Archivio mensile:febbraio 2017

Quando lei se ne va…

Capita, è capitato a tutti gli uomini, che lei chiuda la porta e se ne vada, dopo anni di convivenza o matrimonio. Le statistiche dicono che sono più le donne che gli uomini a chiedere la separazione, a dire: “adesso basta!”.
Le donne prevalentemente ci pensano per molto tempo, se vivono una relazione “importante” non scelgono di andare sull’onda emozionale, a meno che non ci siano uno o più episodi molto gravi che le fa fuggire da una situazione che può mettere in pericolo la propria vita o quella dei figli. E questa fine, sempre secondo l’Istat, arriva dopo un tempo sempre più breve, dal 2005 sono infatti più che raddoppiate le separazioni entro i primi 10 anni di matrimonio.
Ma come reagiscono gli uomini?
A volte stupiti. I maschi, prevalentemente, tendono alla “legge dell’inerzia” cioè a far andare le cose così come stanno, senza modificare il “flusso delle situazioni”, e se in qualche modo percepiscono del disagio da parte della donna tendono a considerare questo come una situazione “normale” che si risolve senza alcun intervento: gli uomini infatti hanno molta fiducia che le cose si risolvano da sole… Non accade mai.
Altre volte ne sono felici. Finalmente lei ha preso una scelta che il maschio non ha il coraggio di fare, con notevoli vantaggi: lui può fare la vittima (lei mi ha lasciato…), lui subisce la separazione e si sente in diritto di avere più vantaggi (economici o altro) da questa situazione, lui è il “povero” marito abbandonato al suo (triste) destino.
Alcuni non sanno come reagire, quasi non ne sono in grado, e si piangono addosso, si sentono delle vittime ingiuste di una decisione che non condividono, e vorrebbero riavvolgere il nastro, magari per “riparare” ciò che non è più possibile aggiustare, perché quando una donna prende una decisione così, raramente torna indietro.
Altri ancora si arrabbiano moltissimo: rompono le cose, alzano le mani e si ribellano con tutte le loro forze ad una decisione che li colpisce nell’orgoglio e li ferisce come partner, ed iniziano una guerra che dà senso alla loro esistenza, una lotta in cui lei è al centro dei pensieri, delle azioni, dell’odio che riempie il cuore ed il tempo. Una “guerra” che coinvolge figli, parenti, amici e che lascia a terra solo sconfitti, tattiche di battaglie e guerriglia che servono a tenere legata la persona a noi, perché lei se ne sarà pure andata, ma non certo dai nostri pensieri, che sono perennemente sulla stronza.
Altri ancora cercano di capire, di prendersi le proprie responsabilità, perché quando una donna se ne va i motivi ci sono, e nella coppia le responsabilità di ciò che accade sono sempre condivise. A volte questo è il motivo per un confronto profondo e di crescita.

Magari lei se ne va comunque, ma così facendo questa situazione viene vissuta con più consapevolezza, come una situazione che insegna (a chi vuole imparare).

M.C.

Cosa sappiamo sulle donne???

Cosa dobbiamo assolutamente sapere sulle donne:

La vita si impara, giorno dopo giorno, con un manuale di istruzione sempre troppo scarno e che non contempla mai ogni avvenimento che ci accade. Dovremmo vivere due o più vite per sapere cosa era meglio fare o scegliere quel giorno oppure in quel momento…
Rispetto al femminile poi… potremmo scrivere una Treccani dall’anno della fondazione fino al prossimo millennio, eppure riusciamo a dire poco, troppo poco, ed ogni uomo poi commette con le donne gli stessi errori da generazioni fino ad Adamo.

Proviamo a riassumere quelle poche cose che abbiamo o dovremmo aver imparato sulle donne.

1) Una donna sarà sempre davanti a te. Per quanto tu sia agile come una faina e furbo più di una volpe, quando lo hai pensato, lei lo ha già elaborato cento volte, e se vedi una donna dietro di te, significa che è così avanti che ti sta doppiando. “Quindi, regola n°1: mai pensare di arrivarci prima di una donna.
2) NON LA PUOI CAPIRE! Smettila di spremerti quei due neuroni, non puoi capire ciò che neppure al buon dio è incomprensibile, accettala per come è senza darti spiegazioni semplicemente perché spiegazioni non ce ne sono! Se vuoi fare un tentativo, fai finta di capire una donna come fingi di comprendere la formula e=mc2 .
3) La sua memoria batte la tua 6 a 0! Ogni cosa che le accade diventa automaticamente “salva col nome” e verrà archiviata nel suo cervello da 1000 terabyte per essere usata contro di te in qualsiasi momento.
4) Lei non è come te e non può neppure comprenderti fino in fondo, ma stai sicuro che capisce più lei di te che tu di te… Quindi: non vive le situazioni come te, non sente quello che senti tu, è diversa… è chiaro stò fatto?
5) Le sue profondità psicologiche, dell’anima e di ragionamento curvano lo spazio e vanno oltre la dimensione spazio-temporale. Lei arriva dove tu neanche riesci a guardare. Lo so che è un casino quando ti fa dei discorsi che non capisci o a cui non sai rispondere. Un suggerimento? Fingiti morto.
Non ci sono soluzioni vero? No, e neppure indicazioni o uscite di emergenza. Ma così è, se ti pare.

