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Latin Lover

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Ogni uomo è convinto di essere uno straordinario “amatore”, di essere davvero capace di prestazioni superlative a letto; ogni maschio giudica se stesso con un metro del tutto personale e piuttosto “generoso” rispetto alle proprie competenze di amante.

È una delle convinzioni granitiche che sostengono il (fragile?) scheletro psicologico degli uomini, che non hanno termini di paragone né strumenti scientifici oppure attestati che accertino con obiettività che sono davvero in gamba a far godere una donna (oppure un altro uomo).

In questo ambito loro sono giudice ed imputato, pubblico ministero e difensore, in processi in cui le prove sono sempre a favore e che assolvono (promuovono) sempre a pieni voti.

 

Eppure dai racconti di professioniste del sesso e di donne che hanno il coraggio di raccontare, la realtà è davvero un’altra: molti uomini soffrono di disturbi a livello sessuale, soprattutto di “ansia da prestazione” (questo disagio contamina un po’ tutti gli ambiti della vita di un maschio).

Nei decenni scorsi le “prestazioni” sessuali degli uomini erano per lo più scarse sia in termini di durata che di qualità del rapporto, il sesso era vissuto soprattutto come la soddisfazione di un bisogno fisico e non come un’esperienza che attraverso il corpo coinvolge il cuore, l’anima e la relazione affettiva in una dimensione di totalità di esistenze che in quei momenti si toccano, si sovrappongono.

 

Il rapporto tra i sessi solo nell’ultimo secolo è condito di romanticismo e di passioni che coinvolgono le persone nella loro completezza e l’amore, il sesso come lo viviamo ora sono dimensioni piuttosto nuove e che chiedono ai maschi di andare molto al di là di gesti “meccanici”, di coinvolgere e farsi coinvolgere nella profonda essenza.

Alcuni ne sono capaci, perché persone profonde ed in cammino, altre sono in difficoltà per disagi personali, dovuti spesso a genitori repressivi, ad un senso di “morale castrante”, al fatto che nessuna donna (madre compresa) li ha amati in modo incondizionato. In fondo non possiamo dare ciò che non possediamo ed essere dotati della “sacra protuberanza” non è sufficiente per saper amare, perché l’Amore è oltre… altro.

Amori on demand

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Nel film “Her” scritto e diretto dal regista Spike Jonze il protagonista condivide la sua vita con un software “assistente”, una specie di partner virtuale con cui interagisce in modo sempre più coinvolgente fino a sentirsene profondamente innamorato.

È possibile (e se si, come) innamorarsi virtualmente di un’altra persona?

Succede oramai da molti anni, accade a tante persone di innamorarsi in rete, sono uomini e donne che si cercano attraverso chat, mail, software di messaggistica, social e siti specializzati: ci sono tante nuove “piazze” per incontrarsi, luoghi dove uomini e donne si conoscono e solitamente desiderano portare nel “reale” incontri virtuali, anche se oramai non esiste una precisa distinzione tra i due ambiti, il virtuale è infatti parte integrante del reale e del quotidiano: consultare e rispondere alle email, navigare, entrare nei social è un gesto che compiamo più e più volte al giorno, attività che oggi potremmo sicuramente mettere al primo posto della scala di Maslow, quella dei bisogni.

Si, uomini e donne si innamorano davvero di una persona che sta al di là dello schermo, di cui non hanno mai sentito il profumo, che non hanno mai baciato, con cui non hanno mia degustato un aperitivo… spesso si proietta in qualcuno (sconosciuto) l’idea di amore che coltiviamo nei nostri desideri, e si vive un rapporto magari intenso, che tiene le persone coinvolte (anche se solo virtualmente) e con il fiato sospeso, che fa sentire le farfalle nello stomaco e percepire le palpitazioni del cuore.

Ci sono inoltre persone “impegnate” che si ricavano spazi personali, in cui sedurre e farsi sedurre, “stanze dei giochi” in cui lasciar fuori mogli, mariti, figli, preoccupazioni, promesse di fedeltà e potersi così “muoversi liberamente”, respirare aria pura e provare emozioni intense, quelle piacevoli sensazioni che da così tanto tempo mancano ad un menage scontato e triste, relazioni in cui non ci si sente più capiti, coinvolti, emozionati.

A questo punto potremmo chiederci: tradimento si, oppure no?

Possiamo parlarne per ore, ed analizzare il fenomeno in tutte le sue sfaccettature, dividerci in fazioni che sostengono l’una o l’altra tesi, consapevoli che questa realtà (virtuale) è piuttosto complicata ed ha molteplici sfaccettature.

