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C’è qualcosa di nuovo, nell’aria…

Sta accadendo qualcosa di straordinariamente nuovo, un “salto quantico” rispetto all’universo del maschile: sono quelle consapevolezze che cogli dai piccoli dettagli, da qualcosa che accade e che, inevitabilmente cambia definitivamente le cose, le prospettive, come quando cammini in montagna e salendo vedi più in là, come quando raggiungi nuove consapevolezze e nulla può essere più come prima…
Ho tenuto in questi giorni un ciclo di incontri presso un Liceo sul tema delle dinamiche relazionali tra genitori e figli: sono stati incontri di crescita reciproca, serate piacevoli, in cui si è respirata un’aria positiva, nell’ottica di voler capire.
Ciò che di nuovo è accaduto è stata la partecipazione dei padri, uomini che desiderano essere profondamente protagonisti della paternità, consapevoli che il loro è un ruolo insostituibile, che un padre assente o distante causa un profondo disagio nei figli, ragazzi che spesso impiegano poi molti anni per “liberarsi” da una figura che hanno mitizzato (in positivo o negativo) per non averla mai incontrata davvero, per non averla mai “interiorizzata”.
I fiumi, anche se pieni di acqua fredda e pericolosa vanno attraversati, ed è questo l’unico modo per andare oltre: bagnarsi, nuotare, e raggiungere davvero l’altra sponda del fiume.

Rimanere sulla riva, stare fermi significa guardare il mondo da una solo prospettiva, aspettando invano che qualcuno ci venga a prendere e ci porti al di là, ma essere uomini significa attraversare il “padre”, introiettarlo e farlo nostro, vivere la mascolinità con i nostri valori e gli obiettivi che ci poniamo… come uomini. Nessuno può vivere al posto nostro, nessuno ti può più sostenere come accadeva da bambino ed i tuoi genitori rispondevano ad ogni bisogno.
Hai avuto, ora devi dare.

Grazie Uomini per la vostra presenza e partecipazione agli incontri.

È la giusta strada, percorriamola.

M.C.

You can be woman just for one day – Parte due

Provare ad essere una donna, anche solo per un giorno… ci hai mai pensato? Che faresti? Ti va di condividerlo? Eccoti alcuni suggerimenti che sono arrivati dai lettori…

  1. Vorrei essere incinta e provare, anche solo per un giorno, ad avere mio figlio dentro me.
  2. Andrei fuori di testa tra lavoro, figli, marito, le mille incombenze.
  3. Darei un bel pugno a quello che ci prova: se non mi va non mi va, ci vuole tanto a capirlo?
  4. Vorrei fare l’amore con un uomo per capire cosa si prova a stare dall’altra parte, ma credo non ce la farei. Potrei optare per una sana masturbazione e farmi per lo meno un’idea.
  5. Capirei come si fa a scorreggiare senza far rumore.
  6. Mi farei offrire da bere fino quasi ad ubriacarmi.
  7. Mi farei offrire il pranzo da un corteggiatore seriale mandandolo poi in bianco.
  8. Entrerei in un negozio e sceglierei un vestito in cinque secondi, questo per dimostrare ai commessi che il mondo è cambiato.
  9. Riuscirei (forse) a capire perché le donne ci mettono un tempo che agli uomini pare infinito per truccarsi.
  10. Sceglierei i vestiti dal mio armadio con la consapevolezza che non so cosa mettermi visto che ne ho in abbondanza e non perché “non ho niente da mettermi”.
  11. Capirei cosa si prova ad avere il ciclo (se, per sfortuna, proprio quel giorno mi arrivasse).
  12. Potrei incazzarmi con la scusa che mi deve arrivare il ciclo.
  13. Direi al mio partner che proprio stasera no, non ho voglia di fare l’amore, giusto per provare, almeno una volta nella vita, a dire di no ad un rapporto… oh yeah!

14. Ed infine… confermo, se diventassi donna per un giorno l’unica cosa che vorrei sarebbe ritornare uomo…

M.C.

You can be woman just for one day

Provare ad essere una donna, anche solo per un giorno… ci hai mai pensato?
Ecco alcune risposte date al sito “Oltreuomo” dai maschi intervistati. E tu? Che faresti?

