Archivio mensile:agosto 2017

(Al) La ricerca della felicità

Osservando le persone si ha come l’impressione che siamo mediamente infelici. Sarebbe davvero interessante fare un test scientifico per misurare il grado di felicità e di “sentiment di benessere” delle persone e capire come si modifica nel tempo, se è più o meno “alto” rispetto al passato, se dipende da fattori interni, od esterni…
Probabilmente la felicità dipende molto dalla “percezione della felicità”, dagli standard che ognuno ha, che la collettività sente. Ad esempio, se una persona ha poco di che cibarsi 150 grammi di pasta al pomodoro possono essere felicità pura, ma per altri questo è un pasto “triste” mentre la felicità si raggiunge andando a cena da uno chef stellato.
Felicità dipende quindi dalle aspettative, dallo stile di vita che abbiamo e che vorremmo e da altri fattori che sono per lo più soggettivi e non oggettivi.
Se la felicità è soddisfazione dei bisogni occorre interrogare Maslow, che molti decenni fa ha elaborato la teoria dei bisogni, classificandoli all’interno di una piramide, dove ciascuno di noi tende a salire ma può farlo solo se ha pienamente appagato il “gradino dei bisogni” sottostante. Vediamolo:

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Chiaro che se siamo piuttosto “in fondo alla piramide” i numerosi gradini che conquistiamo ci rendono felici e ci sono molti “step” davanti a noi, se invece siamo piuttosto in alto, ciò che ci manca sarà probabilmente “solo” la nostra autorealizzazione, mentre gli altri bisogni saranno piuttosto “scontati”.
C’è quindi un segreto per la felicità? Forse si, forse la consapevolezza della straordinarietà delle piccole cose è una strada da percorrere per stare bene. Gustarsi un tramonto, un abbraccio, un sorriso, l’amicizia di qualcuno, l’amore autentico di un uomo o di una donna sono attimi preziosi di felicità… probabilmente lei è sempre lì a portata di mano ma chiede la “fatica” di essere colta, di essere vista ma, paradossalmente, la vede solo chi ce l’ha già. Dentro.
È proprio quando non la cerchiamo più in qualcosa o qualcuno di esterno a noi che essa fa capolino tra le pieghe del nostro cuore, perché è già, e da sempre, dentro noi.

M.C.

Pornografia al femminile

Nell’edizione speciale di “Questo è un uomo” troviamo un approfondimento del rapporto (già si parla di rapporto, vedi te…) dei maschi con la pornografia: un mondo in profonda trasformazione, alla portata di tutti. Ma le donne, come vivono (e lo vivono?) il mondo della pornografia?

C’è spazio per un porno al femminile?

Il corriere della sera, in un articolo recente, riporta che il 26% degli utenti dei più famosi siti a luce rosse è donna, ma potrebbero essere molte di più perché quasi tutte si lamentano che il porno è un prodotto studiato appositamente per i maschi, con situazioni che “vengono” (ahia…) subito al dunque senza un minimo di storia o di atmosfera che dia il tempo di entrare almeno un po’ nella parte, immaginare, farsi coinvolgere, dove si vedono solo incontri che non lasciano il tempo di corteggiare, baciare…

E poi le inquadrature, con posizioni improbabili da contorsionista, con uomini superdotati e necessariamente tartarugati e donne dal fisico che sfida le leggi della fisica.

Le donne in fondo lo capiscono che i film porno assomigliano sempre più alla fantascienza e sempre meno alla realtà di persone “normali” composte di uomini e donne straordinariamente comuni, con fisici scolpiti con l’accetta, tartarughe rovesciate ed i peli dove madre natura ha deciso di coltivare.

 

Le “ragazze del porno” è un’iniziativa partita da 10 donne che desiderano esplorare e riproporre una visione del mondo del porno dal punto di vista femminile, che superi finalmente gli stereotipi maschili e che come tali imprigionano gli uomini in visioni del sesso che sono molto lontane dalla realtà.

Le donne non sono quasi mai come le vediamo su “youporn”, desiderano altro rispetto a ciò che gli uomini vorrebbero, hanno differenti fantasie e modalità di vivere liberamente l’erotismo.

Anche nel sesso, inevitabilmente, si scontrano due differenti visioni e vissuti: oggi la sfida è trasformare un possibile scontro in un incontro in cui c’è la libertà di esprimersi e di suggerire al partner tutto quello che ci dà piacere e benessere. Se “farlo” in un certo modo fa stare davvero bene entrambi è sempre ok, mentre alza muri di profonda incomunicabilità proiettare sul partner aspettative e fantasie che sono nei desideri di soltanto uno degli… “attori”.