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C’è qualcosa di nuovo, nell’aria…

Sta accadendo qualcosa di straordinariamente nuovo, un “salto quantico” rispetto all’universo del maschile: sono quelle consapevolezze che cogli dai piccoli dettagli, da qualcosa che accade e che, inevitabilmente cambia definitivamente le cose, le prospettive, come quando cammini in montagna e salendo vedi più in là, come quando raggiungi nuove consapevolezze e nulla può essere più come prima…
Ho tenuto in questi giorni un ciclo di incontri presso un Liceo sul tema delle dinamiche relazionali tra genitori e figli: sono stati incontri di crescita reciproca, serate piacevoli, in cui si è respirata un’aria positiva, nell’ottica di voler capire.
Ciò che di nuovo è accaduto è stata la partecipazione dei padri, uomini che desiderano essere profondamente protagonisti della paternità, consapevoli che il loro è un ruolo insostituibile, che un padre assente o distante causa un profondo disagio nei figli, ragazzi che spesso impiegano poi molti anni per “liberarsi” da una figura che hanno mitizzato (in positivo o negativo) per non averla mai incontrata davvero, per non averla mai “interiorizzata”.
I fiumi, anche se pieni di acqua fredda e pericolosa vanno attraversati, ed è questo l’unico modo per andare oltre: bagnarsi, nuotare, e raggiungere davvero l’altra sponda del fiume.

Rimanere sulla riva, stare fermi significa guardare il mondo da una solo prospettiva, aspettando invano che qualcuno ci venga a prendere e ci porti al di là, ma essere uomini significa attraversare il “padre”, introiettarlo e farlo nostro, vivere la mascolinità con i nostri valori e gli obiettivi che ci poniamo… come uomini. Nessuno può vivere al posto nostro, nessuno ti può più sostenere come accadeva da bambino ed i tuoi genitori rispondevano ad ogni bisogno.
Hai avuto, ora devi dare.

Grazie Uomini per la vostra presenza e partecipazione agli incontri.

È la giusta strada, percorriamola.

M.C.

Sè ideale e sè reale: quando il mondo ti crolla addosso…

La vicenda del promotore finanziario di Trento (ma si scoprirà presto che non era iscritto all’albo) che a marzo uccide i due piccoli figli e si suicida ha sconvolto una città e non solo.
Un enorme castello di carte è crollato lo stesso giorno in cui si sarebbe alzato il velo su una situazione ben diversa da come lui l’aveva costruita: l’ appuntamento dal notaio per l’acquisto di un attico del valore di 1,2 milioni di euro avrebbe messo fine ad un’escalation di menzogne.
Quei soldi Gabriele Sorrentino non li aveva, si vantava con la moglie di aver ottenuto guadagni importanti “giocando” in borsa con i soldi ottenuti dalla vendita di una casa dei suoceri e dal denaro prestato da amici e conoscenti in cambio di un 3% di interessi.
Tutto falso, il desiderio di arrivare in alto, del successo e dell’importanza che l’essere ricco davvero ti conferisce avevano sempre più allontanato in lui il sé ideale da quello reale.
Difficile ammettere cadute, errori ed ingenuità in una società che ti vuole performante e capace, difficile essere felici di ciò che si è se si è convinti che felicità è ciò che si ha.
Impossibile rinunciare al prestigio di una bella casa, di un’auto importante, di sentirsi ammirati da amici e conoscenti per le doti da “mago della finanza” se tutto questo serve a sostenere un’identità fragile, la convinzione di essere “non ok”, un piccolo ed insignificante uomo.
Non è un caso che Gabriele si è ucciso salendo in alto e cadendo nel vuoto per 150 metri, una caduta che riassume, nella sua tragicità tutte le volte che non ha voluto cadere come normalmente accade alle persone, agli uomini. Si cade ma non si resta a terra, ci si rialza per combattere.
Ha voluto portare con sé tutto ciò che poteva, un omicidio che intendeva forse proteggere i figli da un’esistenza che lui vedeva senza senso.
Rimane il dolore e la rabbia della moglie e della figlia sedicenne.
E a noi il desiderio di accettare le nostre fragilità…

 

M.C.

Così eravamo…

Eravamo sempre soldati

e guerrieri

nei giochi di bambini.

Situazioni fantastiche eppure

così vere nei divertimenti

dei nostri giorni assolati.