1. Sperimenterei sulla mia pelle cosa significa non capire me stessa.
2. Penso che avrei freddo.
3. Indosserei tutti i tipi di reggiseno per capire la differenza tra coppa, sportivo, push up, eccetera.
4. Andrei a parlare con le mie amiche e chiederei cosa davvero pensano di me
5. Offrirei da bere ai ragazzi nei locali per fottere il “sistema”.
6. Proverei a fare comunque la pipì in piedi
7. Sperimenterei nuovi tipi di ansia che non so gestire e sarebbe il giorno più difficile della mia vita.
8. Proverei vertigini scrutando nella profondità della mia mente
9. Sarei sconvolto dalla quantità di ragionamenti che riesco a fare su ogni piccolo avvenimento, scoprirei cose che, da uomo, neppure sapevo esistessero
10. Ma perché ogni volta che vedo un bimbo mi emoziono?
11. Capirei che le donne hanno una visione molto diversa rispetto agli uomini nei confronti della bellezza e del fascino dell’altro sesso
11. Arriverei alla sera stanchissima per tutte le preoccupazioni che mi assalgono
12. Se diventassi donna per un giorno e in quel giorno mi venissero le mestruazioni mi girerebbero di brutto.
13. Se diventassi donna per un giorno l’unica cosa che vorrei sarebbe ritornare uomo.

M.C.

Maschile nel femminile

Le categorie “maschile e femminile” sono oggi molto meno distinte (e distanti) rispetto ai decenni passati. I ruoli sono maggiormente “intercambiabili”, le identità sessuali più consapevolezze personali che non sociali, le differenze di genere hanno una ancora non ben definita sovrastruttura sociale, in una “mescolanza liquida” tra biologia, psicologia e sociologia.
Il maschile infatti non appartiene più, di diritto, agli uomini.
Rimangono delle differenze più o meno marcate in alcuni aspetti, ad esempio uomini e donne hanno un sentire, un percepire ed un vivere le situazioni molto differente: la parte femminile è più abituata (e capace) ad analizzare e vivere i differenti stati emozionali (sia propri che altrui) mentre la parte maschile è maggiormente orientata al fare più che all’ascoltare (ascoltarsi) e questo gli permette di soffrire meno. Di fronte ad una situazione problematica i maschi cercano una soluzione che li tragga quanto prima fuori da questo “impiccio” mentre le donne sono più orientate a capirne i motivi, ad analizzarli, a viversi il disagio di questa situazione.
Ecco che, quando desiderano evitare la sofferenza, le persone attivano la “modalità” maschio, che permette loro di non ascoltare il dolore che spesso viene da lontano, un dolore che crea disagio e causa sofferenza. Il maschile, nel femminile, ha quindi anche il compito di allontanare le donne da situazioni che sono state vissute con grande sofferenza, situazioni che si ripresentano magari dopo molti anni con la stessa intensità di allora, (da punto di vista psicologico il tempo è davvero relativo), e che impediscono di essere serene. Il “qui e ora” è continuamente influenzato (contaminato) dal “lì e allora”.
Le donne con un maschile accentuato, spesso hanno un passato difficile, fatto di amore non corrisposto verso i caregiver, fatto di anaffettività, di adulti incapaci di accudire, di offrire protezione e sostegno. Corazzarsi con il maschile diventa allora una soluzione per proteggersi dalle tempeste emozionali che salgono dal di dentro e dalle persone che ci possono ferire, dalla mancanza di amore rispetto al passato e dal dolore del presente. Può essere una “modalità” che dura qualche tempo, oppure svariati anni, porte chiuse in cui non entra il freddo inverno ma neppure, purtroppo, il tiepido sole della primavera che fa sbocciare nuovi fiori.

M.C.

 

Gli uomini che vorrei!

8 marzo. Festa in cui molto verrà detto e scritto relativamente all’universo femminile ed ai numerosi temi che vi “ruotano attorno”.

Ci sono stati molti passi in avanti, altri restano da fare. Qualcuno ha detto che sarà davvero festa quando non ci sarà più bisogno di una festa della donna, tant’è che non esiste un giorno dedicato dell’uomo.

I “passaggi culturali” e le conquiste sociali avvengono più per passaparola che per decisioni calate dall’alto, le rivoluzioni sono quasi sempre partite dal basso, spesso dalle donne, quelle di oggi “si raccontano” rispetto ai cambiamenti che desiderano per loro, rispetto alle persone che vorrebbero essere.

Tocca a noi, maschi, dirci quali sono gli uomini che vorremmo (essere)…

Gli uomini che vorrei guardano più fuori che dentro di sé, passano dal “io voglio” all’ “abbiamo bisogno”, come coppia, come genitori, come cittadini.

Gli uomini che vorrei rinunciano ad un’ora di palestra per andare con il proprio figlio al parco giochi e tutto questo non è un “peso” ma una scelta.