Ciò che il “fenomeno” porta a galla è che le persone hanno bisogno di sentirsi vive, di “andare al massimo”, provare emozioni intense, sentirsi riconosciute, importanti, desiderate…

 

… Amore liquido, che cerca emozioni senza legami. ( Z. Bauman)

Principio di prestazione

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In “questo è un uomo” abbiamo affrontato un aspetto molto destabilizzante per il maschio contemporaneo, trattasi del “principio di prestazione” teorizzato già alla fine degli anni 60 da H. Marcuse.

Il filosofo tedesco sosteneva che la società moderna chiede agli individui di essere molto capaci e “performanti”, creando conseguentemente in essi la sensazione di essere inadeguati alle richieste che arrivano dalla società, dai partner, da se stessi..

Il maschio contemporaneo sembra maggiormente esposto a questa macro-ingiunzione (devi essere in gamba, bello, ricco, interessante ecc.); nel concreto le aree in cui gli uomini sono chiamati ad essere “cool” sono:

 

1) Nel lavoro. Essere un “semplice” operaio è da sfigati, avere un lavoro socialmente poco interessante diminuisce (e di molto) l’”appeal” del maschio nei confronti di se stesso (soprattutto), della propria famiglia, delle donne a cui purtroppo non può presentarsi come “manager” o “cfo” oppure dirigente o imprenditore.

2) Come padri. L’attività di “caregiver” non è più riservata soltanto alle madri ma da qualche decennio anche i padri si prendono cura dei propri figli sin da quando nascono, per poi seguirli negli impegni scolastici, nelle attività sportive, nell’ascoltare i loro piccoli-grandi problemi, nel consigliarli, sostenerli, guidarli…

3) Come mariti. I ruoli all’interno della coppia non sono più statici e prestabiliti, ma piuttosto fluidi e condivisi: mariti e mogli si scambiano i ruoli nel contribuire al bilancio familiare, nel fare le pulizie, cucinare, organizzare le vacanze ed il menage familiare. Come se non bastasse, le nostre partner si aspettano di essere capite, ascoltate, coccolate e sostenute, ci chiedono di esternare e condividere le emozioni, gli interessi, di essere forti e nel contempo fragili, signori e selvaggi, sensibili ed acculturati…

4) Come amanti. La sessualità femminile non è più al servizio del maschio ma ogni donna desidera oggi vivere nella pienezza e condivisione con il partner la propria vita sessuale, il desiderio che ha deciso di ascoltare e non vivere come colpa. Le nostre partner desiderano essere (giustamente) protagoniste nella relazione sessuale.

5) Fisicamente. Le palestre sono piene di maschi che hanno come “must” la tartaruga in pancia, il muscolo scolpito e definito, inoltre il settore della bellezza maschile con prodotti ad hoc per contorno occhi ecc. è in fortissima espansione, il settore dell’estetica guarda con favore agli uomini che sono il nuovo “eldorado”.

 

Tutto questo dover essere all’altezza è davvero molto (troppo?) per uomini che non hanno avuto alcun libretto di istruzioni su come vivere la propria mascolinità sul lavoro, in famiglia, con le donne, con se stessi…

 

Il “principio di prestazione” naturalmente comprende anche il problematico ambito dell’ amore, sembra infatti che sia necessario essere costantemente innamorati, doveroso provare emozioni forti e coinvolgenti, sentirsi sempre nella cresta dell’onda, senza un minimo cedimento, né momenti di silenzio ed attesa, giorni in cui si aspetta e ci si ascolta.

 

In un mondo “on demand” il maschio ha oggi ben poche risposte.