E giocare tutto il giorno sul prato,

e bere l’acqua fresca dei ruscelli,

mangiare le more dai gelsi

e rubare le ciliegie.

Giorni cari andati e rimasti dentro.

Il richiamo del pranzo

interrompeva solo per un’ora

il correre a perdifiato

tra l’erba più alta di noi,

con la fionda e le pistole,

come gli eroi dei fumetti.

Dentro ogni maschio

c’è ancora e da qualche parte,

quel bambino che era,

un uomo alla ricerca di (ri)trovare

il senso chiaro delle cose

e di questa esistenza.

M.C.

Vincere o divertirsi

Qualche giorno fa ho accompagnato mia figlia in palestra per “giocare a basket” . In realtà, visto la tenera età dei bambini (circa sei anni), l’allenatrice li fa divertire con giochi propedeutici e con grande gioia dei piccoli. Uno dei giochi di quel pomeriggio consisteva nel muoversi in modo casuale correndo all’interno del campo ed al fischio saltare dentro uno dei cerchi disposti per terra casualmente. La quantità dei cerchi era di un numero inferiore a quello dei bambini, per cui ad ogni turno un bambino rimaneva “fuori” e si sedeva in panchina a tifare per gli altri rimasti in gara.

I genitori presenti guardano attenti, divertiti, senza giustamente intervenire. Ma non lei, la mamma di Lucia, che suggerisce alla figlia di stare sempre vicino ad un cerchio in modo che al fischio possa entrarci velocemente e rimanere così in gioco. Gli altri bambini si muovono quindi come da indicazioni, lei invece no e cammina piano attorno al cerchio di plastica.

Sicuramente la mamma lo fa per “aiutare” la figlia, per insegnarle i “trucchi della vita” e vincere. Evidentemente per la madre vincere è davvero importante, più di giocare e divertirsi, perché ritiene che si sta bene solo se si vince, se si arriva prima degli altri, utilizzando la nostra intelligenza, utilizzando dei trucchi…
Quando Lucia all’ultimo “giro” viene superata da Manuel ed entra nel cerchio per seconda capisce di aver perso e scoppia in un doloroso pianto. Va dalla mamma che la consola, senza rendersi conto che i messaggi che con quel comportamento sono arrivati alla figlia potrebbero essere:
1)se io (madre) non ci sono non sei in grado di giocare, ti dico io come fare per…
2)l’importante è vincere, solo vincendo ci si diverte
3)se vuoi vincere devi farti furba… a scapito degli altri
4)perdere è davvero un dramma

Troppe volte noi genitori proiettiamo sui figli le nostre aspettative, le frustrazioni, le delusioni, chiedendo loro che siano, in qualche modo, il nostro riscatto, al nostra seconda opportunità.

Ma è la loro vita, non la nostra.

I bambini ci guardano.

M.C.

Buone feste!

Auguri a tutti quegli uomini e a quelle donne che odiano le feste, che non hanno qualcuno con cui stare bene né in questi né in tutti gli altri giorni dell’anno.

A quelli che non si sentono amati e che desiderano fortemente alcuni momenti di tenerezza, e carezze, e braccia calde che ti sostengono… anche solo per un po’.

Agli uomini ed alle donne cui soprattutto in questi giorni manca qualcuno che non c’è più, che vorrebbero tornare bambini per rivedere un adulto significativo, che possa raccontare ancora quella storia che ci piaceva tanto… ancora una volta.
Alle persone per cui l’amore è sempre altrove, che vagano alla ricerca di qualcosa che non trovano soprattutto dentro sé, cresciuti con adulti anafettivi che non hanno piantato nel loro cuore il seme della speranza, dell’accettazione incondizionata, della fiducia, dell’autostima…
Infine e soprattutto ai bambini che non riceveranno alcun dono, lontani dallo show del Natale, che lottano per sopravvivere e che non hanno un luogo sicuro dove poter stare, che il nostro pensiero ed il nostro abbraccio arrivi soprattutto in tutti gli altri giorni dell’anno.

Lettera a Gesù bambino

Un tempo, quando non esisteva Babbo Natale, era Gesù Bambino a portare i doni, e ce n’erano per tutti, per chi era buono e per chi proprio buono non era, ma lo prometteva. Ma si sa, i bambini sono tutti buoni.

