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You can be woman just for one day – Parte due

Provare ad essere una donna, anche solo per un giorno… ci hai mai pensato? Che faresti? Ti va di condividerlo? Eccoti alcuni suggerimenti che sono arrivati dai lettori…

  1. Vorrei essere incinta e provare, anche solo per un giorno, ad avere mio figlio dentro me.
  2. Andrei fuori di testa tra lavoro, figli, marito, le mille incombenze.
  3. Darei un bel pugno a quello che ci prova: se non mi va non mi va, ci vuole tanto a capirlo?
  4. Vorrei fare l’amore con un uomo per capire cosa si prova a stare dall’altra parte, ma credo non ce la farei. Potrei optare per una sana masturbazione e farmi per lo meno un’idea.
  5. Capirei come si fa a scorreggiare senza far rumore.
  6. Mi farei offrire da bere fino quasi ad ubriacarmi.
  7. Mi farei offrire il pranzo da un corteggiatore seriale mandandolo poi in bianco.
  8. Entrerei in un negozio e sceglierei un vestito in cinque secondi, questo per dimostrare ai commessi che il mondo è cambiato.
  9. Riuscirei (forse) a capire perché le donne ci mettono un tempo che agli uomini pare infinito per truccarsi.
  10. Sceglierei i vestiti dal mio armadio con la consapevolezza che non so cosa mettermi visto che ne ho in abbondanza e non perché “non ho niente da mettermi”.
  11. Capirei cosa si prova ad avere il ciclo (se, per sfortuna, proprio quel giorno mi arrivasse).
  12. Potrei incazzarmi con la scusa che mi deve arrivare il ciclo.
  13. Direi al mio partner che proprio stasera no, non ho voglia di fare l’amore, giusto per provare, almeno una volta nella vita, a dire di no ad un rapporto… oh yeah!

14. Ed infine… confermo, se diventassi donna per un giorno l’unica cosa che vorrei sarebbe ritornare uomo…

M.C.

Faccio quel c…o che mi pare!

Nella cultura occidentale degli ultimi decenni si aggira una nuova tipologia di maschio: l’”homo solitarius”… di chi stiamo parlando?

L’uomo “che basta a se stesso” potrebbe essere un quaranta – cinquantenne (o più) separato, con i figli che stanno crescendo o già grandi, oppure il “single per scelta” che un tempo avremmo definito “scapolone”, un maschio che ha sufficientemente serenità economica per vivere da solo e che gode di questa libertà a cui non vuole assolutamente rinunciare: la libertà di fare quello che vuole, come lo vuole, quando lo vuole… un eremita con tanti amici, amiche, scopamiche, contatti facebook, cene, feste, incontri sportivi, o culturali, scuole di ballo o yoga, corso di cucina o di sommelier…

Qualcuno li ha definiti: “uomini Mediolanum” che, come la “banca costruita attorno a te”, hanno un mondo costruito attorno a sé ed il cui unico obiettivo è “stare bene io”, per cui l’altro (persone, oggetti, situazioni) sono funzionali al farmi stare bene. Mi fa stare bene? È ok, sennò…. No!

Fuggire ed evitare le situazioni poco o per nulla piacevoli (in cui io sono l’unità di misura della piacevolezza) diventa l’attività principale di questi uomini che non hanno tempo ed energie per prendersi cura di figli, mogli o ex mogli, vicini di casa o parenti che hanno bisogno di una mano, anche solo di quattro chiacchiere… in realtà questi maschi non ascoltano nessuno se non i propri desideri che vogliono soddisfare (naturalmente) tutto e subito. Non c’è tempo per l’attesa, non c’è spazio alla necessaria sofferenza per raggiungere un obiettivo o per stare con una persona anche dopo la primavera dell’amore, quando tutto è così bello e fantastico, e lei mi vede come l’uomo più desiderabile del mondo.

