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You can be woman just for one day

Provare ad essere una donna, anche solo per un giorno… ci hai mai pensato?
Ecco alcune risposte date al sito “Oltreuomo” dai maschi intervistati. E tu? Che faresti?

1. Sperimenterei sulla mia pelle cosa significa non capire me stessa.
2. Penso che avrei freddo.
3. Indosserei tutti i tipi di reggiseno per capire la differenza tra coppa, sportivo, push up, eccetera.
4. Andrei a parlare con le mie amiche e chiederei cosa davvero pensano di me
5. Offrirei da bere ai ragazzi nei locali per fottere il “sistema”.
6. Proverei a fare comunque la pipì in piedi
7. Sperimenterei nuovi tipi di ansia che non so gestire e sarebbe il giorno più difficile della mia vita.
8. Proverei vertigini scrutando nella profondità della mia mente
9. Sarei sconvolto dalla quantità di ragionamenti che riesco a fare su ogni piccolo avvenimento, scoprirei cose che, da uomo, neppure sapevo esistessero
10. Ma perché ogni volta che vedo un bimbo mi emoziono?
11. Capirei che le donne hanno una visione molto diversa rispetto agli uomini nei confronti della bellezza e del fascino dell’altro sesso
11. Arriverei alla sera stanchissima per tutte le preoccupazioni che mi assalgono
12. Se diventassi donna per un giorno e in quel giorno mi venissero le mestruazioni mi girerebbero di brutto.
13. Se diventassi donna per un giorno l’unica cosa che vorrei sarebbe ritornare uomo.

M.C.

Cosa sappiamo sulle donne???

Cosa dobbiamo assolutamente sapere sulle donne:

La vita si impara, giorno dopo giorno, con un manuale di istruzione sempre troppo scarno e che non contempla mai ogni avvenimento che ci accade. Dovremmo vivere due o più vite per sapere cosa era meglio fare o scegliere quel giorno oppure in quel momento…
Rispetto al femminile poi… potremmo scrivere una Treccani dall’anno della fondazione fino al prossimo millennio, eppure riusciamo a dire poco, troppo poco, ed ogni uomo poi commette con le donne gli stessi errori da generazioni fino ad Adamo.

Proviamo a riassumere quelle poche cose che abbiamo o dovremmo aver imparato sulle donne.

1) Una donna sarà sempre davanti a te. Per quanto tu sia agile come una faina e furbo più di una volpe, quando lo hai pensato, lei lo ha già elaborato cento volte, e se vedi una donna dietro di te, significa che è così avanti che ti sta doppiando. “Quindi, regola n°1: mai pensare di arrivarci prima di una donna.
2) NON LA PUOI CAPIRE! Smettila di spremerti quei due neuroni, non puoi capire ciò che neppure al buon dio è incomprensibile, accettala per come è senza darti spiegazioni semplicemente perché spiegazioni non ce ne sono! Se vuoi fare un tentativo, fai finta di capire una donna come fingi di comprendere la formula e=mc2 .
3) La sua memoria batte la tua 6 a 0! Ogni cosa che le accade diventa automaticamente “salva col nome” e verrà archiviata nel suo cervello da 1000 terabyte per essere usata contro di te in qualsiasi momento.
4) Lei non è come te e non può neppure comprenderti fino in fondo, ma stai sicuro che capisce più lei di te che tu di te… Quindi: non vive le situazioni come te, non sente quello che senti tu, è diversa… è chiaro stò fatto?
5) Le sue profondità psicologiche, dell’anima e di ragionamento curvano lo spazio e vanno oltre la dimensione spazio-temporale. Lei arriva dove tu neanche riesci a guardare. Lo so che è un casino quando ti fa dei discorsi che non capisci o a cui non sai rispondere. Un suggerimento? Fingiti morto.
Non ci sono soluzioni vero? No, e neppure indicazioni o uscite di emergenza. Ma così è, se ti pare.

M.C.

L’uomo Narciso

Il “narciso” è una tipologia di maschio piuttosto diffusa, che sta trovando molto seguito nel maschio di questi decenni, è il “prodotto degenerato” della femminilizzazione del maschio e della società occidentale. Possiamo in qualche modo definirlo l’antitesi del guerriero, dell’uomo proiettato all’esterno e che combatte per valori come la libertà, la giustizia, la sopravvivenza.

Il Narciso è un uomo indubbiamente affascinante, molto seduttivo, è presente e coinvolgente, un uomo che si (pre)occupa per la donna che ama (?)…. Facile cadere nelle sue spire e sentirsi una privilegiata, una principessa, una donna al centro dell’attenzione. Peccato che in realtà il Narciso vede sempre se stesso riflettuto nelle persone che incontra, negli oggetti che sono parte di sé, che sono sé e dai quali non riesce ad allontanarsi.