La false idee degli uomini sulle donne

Le persone, per lo più, pensano che gli altri abbiano gli stessi sentimenti, le emozioni, i desideri che provano, ma la realtà è molto diversa: gli individui hanno un sentire differente, spesso distante: uomini e donne sono in qualche modo estranei l’uno all’altro.
Capire gli altri è una competenza in cui le donne hanno millenni di allenamento, lo dimostra il fatto che riescono a comprendere i propri figli (anche se piccoli e non ancora in grado di parlare) e che da sempre le professioni di aiuto (caregiver) sono per lo più riservate alle donne: sono appannaggio quasi esclusivamente femminile ad esempio l’insegnamento all’asilo ed alle elementari, la professione di infermiera, assistente sociale…
Per gli uomini l’empatia è un’area di miglioramento, un ambito in cui si stanno cimentando da qualche decennio… alcuni ci riescono, altri sono in difficoltà ma si applicano, per altri ancora infine empatia è un concetto oscuro più di un papiro in sanscrito.
Ecco (ad esempio) alcune convinzioni tipicamente maschili che non trovano affatto riscontro nella realtà delle donne.
1. Se io fossi una donna sarei sicuramente una troia. Il fatto che in ogni momento ti scoperesti qualsiasi essere umano di sesso femminile non è ciò che desidera una donna. Se tu fossi una donna avresti anche la testa di una donna e quindi ti comporteresti esattamente come le donne che conosci.
2. Le donne quando sono tra amiche parlano di sesso come noi uomini. Le donne tra loro parlano sicuramente di sesso, ma non è l’unico argomento di loro interesse, esistono anche i figli, le scarpe, il gossip, la salute, le emozioni…
3. Le donne adorano la fellatio. Il fatto che per te sia un pensiero costante, non significa che per le donne sia lo stesso e che praticarla sia così piacevole come lo vivi tu. Ad alcune piace, ad altre no.
4. Le donne sono tutte troie… mio caro, questo è quello che tu desideri: tu vorresti che le tutte le donne fossero costantemente allupate che ti cercassero in continuazione per fare sesso. Ma questo accade solo nei tuoi sogni. La realtà è ben diversa, per quanto una cosa sia piacevole non la vuoi fare continuamente.
5. Ma perché le donne non desiderano fare sesso a tre? Lo so che questo desiderio è per te molto esaltante e gratificante, ma…. domandati, tu lo faresti con lei ed un altro lui?
6. Le donne dicono di no, ma in realtà vogliono dire di si. Nulla di più fuorviante, se una donna desidera fare sesso con te lo capisci senza tanti giri di parola, ma se non vuole … dice no. Farlo contro la sua volontà è una tua fantasia, non un suo desiderio.
7. Le donne amano gli uomini dominanti, possessivi. Alcune si, ma sono persone piuttosto fragili, insicure, che preferiscono una solida gabbia piuttosto che essere libere. Generalmente no, le donne amano l’intimità dell’anima e non essere “schiavizzate”.
8. Le donne desiderano meno il sesso rispetto agli uomini. Anche questa è una convinzione piuttosto “sessista” ed è molto influenzata da retaggi culturali. Oggi le donne possono (davvero?) viversi la sessualità senza giudizio ed uscire dallo stereotipo che le vede brave e composte, belle ed accondiscendenti.
Ci sono convinzioni dure a morire, stereotipi radicati pur in una società “fluida”, che cambia velocemente prospettive e convinzioni, ma se questi cambiamenti sono nell’ottica del ben-essere personale e relazionale, siamo sulla giusta strada.

M.C.

Uomini e dipendenza affettiva

L’amore romantico è una “scoperta” piuttosto recente e se ne parla da quando le persone sono in grado di risolvere i problemi legati all’esistenza, come il procacciare il cibo, ed hanno la necessaria serenità di possedere delle sicurezze come una casa, un reddito, dei mezzi per affrontare il presente.
Difficile pensare all’amore che ti fa togliere il respiro se hai la pancia vuota, o l’ansia delle bollette da pagare…

L’amore che viviamo dipende quasi sempre dall’amore che abbiamo vissuto: dal giorno della nostra nascita (ed anche prima) siamo stati catapultati in un ambiente affettivo composto da “caregiver” con una specifica modalità di sostenerci e prendersi cura di noi.
Questi adulti hanno usato per ciascuno di noi un “linguaggio” che diventa la nostra “lingua madre” rispetto all’amore.

Sostanzialmente, se abbiamo avuto degli adulti significativi che ci hanno amato in modo incondizionato e senza ricatti affettivi avremmo facilmente attivato uno stile di attaccamento sicuro, che ci ha riempito di amore autonomo, che non ha bisogno di elemosinare attenzioni, carezze, riconoscimento, che ci fa stare in piedi da soli senza il profondo bisogno di appoggiarci a qualcuno, per riuscire a stare in piedi.

Le persone, gli uomini, che soffrono della dipendenza affettiva si sentono sempre a disagio nello stare da soli, come se gli mancasse sempre qualcosa, e quindi sentono fortemente il bisogno di avere qualcuno che li ascolti, che li abbracci, che li accarezzi: sono persone molto emotive, spesso fragili, che prediligono il contatto fisico di cui hanno bisogno come l’aria… e cercano carezze, abbracci, baci in modo continuo da chiunque glieli possa dare, con il rischio di scendere a compromessi deleteri e relazioni “malate” pur di avere tutto questo, senza essere consapevoli che non bastano mai.