Definirlo uomo-narciso sarebbe forse riduttivo, perché questo tipo di maschio ricorda in qualche modo il bambino che è al centro della propria esistenza con il suo vissuto, le sue emozioni, i suoi disagi. Ciò che prova lui è davvero l’unica cosa che conta e tutto il resto, in qualche modo, non esiste. Questo va bene se ha meno di dieci anni, molto meno se ne ha più di venti.

Mauro Cason.

“Bruciare” di passione

 

Il caso della ventiduenne Ylenia di Messina che pur con ustioni di secondo e terzo grado causatele dal fuoco difende l’ex fidanzato fa indubbiamente riflettere. Al momento l’unico accusato è proprio l’ex Alessio, che ad oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non è opportuno qui affrontare gli aspetti giudiziari, ma solo quelli relazionali, cercando di proporre alcune riflessioni.
Questa “storia” vista da fuori crea molte perplessità sul fatto che la ragazza prima accusi e poi urli a gran voce che no, lui non è e non può essere stato. Alcune considerazioni:

Il fatto di bruciare la propria partner (ex o meno) sembra richiamare la Dantesca “teoria del contrappasso”, come a dire: non mi ami più, non c’è più il fuoco della passione in te ed allora io ti brucio, che è una modalità piuttosto indicativa di punire proprio perché si tratta di un reato (a volte delitto) dettato dalla passione;
Alcuni uomini non tollerano di essere lasciati, sono convinti che un vero uomo lascia e non si fa lasciare, magari Alessio non sopportava l’idea che prima o poi Ylenia sarebbe stata di un altro ragazzo. Sei mia! Per sempre, sembra dire. O mia o di nessun altro.
Ylenia avrà sicuramente paura di questo ragazzo, il loro rapporto è molto probabilmente vissuto nella modalità del “dominio-sottomissione” che viene spesso frainteso con amore, con il fatto che lui “ci tiene davvero a te”… ed invece ti tiene e basta.
Si tratta di un rapporto “malato”, di una “zip relazionale” in cui lei si sente “guidata” da lui, un ragazzo che la tiene per mano come una guardia tiene in manette un prigioniero.

Sono ancora troppe le donne vittime di queste relazioni da cui non sono in grado di uscire. Spesso si ritrovano da sole senza una rete familiare che le sostenga visto la “tacita complicità” di madri e padri che non si rendono conto del disagio affettivo che vivono i figli, che ritengono manifestazioni d’amore ciò che invece è manifestazione di possesso… ma sono le cose che si possiedono, non le persone.
Sarebbe già molto importante per le giovani donne riconoscere i segnali di “amore tossico” e stare alla larga da relazioni che diventano spesso gabbie dorate, che poi di dorato hanno davvero ben poco.
La favola della “bella e la bestia” è solo una favola: dentro un uomo-bestia non c’è mai un principe.

Lettera della vagina al maschio contemporaneo

Caro Maschio Contemporaneo,

ti scrivo questa lettera perché ci sono alcune cose che vorrei dirti.

In primis vorrei tranquillizzarti e spiegarti che no, non è solo la tua virilità a essere in crisi in questa epoca segnata dall’iperconnessione, dall’inesauribile pluralità d’offerta, dalla disponibilità e gratuità del porno e dalla totale confusione tra i generi sessuali.

Siamo tutti un po’ in crisi: lo sono le relazioni, le sono le generazioni, lo sono i nostri genitori che ci mandano emoticon su Facebook; lo sono i giovani che fanno più sexting che sesso; lo siamo noi donne single perennemente in conflitto tra la nostra indipendenza e la nostra solitudine; lo sono le donne sposate, che devono lavorare, ramazzare casa, adempiere ai doveri coniugali e a un certo punto anche sfornare prole. E sì, evidentemente, lo sei anche tu, caro Maschio Contemporaneo. Mi sei in crisi. Mi sei in crisi se devi crescere. Mi sei in crisi se devi assumerti delle responsabilità. Mi sei in crisi di fronte alla famiglia, di fronte ai figli, di fronte al sesso, di fronte a un motore a scoppio o a un cavo elettrico (in compenso cucini meglio di me, non che ci voglia molto). E mi sei in crisi di fronte alle donne.