Facile riconoscere un uomo che ha una parte “bambino” ancora molto presente e prepotente, il bambino che vuole tutto per sé, che vuole tutto e subito, che è al centro del suo mondo, che non è in grado di entrare in empatia con le persone, di condividere, di percepire qualcosa che non senta lui, dove il suo sentire è l’unico che conta.

Accettabile fino agli otto anni…. Dopo no.

Il Narciso annulla psicologicamente le donne che ama, fa in modo che pensino come lui, che lo adorino, che non possano fare a meno di lui, che dipendano da lui, costruisce un mondo perfetto con un ego grande come un pianeta dove lui, moderno “re sole” è al centro dell’universo: non sono ammesse amicizie al di fuori di lui, non sono permessi pensieri che non condivida, non sono tollerabili decisioni che non vengano da lui, che tutto sa, che tutto conosce, che tutto prevede.

Il narciso addormenta la mente, le forze e soprattutto l’autonomia delle donne che frequenta, beninteso più di una perché l’adorazione non è mai troppa, i “like” mai sufficienti, i “mi piaci” indispensabili come battiti cardiaci.

Ebbene, se qualche uomo si riconosce in questa descrizione è invitato a nascondere, almeno per una settimana gli specchi di casa. E di farlo ora.

Se una donna riconosce in questo articolo l’uomo che frequenta o con cui abita è caldamente invitata a spegnere immediatamente il computer e di prendere una valigia, infilare quelle poche cose che sono necessarie e di mettere tra lei ed il Narciso una distanza raggiungibile solo dopo cento anni luce di viaggio. Solo così potrà salvarsi e ricominciare a vivere.

Il narciso… se lo conosci, lo eviti!

Mauro Cason.

Il dettaglio che conta

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Uomini e donne guardano e si guardano in modo differente. Non tratteremo qui la prospettiva femminile lasciandola ai commenti delle lettrici, mentre ci soffermeremo su quella maschile, a noi più familiare…

Il mondo occidentale ha veicolato ed addomesticato l’istinto con l’uso delle buone maniere; siamo una società di persone perbene che ha dimenticato il rapporto con la natura e la nostra profonda essenza di maschi, ce ne siamo pericolosamente allontanati, la consideriamo sbagliata, inappropriata.

Quando rimuoviamo ciò che appartiene alla nostra autentica identità andiamo contro la nostra natura e questo provoca disagio, tensioni profonde, come fa il sottosuolo quando accumula energia che poi spigiona con terremoti… sempre distruttivi.

Non ascoltarci e capirci ci fa male, a volte quando lo facciamo sentiamo una tristezza ed un’angoscia di fondo a cui non sappiamo dare un nome e  che cerchiamo di “coprire” con il rumore ed il movimento: il lavoro, gli amici, le donne. Siamo quindi sempre di fretta, sempre a fare qualcosa, sempre con un obiettivo da raggiungere.

Ma quando, nel silenzio facciamo spazio alla nostra natura autentica, all’energia ed al desiderio che sentiamo non possiamo che chiamarlo per nome e chiamare per nome significa fare proprio, dargli uno spazio ed un significato.

Non è un caso che Dio nel paradiso terrestre abbia chiesto ad Adamo di dare un nome agli animali ed alle piante, non è un caso che noi genitori decidiamo il nome dei nostri figli… dare il nome significa dare dignità di esistenza, significa mettere un sigillo che ci lega indissolubilmente a quella persona, alle emozioni che sentiamo, a ciò che indissolubilmente ci appartiene.

L’intensità e la potenza dell’energia e del desiderio è ciò che contraddistingue il maschio dalle femmine… gli uomini sono programmati per penetrare, lo sentono come un richiamo lontano, un’onda che ti travolge e trascina.

La vista è, per i maschi, la porta principale di accesso al mondo, soprattutto quello dell’eros, ma anche il profumo unico e straordinario della sua pelle, il suono della sua voce… lei è unica ed un uomo ama l’unicità di una donna (o di un altro uomo) senza desiderare altro rispetto a quello che è oggi… l’incontro autentico e potente avviene tra due anime che attraversano il corpo e si sfiorano.

Anche questo fa di un uomo un Uomo

 

 

 

 

Padri assenti – II° parte

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Gli uomini del nuovo millennio hanno una profonda nostalgia del maschile, di qualcuno che porti ordine alla loro vita: un’esistenza che sentono contraddittoria, fragile, senza punti di riferimento, senza una “mission” ed una “vision”.

Gli psicologi la definiscono sindrome di Telemaco, dal nome del figlio di Ulisse che per anni ha atteso con ansia il ritorno del Padre, un uomo forte e coraggioso che riporti ordine e regole in un regno comandato dai “Proci” i 108 giovani nobili di Itaca e dei territori vicini che aspiravano al trono di Ulisse contendendosi la mano di Penelope, sposa del re con “l’effetto collaterale” di anestetizzare la mascolinità del figlio.

