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Maschile nel femminile

Le categorie “maschile e femminile” sono oggi molto meno distinte (e distanti) rispetto ai decenni passati. I ruoli sono maggiormente “intercambiabili”, le identità sessuali più consapevolezze personali che non sociali, le differenze di genere hanno una ancora non ben definita sovrastruttura sociale, in una “mescolanza liquida” tra biologia, psicologia e sociologia.
Il maschile infatti non appartiene più, di diritto, agli uomini.
Rimangono delle differenze più o meno marcate in alcuni aspetti, ad esempio uomini e donne hanno un sentire, un percepire ed un vivere le situazioni molto differente: la parte femminile è più abituata (e capace) ad analizzare e vivere i differenti stati emozionali (sia propri che altrui) mentre la parte maschile è maggiormente orientata al fare più che all’ascoltare (ascoltarsi) e questo gli permette di soffrire meno. Di fronte ad una situazione problematica i maschi cercano una soluzione che li tragga quanto prima fuori da questo “impiccio” mentre le donne sono più orientate a capirne i motivi, ad analizzarli, a viversi il disagio di questa situazione.
Ecco che, quando desiderano evitare la sofferenza, le persone attivano la “modalità” maschio, che permette loro di non ascoltare il dolore che spesso viene da lontano, un dolore che crea disagio e causa sofferenza. Il maschile, nel femminile, ha quindi anche il compito di allontanare le donne da situazioni che sono state vissute con grande sofferenza, situazioni che si ripresentano magari dopo molti anni con la stessa intensità di allora, (da punto di vista psicologico il tempo è davvero relativo), e che impediscono di essere serene. Il “qui e ora” è continuamente influenzato (contaminato) dal “lì e allora”.
Le donne con un maschile accentuato, spesso hanno un passato difficile, fatto di amore non corrisposto verso i caregiver, fatto di anaffettività, di adulti incapaci di accudire, di offrire protezione e sostegno. Corazzarsi con il maschile diventa allora una soluzione per proteggersi dalle tempeste emozionali che salgono dal di dentro e dalle persone che ci possono ferire, dalla mancanza di amore rispetto al passato e dal dolore del presente. Può essere una “modalità” che dura qualche tempo, oppure svariati anni, porte chiuse in cui non entra il freddo inverno ma neppure, purtroppo, il tiepido sole della primavera che fa sbocciare nuovi fiori.

M.C.

 

Gli uomini che vorrei!

8 marzo. Festa in cui molto verrà detto e scritto relativamente all’universo femminile ed ai numerosi temi che vi “ruotano attorno”.

Ci sono stati molti passi in avanti, altri restano da fare. Qualcuno ha detto che sarà davvero festa quando non ci sarà più bisogno di una festa della donna, tant’è che non esiste un giorno dedicato dell’uomo.

I “passaggi culturali” e le conquiste sociali avvengono più per passaparola che per decisioni calate dall’alto, le rivoluzioni sono quasi sempre partite dal basso, spesso dalle donne, quelle di oggi “si raccontano” rispetto ai cambiamenti che desiderano per loro, rispetto alle persone che vorrebbero essere.

Tocca a noi, maschi, dirci quali sono gli uomini che vorremmo (essere)…

Gli uomini che vorrei guardano più fuori che dentro di sé, passano dal “io voglio” all’ “abbiamo bisogno”, come coppia, come genitori, come cittadini.

Gli uomini che vorrei rinunciano ad un’ora di palestra per andare con il proprio figlio al parco giochi e tutto questo non è un “peso” ma una scelta.

Gli uomini che vorrei non hanno paura del diverso, dell’omosessuale, del disadattato: sanno che l’inclusione e non l’esclusione fanno di una persona un cittadino.

Gli uomini che vorrei non hanno come scopo principale dell’esistenza “fare tanti soldi”, convinti che all’altare del denaro si può sacrificare qualsiasi regola, valore o persona.

Gli uomini che vorrei hanno deciso di dare voce alle proprie emozioni, anche alla paura, al dolore: non hanno timore di mostrarsi fragili e di manifestare il disagio nel sentirsi inutili, incapaci… capita e ci passiamo tutti.

Gli uomini che vorrei non lasciano che le cose accadono, ma le fanno accadere: non si aspettano che qualcuno faccia qualcosa per loro, ma sono i primi a stringere una mano, a dare un abbraccio, a regalare un sorriso.