Gli uomini che vorrei non hanno paura del diverso, dell’omosessuale, del disadattato: sanno che l’inclusione e non l’esclusione fanno di una persona un cittadino.

Gli uomini che vorrei non hanno come scopo principale dell’esistenza “fare tanti soldi”, convinti che all’altare del denaro si può sacrificare qualsiasi regola, valore o persona.

Gli uomini che vorrei hanno deciso di dare voce alle proprie emozioni, anche alla paura, al dolore: non hanno timore di mostrarsi fragili e di manifestare il disagio nel sentirsi inutili, incapaci… capita e ci passiamo tutti.

Gli uomini che vorrei non lasciano che le cose accadono, ma le fanno accadere: non si aspettano che qualcuno faccia qualcosa per loro, ma sono i primi a stringere una mano, a dare un abbraccio, a regalare un sorriso.

Gli uomini che vorrei non giudicano una donna per il suo modo di vestire, non giustificano mai i soprusi verso i bambini, le persone più fragili, non sono convinti di essere un “concentrato di perfezione”.

Gli uomini che vorrei se vengono lasciati si pongono delle domande e non diventano stalker.

Gli uomini che vorrei non sono gelosi delle figlie femmine.

Gli uomini che vorrei non giudicano puttana una donna che non vuole uscire con loro, o una che frequenta un ragazzo più giovane, o più uomini contemporaneamente o…

Gli uomini che vorrei non aiutano nelle faccende di casa, ma si sentono ugualmente responsabili delle pulizie, come dell’educazione dei figli, sono convinti che non ci sono occupazioni tipiche femminili ed altre maschili.

Gli uomini che vorrei…

M.C.

 

Quando lei se ne va…

Capita, è capitato a tutti gli uomini, che lei chiuda la porta e se ne vada, dopo anni di convivenza o matrimonio. Le statistiche dicono che sono più le donne che gli uomini a chiedere la separazione, a dire: “adesso basta!”.
Le donne prevalentemente ci pensano per molto tempo, se vivono una relazione “importante” non scelgono di andare sull’onda emozionale, a meno che non ci siano uno o più episodi molto gravi che le fa fuggire da una situazione che può mettere in pericolo la propria vita o quella dei figli. E questa fine, sempre secondo l’Istat, arriva dopo un tempo sempre più breve, dal 2005 sono infatti più che raddoppiate le separazioni entro i primi 10 anni di matrimonio.
Ma come reagiscono gli uomini?
A volte stupiti. I maschi, prevalentemente, tendono alla “legge dell’inerzia” cioè a far andare le cose così come stanno, senza modificare il “flusso delle situazioni”, e se in qualche modo percepiscono del disagio da parte della donna tendono a considerare questo come una situazione “normale” che si risolve senza alcun intervento: gli uomini infatti hanno molta fiducia che le cose si risolvano da sole… Non accade mai.
Altre volte ne sono felici. Finalmente lei ha preso una scelta che il maschio non ha il coraggio di fare, con notevoli vantaggi: lui può fare la vittima (lei mi ha lasciato…), lui subisce la separazione e si sente in diritto di avere più vantaggi (economici o altro) da questa situazione, lui è il “povero” marito abbandonato al suo (triste) destino.
Alcuni non sanno come reagire, quasi non ne sono in grado, e si piangono addosso, si sentono delle vittime ingiuste di una decisione che non condividono, e vorrebbero riavvolgere il nastro, magari per “riparare” ciò che non è più possibile aggiustare, perché quando una donna prende una decisione così, raramente torna indietro.
Altri ancora si arrabbiano moltissimo: rompono le cose, alzano le mani e si ribellano con tutte le loro forze ad una decisione che li colpisce nell’orgoglio e li ferisce come partner, ed iniziano una guerra che dà senso alla loro esistenza, una lotta in cui lei è al centro dei pensieri, delle azioni, dell’odio che riempie il cuore ed il tempo. Una “guerra” che coinvolge figli, parenti, amici e che lascia a terra solo sconfitti, tattiche di battaglie e guerriglia che servono a tenere legata la persona a noi, perché lei se ne sarà pure andata, ma non certo dai nostri pensieri, che sono perennemente sulla stronza.
Altri ancora cercano di capire, di prendersi le proprie responsabilità, perché quando una donna se ne va i motivi ci sono, e nella coppia le responsabilità di ciò che accade sono sempre condivise. A volte questo è il motivo per un confronto profondo e di crescita.

Magari lei se ne va comunque, ma così facendo questa situazione viene vissuta con più consapevolezza, come una situazione che insegna (a chi vuole imparare).

M.C.