Gli uomini oggi non hanno punti di riferimento, valori per cui combattere e forse morire, non sanno più qual è il proprio ruolo in una società, almeno quella occidentale, sempre più “femminilizzata” che chiede agli uomini di essere compagni affettuosi e comprensivi, padri amorevoli e presenti, amanti originali e prestanti, professionisti affermati. Come è possibile soddisfare queste aspettative ed essere sempre all’altezza della situazione e delle aspettative che ho con me stesso e quelle che percepisco arrivarmi dalla società e del mondo femminile? Difficile. Molto.

Gli uomini del nuovo millennio, contrariamente a quanto avvenuto fino agli ultimi decenni hanno iniziato a guardarsi dentro, ad essere introspettivi e a (ri)trovare questi aspetti di sé di cui non erano abituati, emozioni come la paura ed il dolore che hanno sempre allontanato “corazzandosi” con un forte distacco da ciò che sentono. Tutto ciò che non percepisco non esiste… semplice, no?

Non vorrai mica piangere vero? Non sei una femminuccia! Queste (ed altre) ingiunzioni spesso possono determinare una decisione importante nel bambino: “non ascolterò le mie emozioni, io sono un maschio e voglio essere (dimostrare di essere) forte”. I maschi sono così.

Oggi gli uomini possono permettersi di essere fragili e deboli, ma sono sensazioni a cui non sono abituati, emozioni che rischiano di prendere il sopravvento sulle insicure personalità dei maschi, come vento che può dispiegare le vele e portare la nave al largo oppure far incagliare e distruggere la stessa nave se non è guidata da un marinaio esperto.

Anche la depressione, che viene “spacciata” per malattia (con i ringraziamenti delle case farmaceutiche) ma che in realtà può essere considerata un forte segnale di disagio, sta diventando compagna di viaggio dei maschi mentre fino a qualche decennio fa era prerogativa delle donne, da sempre abituate ad ascoltarsi, ad essere empatiche, a sentire il dolore e la paura, la rabbia implosiva e le ingiunzioni di una società che le vuole sempre “brave e composte”.

Gli uomini oggi “navigano a vista” e si sentono spesso come marinai in mezzo all’oceano senza punti di riferimento, quando i fari della terraferma sono troppo lontani e le stelle sono coperte da spesse nubi.

 

 

Le unioni civili omosessuali

Wedding cake topper and flowers

Tra qualche anno le unioni civili omosessuali saranno un evento “normale”

Le unioni civili omosessuali sono una realtà che sta diventando sempre più concreta e comune. Se ne (s)parla molto in questi ultimi mesi, questo tema ha diviso l’opinione pubblica come sempre accade per i cambiamenti in ambito sociale, morale, di diritti.

Tra qualche anno le unioni civili omosessuali saranno un evento “normale”, sarà inevitabile essere invitati al “matrimonio” di due amici o amiche che si amano, saranno eventi quotidiani come ci sembra oggi normale il divorzio (da poco anche breve), l’interruzione volontaria di una gravidanza e tutte le conquiste sociali legati ai diritti fondamentale sanciti dalla carta dei diritti fondamentali scritta nel 1948, dove all’art. 1 leggiamo che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e al secondo che “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica…”

Ci sono diverse teorie che cercano di spiegare perché le persone nascono o diventano omosessuali, ma probabilmente questo in fondo non ha più importanza, l’omosessualità non è una malattia né una “devianza” bensì una condizione personale di vivere la propria sfera affettiva; gli omosessuali non sono uomini di “serie b” o “diversi” e la mascolinità non è certo prerogativa degli eterosessuali ma si manifesta con modalità ed atteggiamenti “trasversali”, come nel lottare per valori che si ritengono fondamentali, nel prendersi cura di…, nella capacità di dare e ricevere amore, tutti aspetti che vanno ben al di là delle preferenze sessuali. L’ostentazione di una mascolinità fatta di muscoli e potere, conquiste sessuali e dominio sono l’evidente espressione di una difficoltà nel vivere il proprio ed autentico maschile, che non ha bisogno di “mostrarsi” per dire al mondo che esiste…

La storia ci insegna che vi sono innumerevoli omosessuali coraggiosi e guerrieri, come Harvey Milk oppure Alan Turing, artisti come Michelangelo, e poi Lorenzo il magnifico, Papi e poi…

Quando gli uomini e le donne non saranno più etichettati per le loro preferenze sessuali e divisi in omo oppure etero ma considerati persone, l’umanità avrà fatto un importante scelta di uguaglianza.

 

Anche questa consapevolezza fa di un uomo un Uomo…