Gli uomini che vorrei non giudicano una donna per il suo modo di vestire, non giustificano mai i soprusi verso i bambini, le persone più fragili, non sono convinti di essere un “concentrato di perfezione”.

Gli uomini che vorrei se vengono lasciati si pongono delle domande e non diventano stalker.

Gli uomini che vorrei non sono gelosi delle figlie femmine.

Gli uomini che vorrei non giudicano puttana una donna che non vuole uscire con loro, o una che frequenta un ragazzo più giovane, o più uomini contemporaneamente o…

Gli uomini che vorrei non aiutano nelle faccende di casa, ma si sentono ugualmente responsabili delle pulizie, come dell’educazione dei figli, sono convinti che non ci sono occupazioni tipiche femminili ed altre maschili.

Gli uomini che vorrei…

M.C.

 

Vincere o divertirsi

Qualche giorno fa ho accompagnato mia figlia in palestra per “giocare a basket” . In realtà, visto la tenera età dei bambini (circa sei anni), l’allenatrice li fa divertire con giochi propedeutici e con grande gioia dei piccoli. Uno dei giochi di quel pomeriggio consisteva nel muoversi in modo casuale correndo all’interno del campo ed al fischio saltare dentro uno dei cerchi disposti per terra casualmente. La quantità dei cerchi era di un numero inferiore a quello dei bambini, per cui ad ogni turno un bambino rimaneva “fuori” e si sedeva in panchina a tifare per gli altri rimasti in gara.

I genitori presenti guardano attenti, divertiti, senza giustamente intervenire. Ma non lei, la mamma di Lucia, che suggerisce alla figlia di stare sempre vicino ad un cerchio in modo che al fischio possa entrarci velocemente e rimanere così in gioco. Gli altri bambini si muovono quindi come da indicazioni, lei invece no e cammina piano attorno al cerchio di plastica.

Sicuramente la mamma lo fa per “aiutare” la figlia, per insegnarle i “trucchi della vita” e vincere. Evidentemente per la madre vincere è davvero importante, più di giocare e divertirsi, perché ritiene che si sta bene solo se si vince, se si arriva prima degli altri, utilizzando la nostra intelligenza, utilizzando dei trucchi…
Quando Lucia all’ultimo “giro” viene superata da Manuel ed entra nel cerchio per seconda capisce di aver perso e scoppia in un doloroso pianto. Va dalla mamma che la consola, senza rendersi conto che i messaggi che con quel comportamento sono arrivati alla figlia potrebbero essere:
1)se io (madre) non ci sono non sei in grado di giocare, ti dico io come fare per…
2)l’importante è vincere, solo vincendo ci si diverte
3)se vuoi vincere devi farti furba… a scapito degli altri
4)perdere è davvero un dramma

Troppe volte noi genitori proiettiamo sui figli le nostre aspettative, le frustrazioni, le delusioni, chiedendo loro che siano, in qualche modo, il nostro riscatto, al nostra seconda opportunità.

Ma è la loro vita, non la nostra.

I bambini ci guardano.

M.C.

Contratto di Utilizzo del primo Smartphone di… stipulato unilateralmente da PAPA’ E MAMMa…

CONTRATTO di UTILIZZO del PRIMO SMARTPHONE di _______________ STIPULATO UNILATERALMENTE da PAPA’ e MAMMA e SOTTOSCRITTO da _________________

 

Caro ………, quel che segue è il contratto di utilizzo del tuo primo cellulare. Leggi con attenzione i punti che lo compongono, possiamo parlarne assieme e discuterne, ma una volta che lo avrai sottoscritto diventerà attivo e dovrai rispettarlo altrimenti il cellulare ti sarà requisito.

Sappiamo che la strada che stai percorrendo ti porterà a diventare un adulto curioso, attento, equilibrato e… responsabile! Il compito di noi genitori è quello di aiutarti, consigliarti e accompagnarti nel tuo percorso di crescita.
Il telefono che ti abbiamo “regalato” ti catapulta nel mondo del cyberspazio, sarai in contatto quotidiano con la tecnologia, strumento estremamente utile se usato a nostro vantaggio e non a svantaggio di altri. Per restare la persona che sei, sarà essenziale imparare a convivere con la tecnologia senza farsi dominare da essa!