L’amore non basta mai se non siamo noi a farlo bastare.

M.C.

 

Papà, sono frocio!

Il rapporto degli uomini con l’omosessualità tocca spesso un tasto dolente, un ambito di cui si parlava davvero poco nei decenni scorsi: l’outing è un “fenomeno” piuttosto recente.
L’immaginario maschile infatti vuole che l’uomo sia sempre “ a caccia” di donne, che sia sessualmente molto attivo, e che abbia il maggior numero di amanti possibili. Queste sono le aspettative che il maschio sente dagli altri maschi e dalla società: un uomo sempre attivo sul lavoro, nella vita pubblica, nello sport e, naturalmente, con le donne. È indubbiamente un’immagine distorta e fuorviante rispetto all’identità maschile, perché gli uomini sentono spesso il bisogno di “riposo”, di stare a volte in disparte, di non essere un eterno cacciatore, di non essere, sostanzialmente, sempre in erezione.
Un figlio, maschio, che dichiara la propria omosessualità mette di solito in discussione il padre come colui che consegna nelle mani del figlio il “testimone della mascolinità”, un figlio di cui essere fiero come uomo, come padre e come persona; ma se questo figlio non raccoglie, anzi rifiuta “il tesoro” della mascolinità donato dal padre quest’ultimo si sente profondamente inadeguato, sbagliato, si chiede: “ma dove e cosa ho sbagliato?” Cosa ho fatto (di così sbagliato) per meritarmi un figlio così? Meglio drogato che frocio! E già sente gli sguardi addosso della gente, la gente che sa, gli altri uomini che ridono alle sue spalle, dello sfortunato padre che ha un figlio frocio…
E invece non c’è nessun errore, caro padre, ma solo la libertà, di tuo figlio, di viversi la sua sessualità seguendo ciò che sente essere giusto per lui, alla ricerca di un ben-essere che è diverso dal tuo: non c’è nulla di sbagliato in lui, non c’è nulla di sbagliato in te.
L’amore verso un figlio chiede l’accettazione incondizionata senza “se” e senza “ma”, la consapevolezza che un figlio è importante solo per il fatto che esiste, che ama e che ci ama, ben oltre alle sue preferenze sessuali.

Buon cammino, uomo!

Mauro Cason.

Papà, sono un Trans!

Accettare un figlio maschio omosessuale è difficile.

Un figlio trans lo è ancora di più.
Difficile capire perché un figlio o una figlia decidano di cambiare sesso, di non stare più bene nella propria pelle di effettuare un cambiamento così radicale. Ci si ritrova profondamente destabilizzati con un figlio non sognato, un figlio così esteriormente diverso da come lo abbiamo conosciuto da bambino, che abbiamo cresciuto e tenuto sulle spalle, che abbiamo proiettato in un futuro fatto di lavoro, famiglia “normale”, nipotini.

Rielaborare il presente ed il futuro di nostro figlio/a in ottica completamente diversa chiede una “libertà dell’ amore” davvero notevole, un andare oltre l’aspetto fisico e le scelte sessuali per arrivare al cuore ed all’anima di nostro figlio, che non cambiano, ma che hanno, come sempre, bisogni di ascolto, amore, comprensione. Non è per nulla facile, lo sappiamo, capire ed accettare scelte così radicali e destabilizzanti per il nostro ruolo di padri, che si ritrovano un figlio così diverso, così controcorrente, così maledettamente differente da come lo abbiamo proiettato nei nostri giusti sogni di genitori, lui, che era il “naturale prolungamento” della mia esistenza, delle tradizioni di famiglia, del lavoro che faccio, dei nipoti che avrebbero proiettato ancora più in là nel tempo i valori in cui crediamo, il nostro cognome, il desiderio di lasciare un segno tangibile del nostro passaggio, della nostra esistenza qui, sulla terra.
Ed invece no, questo disgraziato si presenta con i capelli lunghi e le tette, si muove come una donna, si trucca, si veste come una donna. Questo (non) è mio figlio!
L’amore verso un figlio chiede l’accettazione incondizionata senza “se” e senza “ma”, la consapevolezza che un figlio è importante solo per il fatto che esiste, che ama e che ci ama, ben oltre alle sue essere o sentirsi maschio o femmina.

Buon cammino, uomo!

Mauro Cason.