Archivi tag: mondo

Sè ideale e sè reale: quando il mondo ti crolla addosso…

La vicenda del promotore finanziario di Trento (ma si scoprirà presto che non era iscritto all’albo) che a marzo uccide i due piccoli figli e si suicida ha sconvolto una città e non solo.
Un enorme castello di carte è crollato lo stesso giorno in cui si sarebbe alzato il velo su una situazione ben diversa da come lui l’aveva costruita: l’ appuntamento dal notaio per l’acquisto di un attico del valore di 1,2 milioni di euro avrebbe messo fine ad un’escalation di menzogne.
Quei soldi Gabriele Sorrentino non li aveva, si vantava con la moglie di aver ottenuto guadagni importanti “giocando” in borsa con i soldi ottenuti dalla vendita di una casa dei suoceri e dal denaro prestato da amici e conoscenti in cambio di un 3% di interessi.
Tutto falso, il desiderio di arrivare in alto, del successo e dell’importanza che l’essere ricco davvero ti conferisce avevano sempre più allontanato in lui il sé ideale da quello reale.
Difficile ammettere cadute, errori ed ingenuità in una società che ti vuole performante e capace, difficile essere felici di ciò che si è se si è convinti che felicità è ciò che si ha.
Impossibile rinunciare al prestigio di una bella casa, di un’auto importante, di sentirsi ammirati da amici e conoscenti per le doti da “mago della finanza” se tutto questo serve a sostenere un’identità fragile, la convinzione di essere “non ok”, un piccolo ed insignificante uomo.
Non è un caso che Gabriele si è ucciso salendo in alto e cadendo nel vuoto per 150 metri, una caduta che riassume, nella sua tragicità tutte le volte che non ha voluto cadere come normalmente accade alle persone, agli uomini. Si cade ma non si resta a terra, ci si rialza per combattere.
Ha voluto portare con sé tutto ciò che poteva, un omicidio che intendeva forse proteggere i figli da un’esistenza che lui vedeva senza senso.
Rimane il dolore e la rabbia della moglie e della figlia sedicenne.
E a noi il desiderio di accettare le nostre fragilità…

 

M.C.

Un mondo al femminile: nella valle dello Yunnan

 

Immagina una società in cui il maschio è ai “margini” della famiglia e confinato a ruoli secondari. Sarà il futuro?

… In una piacevole valle nello Yunnan situata ai piedi dell’Himalaya ed abitata da un’antica comunità tribale di buddisti tibetani chiamata Mosuo tutto questo è addirittura normale: qui è la nonna che siede a capotavola mentre i suoi figli, maschi e femmine, vivono con lei, insieme ai figli delle sue figlie, seguendo la linea di sangue materno.

Qui le donne sono trattate alla pari rispetto agli uomini: entrambi, maschi e femmine, possono avere molti o pochi partner sessuali e non c’è giudizio morale; non ci sono famiglie nucleari come le intendiamo noi, ma famiglie estese che allevano i bambini e assistono gli anziani.

I bambini “appartengono” alle madri, mentre i loro padri biologici vivono nelle case della famiglia matriarcale con la loro madre, il matrimonio è un concetto estraneo ed i bambini sono “senza padre” per un motivo semplice: la società Mosuo non mette al primo posto la paternità.

Le regole sono chiare, come i ruoli e i compiti in cui femmine e maschi si distinguono e si impegnano per mandare avanti la comunità: le donne possiedono ed ereditano le proprietà, seminano le colture – si tratta, infatti, di una società agraria – e si occupano della famiglia, di  cucinare,  pulire e crescere i figli.

Gli uomini ci mettono a disposizione la loro forza fisica ed hanno il compito di arare, costruire o riparare le case, macellare gli animali, aiutare a prendere decisioni importanti ma l’ultima parola è sempre della capofamiglia donna anziana.

Dal punto di vista delle donne, che nella comunità Mosuo sono tutte single, la vita è incentrata sulla famiglia materna e sulla maternità che è venerata: è lo scopo della vita e se una donna non può avere bambini può comunque adottarne sia da una famiglia Mosuo estranea che da qualche cugina da parte materna.

Qualcosa però sta cambiando anche in questo fazzoletto di mondo per via dei turisti che hanno cominciato ad arrivare nei primi anni ‘90 insieme a strade asfaltate, un aeroporto e posti di lavoro. Per i giovani lo stile di vita tradizionale sta diventando obsoleto, con il lavoro arrivano i guadagni e la possibilità di incontrare altre persone al di fuori della società d’origine ed anche l’agricoltura sta cedendo il passo all’industria del turismo: è una società che sta cambiando all’interno di un Paese, la Cina, che sta mutando velocemente.

E mentre qualcuno profetizza che tra trent’anni la Comunità Mosuo non ci sarà più, altri (ed altre) prevedono (sperano?) che questo modello diventi la “normalità”.

(liberamente tratto da “business insider Italia”)

M.C.