Il telefono è di papà e mamma. Lo abbiamo comprato noi e abbiamo firmato il contratto telefonico che userai tu. Ci fidiamo di te e te lo prestiamo. A tutti potrai dire che è tuo!

Sapremo sempre qual è la chiave di accesso per sbloccare il telefono e non la useremo senza il tuo permesso. Ti suggeriamo di non condividerla con altri, neppure con un amico. Il telefono contiene cose tue, non fare in modo che qualche “burlone” possa avere la tentazione di entrarvi e farti uno scherzo.

Se suona… rispondi! È un telefono, serve per comunicare. Sii educato con tutti, ma non sentirti a disagio se dovrai dire “Ci sentiamo più tardi. Ora non posso. Scusami.”
Non provare mai a ignorare una telefonata se sullo schermo compare la scritta “mamma” o “papà”.

Il telefono dovrà essere spento dalle 20.00, quando spegni la luce dell’acquario! Anche tu, come i pesci hai bisogno di staccare la spina, ma… ricordati di mettere il cellulare in carica altrimenti non potrai riaccenderlo il giorno dopo. La notte tu riposi in camera, lui in cucina con la famiglia Telefonini.

Se ti capiterà di pensare che non puoi telefonare a una persona al fisso in questo momento, perché temi di disturbare o che rispondano i genitori dell’amico/a, fidati del tuo istinto e non chiamare o scrivere messaggi neppure al cellulare. Rispetta le altre famiglie come rispetti la tua.

Viene ricaricato mensilmente attingendo direttamente dal conto corrente di papà e mamma, questo fino al raggiungimento della soglia, l’eventuale eccesso sarà a tuo carico. Se il telefono cade e si rompe, fai un tuffo in piscina tenendolo in tasca… o scompare misteriosamente, sei responsabile del costo di riparazione o sostituzione che saranno prelevati dal tuo conto corrente … quindi, risparmia!

Non usare la tecnologia per mentire, deridere, ingannare o altro di cui ti potresti pentire. Non lasciarti coinvolgere in conversazioni che possono ferire qualcuno. Sii un buon amico, non ti mettere nei guai e non mettere nei guai gli altri. Se vieni coinvolto in una chat il cui pensiero non ti appartiene, non stare zitto perché chi tace acconsente! Con educazione esprimi il tuo parere in merito. Ricordati che l’intelligenza empatica ti permette di restare una persona di valore.

Non scrivere in un messaggio o in una mail qualcosa che non diresti guardando una persona negli occhi o qualcosa di cui ti vergogneresti di affrontare a voce con noi, un insegnante o un adulto di cui ti fidi e hai stima.

Spegnilo, mettilo in silenzioso, riponilo quando sei in un luogo pubblico con altre persone. Soprattutto se sei in un ristorante, cinema, mostra, chiesa, teatro… o mentre parli con qualcuno. La maleducazione non è parte di te, non permettere che la tecnologia ti cambi.

Non inviare o chiedere foto personali, riservate, intime… tue o di qualcun altro. Non imbarazzarti, potrai essere tentato di pensarlo/farlo e potrai sentirtelo chiedere. È molto rischioso e potrebbe rovinarti la vita a scuola, in paese, tra gli amici e anche da adulto. Il cyberspazio è molto più potente di te, arriva ovunque ed è praticamente impossibile eliminare ciò che vi è transitato come una foto, un video, un commento su facebook.

Non ti fidare degli sconosciuti nel cyberspazio come nella vita reale, ma accogli l’altro con disponibilità, non essere prevenuto. Non tutti quelli che incontrerai nella tua vita desidereranno il tuo bene e la tua felicità. Magari te ne offriranno una di apparente e temporanea, ma gli effetti potranno avere ripercussioni nella vita.

Incontrare realmente qualcuno che si è conosciuto in Rete può essere davvero pericoloso, neppure se ti ha inviato foto o l’hai visto su Skype o attraverso una video-chat. Diffida da chi ti dice di non parlarne ad altri o che adulandoti ti fa pensare che sia la cosa giusta da fare. Il giusto può essere fatto alla luce del sole e se ne può sempre parlare con mamma e papà.

Probabilmente farai qualche “casino”, non te ne preoccupare, succede anche a noi. Ad esempio potrà capitare che ti sia ritirato il telefono, non sarà una tragedia. Ci metteremo seduti, ne parleremo cercando di capire e ricominceremo da capo trovando nuove strategie. In una famiglia unita si fa così, ogni giorno si imparano cose nuove e insieme si sceglie quale via percorrere per raggiungere la meta.