Oggi vorrei scrivere io, come padre, una lettera natalizia al mio bambino, o bambina, che sia.

In realtà, figlio mio, in qualche modo i regali me li fai tu, ogni giorno, quando mi guardi con quegli occhi puliti e sinceri e mi ami di un amore incondizionato. Lo so che crescendo non sarà più così, che ci saranno momenti difficili tra noi, e tensioni, ed incomprensioni, e silenzi. Ma oggi no, oggi ti esprimi e racconti come solo un bambino può fare: mi vedi grande, forte ed importante anche se io mi sento fragile ed inadeguato. Sentirmi un campione ed un eroe anche solo per te mi fa stare davvero bene… sai, la vita non è sempre facile, ci sono giorni difficili e momenti in cui le salite sembrano non finire mai, ma tu, con le tue piccole mani cerchi le mie, nella consapevolezza che io posso essere un rifugio, un “forte” dove rinchiudersi quando fuori infuria la battaglia. Ed io voglio esserlo, un luogo sicuro dove trovare amore e comprensione, stima e carezze, in modo che tu possa ripartire, ed andare lontano, lontano anche da me, nella consapevolezza che un giorno non avrai più davvero bisogno di me: quel giorno sentirò di essere padre, e guarderò con un sorriso ed una lacrima segreta il tuo andare con gambe forti ed una bussola per orientarti.

È questo ciò che devo fare, perché un uomo sa quasi sempre, dentro sé, ciò che è giusto e che non è giusto fare, sente che non é corretto scappare dalle proprie responsabilità, dalla propria missione.

Grazie per questo amore incondizionato, che va ben al di là del lavoro che faccio e dei soldi che guadagno, che supera ogni aspetto fisico, ogni mio disagio ed angoscia, perché per te io sono il miglior padre del mondo.

Grazie, Bambino, per i regali che mi porti a Natale, ed ogni giorno.

Tuo, padre.

 

Mauro Cason

Storie di tutti i giorni – Ovvero………

….. quante storie sbagliate dobbiamo vivere prima di trovare l’amore

Bella domanda, alzi la mano chi sarebbe in grado di dire cos’è l’amore, che cosa davvero vuole dall’Amore.

Per gli uomini quella “cosa” chiamata amore è qualcosa di complicatamente semplice… cercare una donna, trovare una donna, ma la donna giusta….. proprio quella giusta!

Invito, a tal proposito a guardare il breve e simpatico intervento del comico Diego Parassole relativamente alle caratteristiche che dovrebbe avere la donna giusta dal punto di vista degli uomini https://www.youtube.com/watch?v=pBiKolapWVo&t=8s

Perché in fondo ad ogni storia corrisponde una donna, e tutte queste storie di solito rimangono nel cuore di un uomo, che guarda a queste donne con rabbia, o rimpianto, o tristezza, o senso di gratitudine: ci sono donne che ti fanno stare davvero bene e che tieni nel cuore tutta la vita.

Idealmente (sostiene Parassole) la donna giusta è quella dolce, tenera, che ti coccola, che sa quando tacere (spesso) e quando parlare, che sa capirti ed apprezzarti, farti ridere, ma che si fa anche i cazzi suoi, che ti lascia in pace, che si entusiasma per le dimensioni del tuo pene (mentendo spudoratamente), che applaude ai tuoi goal alla partita di calcetto con gli amici con la stessa eccitazione di quando sei in mutande canotta e calzini bianchi, una donna che odia i superdotati ed i preliminari, che ama gli eiaculatori precoci e le temporanee impotenze, che va pazza solo e sempre per te, è simpatica, giocherellona, moglie madre e giustamente troia.. Il comico dice quindi che la donna giusta per gli uomini è senza dubbio una schizofrenica, una via di mezzo tra madre Teresa e Sharon Stone, come dire una santa con il saio, ma senza le mutande sotto…

 

Ci sono uomini sempre alla ricerca di storie, convinti che solo la prossima sarà quella giusta, altri che desiderano vivere solo la “magia” dei primi incontri e delle settimane iniziali, che odiano la quotidianità o la promiscuità di uno spazzolino nuovo in bagno o della tavoletta del water sempre abbassata. Altri che vanno alla ricerca di una principessa da adorare, o di una madre che li accudisca ed ami incondizionatamente. Gli uomini e l’amore… cosa ne pensi