Sarebbe difficile, forse impossibile, parlare della tua crisi senza parlare della nostra “emancipazione”. E uso le virgolette perché, in verità, noi donne siamo ancora incatenate da innumerevoli sovrastrutture culturali, retaggi del passato, a cui si sono aggiunte nuove paturnie, squisitamente post-moderne. Fatto sta che alcune cose sono cambiate, per esempio è cambiato il nostro approccio al sesso e – di conseguenza, oserei dire – anche il vostro.

Siamo tutti d’accordo, presumo, nel dire che la nostra generazione di donne concede la propria virtù in dosi e tempi diversi rispetto alle generazioni precedenti (leggi: la diamo via come fosse mangime ai piccioni, solo che voi a differenza degli altri volatili, che s’ammassano tutti lì a beccare il beccabile, iniziate a ritrarvi). Ciò comporta un mutamento sostanziale nelle condizioni del mercato, l’equilibrio tra domanda e offerta s’inverte, l’eccesso di disponibilità e la semplicità di reperimento rendono la merce (la passera) meno pregiata e il suo valore diminuisce. Semplice microeconomia del pelo.

Così noi donne ci ritroviamo circondate di figafobici e criptochecche, una generazione di uomini che piuttosto-mi-sego, rimpiangendo quei tempi antichi in cui se a un uomo volevi concederla, quello se la prendeva, di buon grado e il prima possibile, perché era la Sacra Fregna e in quanto Sacra Fregna andava onorata. E andava bene su per giù in qualunque modo: rossa, bionda, nera, grassa, magra, giovane, vecchia, glabra, afro, verticale, orizzontale e pure di traverso. Oggi no. Oggi non è più così.

Oggi siamo tarati sull’estetica dello YouPorn, troviamo uomini col pube bello ordinato e ci spalmiamo cera bollente sulle grandi labbra e strappiamo via, perché non vorremmo mai salire agli onori della cronaca nera con il primo caso di “Uomo Contemporaneo ucciso da un pelo pubico in gola”. Oggi ci mandiamo le foto. Le foto delle tette. Le foto del culo. Le foto dell’uccello, viviamo in uno stato di permanente e facile eccitazione che ci porta a non eccitarci mai davvero, a non afferrarlo nemmeno quel culo, a non toccarle nemmeno quelle tette, a non incassarlo nemmeno quell’uccello. Mercato del pelo e tecnologia ci hanno cambiati e ciò è innegabile. Ma non è solo questo.

Oggi abbiamo uomini che ci chiedono esplicitamente «vuoi scopare stasera?» oppure quelli che ci mandano messaggini ed emoticon per un anno senza quagliare mai. È scomparso il corteggiamento, quello misurato e consapevole. E anche la “trombamicizia” è un concetto ontolgicamente messo in discussione. Latita la disponibilità a mettersi in gioco sul piano umano, senza un fine garantito, un Roi sentimental-sessuale. La cena, la chiacchiera, il tentativo e anche l’eventuale due di picche che, signori, è solo un due di picche, mica una crisi energetica mondiale. Si può gestire facilmente.

Dieci anni fa era nell’ordine delle cose che il maschio ci provasse e la femmina si riservasse la possibilità di elargire la vituperata carta del “rimbalzo”. Era persino auspicabile o strategico, rimbalzare, se il tipo ti piaceva. Adesso sotto casa ci salutate col bacetto sulla guancia, anche al terzo appuntamento, anche quando è evidente che potreste osare, perché i segnali (inclusi quelli di fumo e il codice morse) ve li abbiamo mandati tutti (e sì, prima che qualche mente illuminata dica: «Non ti viene in mente che forse non ti bacia perché non gli piaci poiché sei un cesssssso?», rispondo: «Se non gli piaccio può benissimo smetterla di cercarmi, e flirtare, e fare allusioni»).

Perché in fondo vi dite che c’è la parità, perché dovete provarci sempre voi? Perché siete maschi. Ecco perché.