Per visionare, consultare, scaricare… applicazioni, giochi, video e quant’altro da Internet ci consulteremo.

Noi siamo e saremo sempre dalla tua parte, ma questo comporta anche dirti qualche “no” per aiutarti a crescere e diventare un adulto che rispecchi la bella persona che già sei.
Speriamo che tu sia d’accordo con quanto letto nel contratto e che tu decida di sottoscriverlo. Perché lo speriamo? Perché abbiamo una gran voglia di iniziare a scambiarci messaggi con te.

Con infinito amore
mamma e papà

data, ………

 

Mauro Cason.

“Bruciare” di passione

 

Il caso della ventiduenne Ylenia di Messina che pur con ustioni di secondo e terzo grado causatele dal fuoco difende l’ex fidanzato fa indubbiamente riflettere. Al momento l’unico accusato è proprio l’ex Alessio, che ad oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non è opportuno qui affrontare gli aspetti giudiziari, ma solo quelli relazionali, cercando di proporre alcune riflessioni.
Questa “storia” vista da fuori crea molte perplessità sul fatto che la ragazza prima accusi e poi urli a gran voce che no, lui non è e non può essere stato. Alcune considerazioni:

Il fatto di bruciare la propria partner (ex o meno) sembra richiamare la Dantesca “teoria del contrappasso”, come a dire: non mi ami più, non c’è più il fuoco della passione in te ed allora io ti brucio, che è una modalità piuttosto indicativa di punire proprio perché si tratta di un reato (a volte delitto) dettato dalla passione;
Alcuni uomini non tollerano di essere lasciati, sono convinti che un vero uomo lascia e non si fa lasciare, magari Alessio non sopportava l’idea che prima o poi Ylenia sarebbe stata di un altro ragazzo. Sei mia! Per sempre, sembra dire. O mia o di nessun altro.
Ylenia avrà sicuramente paura di questo ragazzo, il loro rapporto è molto probabilmente vissuto nella modalità del “dominio-sottomissione” che viene spesso frainteso con amore, con il fatto che lui “ci tiene davvero a te”… ed invece ti tiene e basta.
Si tratta di un rapporto “malato”, di una “zip relazionale” in cui lei si sente “guidata” da lui, un ragazzo che la tiene per mano come una guardia tiene in manette un prigioniero.

Sono ancora troppe le donne vittime di queste relazioni da cui non sono in grado di uscire. Spesso si ritrovano da sole senza una rete familiare che le sostenga visto la “tacita complicità” di madri e padri che non si rendono conto del disagio affettivo che vivono i figli, che ritengono manifestazioni d’amore ciò che invece è manifestazione di possesso… ma sono le cose che si possiedono, non le persone.
Sarebbe già molto importante per le giovani donne riconoscere i segnali di “amore tossico” e stare alla larga da relazioni che diventano spesso gabbie dorate, che poi di dorato hanno davvero ben poco.
La favola della “bella e la bestia” è solo una favola: dentro un uomo-bestia non c’è mai un principe.

Buone feste!

Auguri a tutti quegli uomini e a quelle donne che odiano le feste, che non hanno qualcuno con cui stare bene né in questi né in tutti gli altri giorni dell’anno.

A quelli che non si sentono amati e che desiderano fortemente alcuni momenti di tenerezza, e carezze, e braccia calde che ti sostengono… anche solo per un po’.

Agli uomini ed alle donne cui soprattutto in questi giorni manca qualcuno che non c’è più, che vorrebbero tornare bambini per rivedere un adulto significativo, che possa raccontare ancora quella storia che ci piaceva tanto… ancora una volta.
Alle persone per cui l’amore è sempre altrove, che vagano alla ricerca di qualcosa che non trovano soprattutto dentro sé, cresciuti con adulti anafettivi che non hanno piantato nel loro cuore il seme della speranza, dell’accettazione incondizionata, della fiducia, dell’autostima…
Infine e soprattutto ai bambini che non riceveranno alcun dono, lontani dallo show del Natale, che lottano per sopravvivere e che non hanno un luogo sicuro dove poter stare, che il nostro pensiero ed il nostro abbraccio arrivi soprattutto in tutti gli altri giorni dell’anno.