Tu sei perfetto, non hai un difetto

Tra le più potenti ingiunzioni che le persone vivono e subiscono troviamo la ricerca di perfezione: moltissimi uomini e (soprattutto) donne non si percepiscono fisicamente ok ma si sentono inadeguate, sbagliate, a disagio con un corpo che abitano ma che non vivono.

Da sempre il concetto di “bellezza” cambia, se osserviamo le rappresentazioni figurative maschili o femminili dei secoli scorsi vediamo corpi che ora, con i nostri parametri, definiremmo “brutti”.
L’ingiunzione del femminile è tipicamente: sii bella! Quella degli uomini: sii potente!
Il problema è che siamo bombardati di immagini di donne dal fisico improbabile e dal “modello barbie”, di uomini che hanno il dovere di essere sempre giovani e palestrati (ma questi che si possono permettere giorni di allenamento che lavoro fanno?).
Facile per adolescenti e persone psicologicamente poco strutturate sentirsi troppo magre o troppo grasse, troppo alte o troppo basse, con al pelle troppo chiara o le gambe poco longilinee…
Siamo purtroppo i primi a condannare noi stessi a diete equilibrate e palestra, ai denti bianchi e all’eterna abbronzatura, come se non bastasse mai, come se le rughe non raccontassero di noi, come se le nostre pance senza tartarughe non parlassero delle piacevoli grigliate con gli amici o meglio le gravidanze che hanno “vissuto” i corpi di donne straordinariamente normali.
“Mens sana in corpore sano” dicevano i latini ed è uno stile di vita che possiamo condividere ma cosa significa davvero corpo sano?
Ci giudichiamo, ci sentiamo giudicati; ci sono persone che vedono solo i “difetti” degli altri, le zampe di gallina, la ricrescita dei capelli, un chilo in più e che, senza rendersi conto suggeriscono chirurgi plastici che fanno miracoli, creme per rassodare o coprire “difetti”, palestre per dimagrire e rendere tonici gli addominali, in una gara dove nessuno davvero vince mai.
Evidenziare ciò che non va, correggere le imperfezioni sembra essere il “dovere” di questo millennio, in un continuo “controllo qualità” in cui ci sono moltissimi “fuori standard”.
Non riusciamo a guardare al di là della pelle, a percepire le persone e la bellezza che emanano dal di dentro, ma proiettiamo in loro il nostro sentirsi inadeguati, in un “gioco” in cui diciamo agli altri che sono “sbagliati” perché siamo noi a sentirci imperfetti.
Possiamo (dovremmo?) interromperlo, smettere di vedere le “non conformità” delle persone ed accettarle così come sono, accettarci come siamo, consapevoli che ciò che siamo ci contraddistingue e ci rende unici. Unici.

 

MC

 

 

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