Ma il problema è proprio qui. È che i concetti di “maschio” e “femmina” sono un po’ come quelli di “destra” e “sinistra”. Categorie del pensiero, ormai superate, obsolete. E riflettendoci, se provo a vestire i tuoi panni, caro Maschio Contemporaneo, mi accorgo che nemmeno i tuoi sono comodissimi. Che le Donne Contemporanee sono bizzarre.

Che stra-lavorano e sono stra-stressate perché giustamente vogliono essere Miranda Priestley ma anche Mary Poppins. Che vogliono trovare l’uomo giusto mentre alternano sapientemente (meglio dei peggio bad boys) tre trombatori in contemporanea. Che anelano alla tenerezza e poi chiamano i propri amanti con soprannomi indicibili e ne compilano la pagella dopo ogni prestazione erotica (pagella che viene prontamente inviata in triplice copia su whatsapp alle amiche). Che parlano di cazzi e orifizi manco fossero smalti e ombretti, ma poi sognano la favola. Che si dichiarano pubblicamente illuminate pompinologhe, ma però vogliono il messaggino della buonanotte. Che sono onnipotenti ma crollano per un paio di doppie spunte blu senza risposta. Che se non dai attenzioni sei uno stronzo, e se ne dai troppe sei uno sfigato. Che sono amazzoni metropolitane ma deve invitarmi prima lui. E deve accettarmi per quella che sono, ma comunque come cazzo si veste?!

Che un cuore dichiarano d’avercelo, ma in fondo alla vagina. Che sono emancipate ma il conto per piacere pagalo tu (perché sì, è una questione di eleganza). Che le dimensioni contano, e per piacere non eiaculare nel tempo di uno starnuto, e ti serve mica il gps per trovarmi il clitoride? Che vorrei sapessi montare un mobile, ma anche stirarti le camicie, ma anche cogliere le mie sofisticate citazioni, ma anche consigliarmi i migliori libri da leggere, ma anche farmi ascoltare la musica più figa, ed essere divertente, sagace, piacente e naturalmente pazzo di me. Altrimenti stiamo meglio da sole o con il vibratore azzurro, principe indiscusso della nostra sessualità, capace di arrivare dove nessun uomo potrà mai, facendoci scoprire inediti orizzonti del piacere grazie alla sua meccanica precisione e ricaricabile batteria.

Ecco, sai cosa c’è, Caro Maschio Contemporaneo? Non saprei indicarti la soluzione. So che siamo in questa situazione qua. Che noi siamo così e tu (e i tuoi esimi colleghi) siete lì. Che preferite guardarvi qualche puntata della vostra serie del momento e poi praticare del sano onanismo, che non contempli l’interazione con una di noi, curiose creature femminili dell’oggi.

Posso solo dirti, caro Maschio Contemporaneo, che come tu hai paura d’avere il cazzo piccolo, io ce l’ho che non ti piaccia il mio corpo. Posso solo dirti che come io cerco conferme, le cerchi anche tu. Posso solo dirti che possiamo provare a evolverci, come si fa sempre dopo le crisi, e diventare persone nuove, con fragilità e insicurezze assimilabili. Adulti imperfetti che provano a stare al mondo, trovando un equilibrio e tendendo al benessere condiviso. Posso solo dirti, caro Maschio Contemporaneo, che ormai siamo cresciuti. E che abbiamo tutti, uomini e donne, le nostre paure, le nostre nevrosi, i nostri fallimenti e le nostre storie di merda alle spalle. Che non è una gara. Che non c’è da aver così tanta paura.

E, francamente, credimi: fare l’amore è meglio che vederlo, toccare un culo è più appagante che guardarlo in foto, e una fellatio – se ben fatta – è più conciliante di una passeggiata in alta montagna. E no, non pretenderemo che ci porti all’altare poi. E te lo giuro: nessuno è mai morto soffocato da un pelo pubico.

E quando sei a letto con una donna, amala, anche solo per 30 minuti (che slancio d’ottimismo): ama la sua pelle, ama la sua bocca, ama i suoi capelli, e i suoi occhi, e la sua fica. Che sia rossa, bionda, nera, grassa, magra, giovane, vecchia, glabra, afro, verticale, orizzontale e pure di traverso. Amala così, anche solo per 30 minuti, che ci serve a riscoprirci umani. Fatti di carne, e istinti, e sapori, e odori, così come siamo. Non come appariamo.

Tivvubbì,

Vagina

(da l’inkiesta).

Mauro Cason.

Lettera alla Vagina

Cara vagina,

è arrivato il momento di parlarci chiaramente.

Lo so, non ci siamo mai frequentati tanto, ma non è colpa mia. Anzi, io ti spesso cercata, ma tu rimanevi lì, chiusa e inaccessibile. Per questo ti scrivo una lettera, perché ci tengo a te.

Certo, è possibilissimo tu sia una misantropa che rifugge l’uomo non in quanto individuo ma in quanto cazzo. Ma non credo. Basta leggere i nomi dei gruppi Facebook a cui sei iscritta: “Nessun cazzo ci capisce”, “Vagine sole in una valle di stronzi”, “Non abbiamo mica i denti!” Insomma, si vede che anche tu vorresti avere un rapporto più sincero con noi, ma qualcosa ti trattiene.

Io penso sia colpa della tua proprietaria. È lei che ci ostacola, in effetti è proprio una bella dittatrice quella là: decide come devi vestirti, come “tagliarti i capelli” e addirittura quanto puoi stare all’aria aperta. Lo so che tu vorresti aggirarti libera per il mondo ed è lei che te lo impedisce, è come se fosse gelosa del rapporto che avete e non volesse condividerti con gli altri. Dovrebbe invece imparare da noi uomini, che non abbiamo alcuna ansia di possesso rispetto al nostro pene, anzi, siamo ben contenti di condividerlo ad altre.

Sta di fatto che così non possiamo andare avanti, dobbiamo trovare una soluzione. Tu devi prendere da parte la tua proprietaria e spiegarle che è giusto voler bene a ciò che si ha, ma la felicità non è vera fin quando non è condivisa. Prima di coricarvi sussurrale che anche lei sarebbe molto più contenta se accanto a voi ci fossi io invece che un Trudy vecchio di 15 anni. O se proprio vuole possiamo tenere anche il peluche, basta ci sia spazio per tutti: tu, lei, io e il Trudy.

Lo so che ti sembra un’impresa impossibile, quella è davvero una testa dura. Ma ora ti insegno un trucco per convincerla – me lo ha insegnato proprio lei, la tua proprietaria.

Devi “prenderla da parte” e dirle:

“Senti,io ti voglio bene, sei la migliore ragazza di cui sono mai stata, e sempre lo sarai, però ultimamente qualcosa si è rotto. Non mi sentivo più vicina a te anche se fisicamente lo ero, ma tu non mi davi più attenzioni. E allora… non so dirti come è successo… ma mi sono innamorata di un’altra. 

[qui piangi]

Ti giuro non volevo, ma lei mi piace, mi fa sentire desiderata, amata, importante. Tu invece sembra quasi mi dia per scontata, come se dovessi rimanere con te qualsiasi cosa accada…

Passate due settimane in cui non ti farai né vedere né sentire, (per quanto possibile), chiamala e dille che vuoi rimanere con lei, a patto però che ti lasci più libertà. E allora avremo finalmente tempo per noi.

(liberamente tratto da “Oltreuomo”).

Mauro Cason.

 

Lui, lei e l’altra

Un argomento trito e ritrito, con fiumi di inchiostro versati per capire, condannare, assolvere, giustificare… Un classico che appartiene alla storia ed al presente: è accaduto, succede… succederà.

Proveremo oggi ad analizzare la situazione in cui lei, la tradita, si incazza con l’Altra, la stronza, la “rovina famiglie”, la troia.

A volte accade, sembra che il nostro “povero” uomo sia caduto inevitabilmente nella rete ammaliatrice di quella lì che doveva proprio prendersi il mio uomo! Si sa che i maschi sono fragili e sensibili, che non sono in grado di dire di no, di resistere alle tentazioni… Io la odio quella lì.

E invece sì, invece si può anche dire di no, si può anche rifiutare un’avance perché riteniamo che l’amore verso la nostra partner valga davvero di più di una scopata, che la rovina famiglie in realtà trova una situazione già rovinata o perlomeno degenerata e che nessun uomo è obbligato a fare qualcosa che davvero non vuole fare. Andiamo a letto con un’altra donna per scelta, non per destino, non per casualità… non per sbaglio.

Dare la colpa a qualcun altro per molti è un’abitudine, lo fanno uomini e donne indistintamente: serve a non guardarsi dentro, a non chiedersi cosa non va nel nostro rapporto per cui uno dei due “guarda altrove” perché una cosa è certa, quando un uomo è innamorato, davvero innamorato, non ha occhi, cuore e….. che per la donna che ama.

La coesione di coppia si “testa” quando l’amore è in salita, quando si sta male; in queste situazioni gli uomini cercano spesso una “soluzione” all’esterno, mentre le donne provano a capire i motivi del disagio, cercano di scavare, di trovare una soluzione dentro la coppia. Ma anche questi sono luoghi comuni, ci sono uomini che sono fedeli pur in un rapporto difficile, che lottano per una relazione che ritengono importante, che chiedono aiuto per sé e per la coppia.

Siamo sempre noi a creare il nostro mondo, le nostre relazioni. I problemi non sono quasi mai fuori ma dentro noi, in un rapporto “circolare” per cui si innescano situazioni che causano un disagio in cui siamo sempre i co-protagonisti.

Mauro Cason.

Storie di tutti i giorni – Ovvero………

….. quante storie sbagliate dobbiamo vivere prima di trovare l’amore

Bella domanda, alzi la mano chi sarebbe in grado di dire cos’è l’amore, che cosa davvero vuole dall’Amore.

Per gli uomini quella “cosa” chiamata amore è qualcosa di complicatamente semplice… cercare una donna, trovare una donna, ma la donna giusta….. proprio quella giusta!

Invito, a tal proposito a guardare il breve e simpatico intervento del comico Diego Parassole relativamente alle caratteristiche che dovrebbe avere la donna giusta dal punto di vista degli uomini https://www.youtube.com/watch?v=pBiKolapWVo&t=8s

Perché in fondo ad ogni storia corrisponde una donna, e tutte queste storie di solito rimangono nel cuore di un uomo, che guarda a queste donne con rabbia, o rimpianto, o tristezza, o senso di gratitudine: ci sono donne che ti fanno stare davvero bene e che tieni nel cuore tutta la vita.

Idealmente (sostiene Parassole) la donna giusta è quella dolce, tenera, che ti coccola, che sa quando tacere (spesso) e quando parlare, che sa capirti ed apprezzarti, farti ridere, ma che si fa anche i cazzi suoi, che ti lascia in pace, che si entusiasma per le dimensioni del tuo pene (mentendo spudoratamente), che applaude ai tuoi goal alla partita di calcetto con gli amici con la stessa eccitazione di quando sei in mutande canotta e calzini bianchi, una donna che odia i superdotati ed i preliminari, che ama gli eiaculatori precoci e le temporanee impotenze, che va pazza solo e sempre per te, è simpatica, giocherellona, moglie madre e giustamente troia.. Il comico dice quindi che la donna giusta per gli uomini è senza dubbio una schizofrenica, una via di mezzo tra madre Teresa e Sharon Stone, come dire una santa con il saio, ma senza le mutande sotto…

 

Ci sono uomini sempre alla ricerca di storie, convinti che solo la prossima sarà quella giusta, altri che desiderano vivere solo la “magia” dei primi incontri e delle settimane iniziali, che odiano la quotidianità o la promiscuità di uno spazzolino nuovo in bagno o della tavoletta del water sempre abbassata. Altri che vanno alla ricerca di una principessa da adorare, o di una madre che li accudisca ed ami incondizionatamente. Gli uomini e l’amore… cosa ne pensi