silenzio è possibile ascoltare e sentire, anche quello che affiora dal più profondo della nostra essenza, quell’interiorità che gli uomini fanno fatica a guardare, ad accogliere. Semplicemente non ne sono abituati.

Qualcuno ha definito i momenti di silenzio come un campo coltivato a maggese: lo sapevano bene i nostri nonni che le coltivazioni vanno fatte ruotare, ed uno spazio deve sempre rimanere vuoto, per riposare e “ricaricarsi”.

È proprio di quel vuoto che i maschi hanno assolutamente bisogno, quel vuoto che fa paura e mette a disagio, quell’angoscia che si mostra solo quando abbiamo il coraggio di guardare dentro l’abisso della nostra esistenza.

 

… e se tu scruterai a lungo in un abisso,

anche l’abisso scruterà dentro di te.

(Nietzsche).

 

Imparare a vivere da soli con sé stessi è una competenza importante, una solitudine che non è disprezzo ma amore per il mondo e le persone, che non è “rabbia elettiva” per cui sto lontano dalla gente perché sono arrabbiato con tutti, né “fragilità evitante” che mi impone di stare da solo perché le persone, con le loro richieste mi mettono a disagio.

È invece una solitudine consapevole, di chi ha capito che questa dimensione è davvero feconda perché una vera scelta, e non una coercizione, momenti che iniziano lasciando da parte il nostro smartphone, andando magari in un luogo dove wi-fi non ha nessun significato per connetterci invece con noi stessi, con la natura, e ritrovare la dimensione da cui siamo partiti, un tutt’uno con il mondo, e la storia.

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo

Uomini & Donne

image1

Fiumi di parole sono stati scritti sul complicato rapporto tra uomini e donne, da quelli “storici” come “gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” al meno conosciuto “perché non ci capiamo?”, tesi opposte e contrapposte si fronteggiano su posizioni arroccate e lontane, come guerre di posizione in cui non c’è mai un vincitore né un vinto.

Sembra non ci sia una soluzione, e probabilmente “la soluzione” non c’è… nonostante questo alcune riflessioni, questo si, vorrei condividere.

1) Ci sono aree d’incomprensione che, come complesse formule matematiche, nessuno capisce. Com’è possibile, ad esempio, per un uomo capire il misterioso rapporto delle donne con le scarpe o con le borse? e com’è possibile per una donna capire il rapporto di un uomo con le partite di calcio in tv e con il proprio “pisello” che in certi momenti svuota il cervello dal sangue e gli impedisce di usare la ragione?

2) Le coppie (etero o mono) si cercano e si riconoscono, ogni persona rappresenta in qualche modo la storia personale, le aspettative, i sogni, i desideri, le paure di ciascun individuo… un mix che crea benessere, a volte disagio e dolore… c’è sempre un motivo per cui (re)sto con una persona.

3) Il rapporto tra uomini e donne si può riassumere con alcune lettere dell’alfabeto. Ci sono coppie “A” che s’incontrano e lo stare assieme le unisce sempre più, coppie “Y” che una volta unite prendono strade che li allontanano inesorabilmente, coppie “H” che sono distanti e lo restano nonostante una relazione affettiva, coppie “I” persone che sono perfettamente sovrapposte, in un rapporto “fusionale” che non salvaguarda mai l’identità e le differenze…

4) Le aspettative creano spesso delusione: se mi aspetto un bacio, una carezza, un messaggio e questo non arriva provo tristezza… se non mi aspetto nulla, tutto ciò che “arriva” mi rende felice. Basta riuscire a stare bene anche senza… sembra facile.

5) Amare “nonostante” è la possibile soluzione per una relazione stabile, accettare il fatto che il nostro partner non può darci tutto ciò che desideriamo, né soddisfare tutti i nostri bisogni (affetto, vicinanza, sostegno ecc.). Noi lo amiamo comunque… nonostante tutto.

 

…nonostante tutto io ti ascolterò quando non parli, e
quando non mi guardi io ti vedrò lo stesso (P. Turci)

https://www.youtube.com/watch?v=j5Z16caM-gE

 

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo

Donne e Uomini – Lupo

lupo1

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia.                                                                

Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.        

Da “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés

 

Il tema del ritorno alla natura selvaggia, into the wild, è il percorso più diretto ed affascinante per ritrovare l’autenticità ed il senso della nostra esistenza.

Il mondo occidentale non ci aiuta, siamo oramai “animali addomesticati”, gatti e cani da appartamento, persone che si vestono e comportano “a modo”, con regole ed etichette che servono sì alla convivenza civile ma che anestetizzano inesorabilmente la nostra autentica natura, il “liberarsi delle emozioni”, il gridare a squarciagola e ridere fino a stare male, il bisogno di stare soli e lontano da tutti e tutto, il bisogno di qualcuno da stringere fino a soffocare, il desiderio di sesso primitivo e naturale.

L’uomo lupo è quanto di più naturale, primitivo ed autentico esista. Un uomo che incute paura e nel contempo attrae la “femmina” che abita in ogni donna: ciò che ci spaventa inevitabilmente ci attrae in una danza di vicinanza-lontananza ed un equilibrio sempre in qualche modo instabile ma che coinvolge i sensi e l’esistenza. Il lupo va nutrito, altrimenti prenderà in ostaggio la nostra essenza. Ce lo insegna S. Francesco, che nel famoso episodio del “lupo di Gubbio” scende a patti con l’animale e stabilisce con lui un accordo grazie al quale l’animale avrà diritto a nutrirsi delle pecore che i pastori vorranno donargli senza aggredire tutte quelle del gregge. Il lupo va nutrito, soprattutto con il ritorno alla natura, il contatto diretto con il bosco, la montagna cruda e fredda, con il mare con la sua dolcezza e violenza, con il silenzio che permette di ascoltare il dolore e la disperazione che abitano dentro noi.

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo