Archivio mensile:marzo 2017

Così eravamo…

Eravamo sempre soldati

e guerrieri

nei giochi di bambini.

Situazioni fantastiche eppure

così vere nei divertimenti

dei nostri giorni assolati.

E giocare tutto il giorno sul prato,

e bere l’acqua fresca dei ruscelli,

mangiare le more dai gelsi

e rubare le ciliegie.

Giorni cari andati e rimasti dentro.

Il richiamo del pranzo

interrompeva solo per un’ora

il correre a perdifiato

tra l’erba più alta di noi,

con la fionda e le pistole,

come gli eroi dei fumetti.

Dentro ogni maschio

c’è ancora e da qualche parte,

quel bambino che era,

un uomo alla ricerca di (ri)trovare

il senso chiaro delle cose

e di questa esistenza.

M.C.

Maschile nel femminile

Le categorie “maschile e femminile” sono oggi molto meno distinte (e distanti) rispetto ai decenni passati. I ruoli sono maggiormente “intercambiabili”, le identità sessuali più consapevolezze personali che non sociali, le differenze di genere hanno una ancora non ben definita sovrastruttura sociale, in una “mescolanza liquida” tra biologia, psicologia e sociologia.
Il maschile infatti non appartiene più, di diritto, agli uomini.
Rimangono delle differenze più o meno marcate in alcuni aspetti, ad esempio uomini e donne hanno un sentire, un percepire ed un vivere le situazioni molto differente: la parte femminile è più abituata (e capace) ad analizzare e vivere i differenti stati emozionali (sia propri che altrui) mentre la parte maschile è maggiormente orientata al fare più che all’ascoltare (ascoltarsi) e questo gli permette di soffrire meno. Di fronte ad una situazione problematica i maschi cercano una soluzione che li tragga quanto prima fuori da questo “impiccio” mentre le donne sono più orientate a capirne i motivi, ad analizzarli, a viversi il disagio di questa situazione.
Ecco che, quando desiderano evitare la sofferenza, le persone attivano la “modalità” maschio, che permette loro di non ascoltare il dolore che spesso viene da lontano, un dolore che crea disagio e causa sofferenza. Il maschile, nel femminile, ha quindi anche il compito di allontanare le donne da situazioni che sono state vissute con grande sofferenza, situazioni che si ripresentano magari dopo molti anni con la stessa intensità di allora, (da punto di vista psicologico il tempo è davvero relativo), e che impediscono di essere serene. Il “qui e ora” è continuamente influenzato (contaminato) dal “lì e allora”.
Le donne con un maschile accentuato, spesso hanno un passato difficile, fatto di amore non corrisposto verso i caregiver, fatto di anaffettività, di adulti incapaci di accudire, di offrire protezione e sostegno. Corazzarsi con il maschile diventa allora una soluzione per proteggersi dalle tempeste emozionali che salgono dal di dentro e dalle persone che ci possono ferire, dalla mancanza di amore rispetto al passato e dal dolore del presente. Può essere una “modalità” che dura qualche tempo, oppure svariati anni, porte chiuse in cui non entra il freddo inverno ma neppure, purtroppo, il tiepido sole della primavera che fa sbocciare nuovi fiori.

M.C.

 

Gli uomini che vorrei!

8 marzo. Festa in cui molto verrà detto e scritto relativamente all’universo femminile ed ai numerosi temi che vi “ruotano attorno”.

Ci sono stati molti passi in avanti, altri restano da fare. Qualcuno ha detto che sarà davvero festa quando non ci sarà più bisogno di una festa della donna, tant’è che non esiste un giorno dedicato dell’uomo.

I “passaggi culturali” e le conquiste sociali avvengono più per passaparola che per decisioni calate dall’alto, le rivoluzioni sono quasi sempre partite dal basso, spesso dalle donne, quelle di oggi “si raccontano” rispetto ai cambiamenti che desiderano per loro, rispetto alle persone che vorrebbero essere.

Tocca a noi, maschi, dirci quali sono gli uomini che vorremmo (essere)…

Gli uomini che vorrei guardano più fuori che dentro di sé, passano dal “io voglio” all’ “abbiamo bisogno”, come coppia, come genitori, come cittadini.

Gli uomini che vorrei rinunciano ad un’ora di palestra per andare con il proprio figlio al parco giochi e tutto questo non è un “peso” ma una scelta.

Gli uomini che vorrei non hanno paura del diverso, dell’omosessuale, del disadattato: sanno che l’inclusione e non l’esclusione fanno di una persona un cittadino.

Gli uomini che vorrei non hanno come scopo principale dell’esistenza “fare tanti soldi”, convinti che all’altare del denaro si può sacrificare qualsiasi regola, valore o persona.

Gli uomini che vorrei hanno deciso di dare voce alle proprie emozioni, anche alla paura, al dolore: non hanno timore di mostrarsi fragili e di manifestare il disagio nel sentirsi inutili, incapaci… capita e ci passiamo tutti.

Gli uomini che vorrei non lasciano che le cose accadono, ma le fanno accadere: non si aspettano che qualcuno faccia qualcosa per loro, ma sono i primi a stringere una mano, a dare un abbraccio, a regalare un sorriso.

Gli uomini che vorrei non giudicano una donna per il suo modo di vestire, non giustificano mai i soprusi verso i bambini, le persone più fragili, non sono convinti di essere un “concentrato di perfezione”.

Gli uomini che vorrei se vengono lasciati si pongono delle domande e non diventano stalker.

Gli uomini che vorrei non sono gelosi delle figlie femmine.

Gli uomini che vorrei non giudicano puttana una donna che non vuole uscire con loro, o una che frequenta un ragazzo più giovane, o più uomini contemporaneamente o…

Gli uomini che vorrei non aiutano nelle faccende di casa, ma si sentono ugualmente responsabili delle pulizie, come dell’educazione dei figli, sono convinti che non ci sono occupazioni tipiche femminili ed altre maschili.

Gli uomini che vorrei…

M.C.

 

Uomini e pornografia

Il rapporto dei maschi con la pornografia viene da lontano ed è in continua crescita per il fatto che la società occidentale è sempre più una società di immagini (e video) di cui si nutre la pornografia ed il maschio è prevalentemente un “visivo”. C’è così abbondanza in internet di materiale pornografico che l’industria stessa del porno è profondamente in crisi: non si vendono più riviste né si producono più nuovi film per il fatto che nessuno più li compra, infatti youporn, pornhub, xvideos e moltissimi altri siti soddisfano ampliamente i desideri voyeristici ed onanistici dei maschi.
Il mondo del porno è,  un universo distante dalla realtà: vi si trovano per lo più uomini con un fisico più che scolpito e donne “improponibili” perché “costruite” su misura per i desideri erotici degli uomini. Il sesso, come lo sport è più bello praticarlo che guardarlo…

Ecco, ironicamente, dieci cose che i maschi hanno imparato dai film porno.
1. Gli uomini non soffrono mai di impotenza o di eiaculazione precoce

2. Le donne sono tutte bisessuali

3. Alle donne piace fare sesso con uomini brutti e di mezza età, quanto con uomini giovani e belli.

4. Le donne ti trovano sempre desiderabile e non aspettano che te!

5. La gente negli anni 70 non poteva fare sesso senza un assolo di chitarra in sottofondo.

6. Le donne amano prendere l’iniziativa e pensano al sesso ogni minuto

7. Bastano pochi secondi per conoscere e fare sesso con una donna (che non aspettava altro!)

8. Le donne non hanno mai mal di testa o le loro cose.

9. Gli uomini non devono offrire cene o regalare anelli per “averla”.

10. I rapporti sessuali durano al massimo sei minuti (compresi i preliminari)
(liberamente tratto dal forum di “Bodyweb”)

Il mondo del porno può essere un momento di passaggio in alcune fasi della vita o un “corollario” del rapporto di coppia (se ad entrambi piace), può essere considerato invece un aspetto “patologico” se diventa l’unico “spazio erotico” che un uomo frequenta e che impedisce di vedere la bellezza (anche fisica) che ogni donna esprime.

M.C.

 

Vincere o divertirsi

Qualche giorno fa ho accompagnato mia figlia in palestra per “giocare a basket” . In realtà, visto la tenera età dei bambini (circa sei anni), l’allenatrice li fa divertire con giochi propedeutici e con grande gioia dei piccoli. Uno dei giochi di quel pomeriggio consisteva nel muoversi in modo casuale correndo all’interno del campo ed al fischio saltare dentro uno dei cerchi disposti per terra casualmente. La quantità dei cerchi era di un numero inferiore a quello dei bambini, per cui ad ogni turno un bambino rimaneva “fuori” e si sedeva in panchina a tifare per gli altri rimasti in gara.

I genitori presenti guardano attenti, divertiti, senza giustamente intervenire. Ma non lei, la mamma di Lucia, che suggerisce alla figlia di stare sempre vicino ad un cerchio in modo che al fischio possa entrarci velocemente e rimanere così in gioco. Gli altri bambini si muovono quindi come da indicazioni, lei invece no e cammina piano attorno al cerchio di plastica.

Sicuramente la mamma lo fa per “aiutare” la figlia, per insegnarle i “trucchi della vita” e vincere. Evidentemente per la madre vincere è davvero importante, più di giocare e divertirsi, perché ritiene che si sta bene solo se si vince, se si arriva prima degli altri, utilizzando la nostra intelligenza, utilizzando dei trucchi…
Quando Lucia all’ultimo “giro” viene superata da Manuel ed entra nel cerchio per seconda capisce di aver perso e scoppia in un doloroso pianto. Va dalla mamma che la consola, senza rendersi conto che i messaggi che con quel comportamento sono arrivati alla figlia potrebbero essere:
1)se io (madre) non ci sono non sei in grado di giocare, ti dico io come fare per…
2)l’importante è vincere, solo vincendo ci si diverte
3)se vuoi vincere devi farti furba… a scapito degli altri
4)perdere è davvero un dramma

Troppe volte noi genitori proiettiamo sui figli le nostre aspettative, le frustrazioni, le delusioni, chiedendo loro che siano, in qualche modo, il nostro riscatto, al nostra seconda opportunità.

Ma è la loro vita, non la nostra.

I bambini ci guardano.

M.C.