M.C.

Uomini Seduttori

Ci sono uomini altamente seduttivi, che utilizzano molta energia e risorse per attirare a sé le persone.
Esiste una seduzione “SANA” che normalmente chiamiamo fascino e che non è per nulla manipolatoria: ogni persona possiede un suo unico e speciale “fascino” che risiede soprattutto negli occhi di chi guarda, per il fatto che tendiamo a proiettare sulle persone ciò desideriamo vedere, ciò che vorremmo trovare, un fascino quindi che è composto da un cocktail di aspetto fisico, simpatia, profumo, movimento, uso dei congiuntivi e tante altre sfaccettature che rendono straordinariamente irripetibile ciascuno di noi.

Capita di incontrare uomini molto seduttivi nel senso etimologico della parola, che desiderano fortemente condurre a sé (sedurre) sia gli uomini ma soprattutto le donne.
Dagli uomini desiderano essere ammirati, invidiati, magari idolatrati: solitamente infatti sono molto simpatici ed affabili, brillanti, pronti ad offrire un aperitivo o una cena per far colpo e cercando di attivare una relazione up-down dove loro, naturalmente, sono up e tu un “caro amico” finché resti down.
Ma con le donne danno davvero il meglio di sé, ne sono affamati ed assetati, praticamente bulimici e le conquiste non bastano mai: hanno tecniche seduttive più affinate e raffinate di un Casanova, sono sempre brillanti, simpatici, gioviali, a volte poeti altri sportivi di razza, sono in grado di citare Dante e subito dopo commentare l’ultima puntata di uomini e donne, ti portano a cena nel ristorantino che solo loro conoscono ed hanno sempre lavori importanti, amici importanti, situazioni interessanti…. Tutto perché lei possa dire: “wow, che uomo”! E se ne possa innamorare perdutamente.
A quel punto il seduttore ha un orgasmo di autostima, è felice perché ha raggiunto il suo scopo, perché l’innamoramento innalza l’oggetto d’amore e lo porta nell’olimpo degli dei, lo rende perfetto e bellissimo e tutti gli “issimo” del mondo.
Ma come (quasi tutte) le cose belle dura poco e quindi ben presto il seduttore troverà modi eleganti ed indolori (per lui) per sganciarsi dalla malcapitata ed avere tempo ed energie per un’altra potenziale “vittima”. Il seduttore sa come conquistare ma sa anche come lasciare ed è un “maestro” in entrambe le situazioni, in ogni caso la malcapitata ne uscirà piuttosto malconcia, chiedendosi come mai questa situazione magica è durata così poco, perché lui si sta allontanando spiegabilmente e magari sentendosi in colpa (è una delle tecniche che funzionano meglio) perché lui non si fa più vivo.

Il seduttore, se lo conosci, lo eviti.

 

M.C.

Uomini e dipendenza affettiva

L’amore romantico è una “scoperta” piuttosto recente e se ne parla da quando le persone sono in grado di risolvere i problemi legati all’esistenza, come il procacciare il cibo, ed hanno la necessaria serenità di possedere delle sicurezze come una casa, un reddito, dei mezzi per affrontare il presente.
Difficile pensare all’amore che ti fa togliere il respiro se hai la pancia vuota, o l’ansia delle bollette da pagare…

L’amore che viviamo dipende quasi sempre dall’amore che abbiamo vissuto: dal giorno della nostra nascita (ed anche prima) siamo stati catapultati in un ambiente affettivo composto da “caregiver” con una specifica modalità di sostenerci e prendersi cura di noi.
Questi adulti hanno usato per ciascuno di noi un “linguaggio” che diventa la nostra “lingua madre” rispetto all’amore.

Sostanzialmente, se abbiamo avuto degli adulti significativi che ci hanno amato in modo incondizionato e senza ricatti affettivi avremmo facilmente attivato uno stile di attaccamento sicuro, che ci ha riempito di amore autonomo, che non ha bisogno di elemosinare attenzioni, carezze, riconoscimento, che ci fa stare in piedi da soli senza il profondo bisogno di appoggiarci a qualcuno, per riuscire a stare in piedi.

Le persone, gli uomini, che soffrono della dipendenza affettiva si sentono sempre a disagio nello stare da soli, come se gli mancasse sempre qualcosa, e quindi sentono fortemente il bisogno di avere qualcuno che li ascolti, che li abbracci, che li accarezzi: sono persone molto emotive, spesso fragili, che prediligono il contatto fisico di cui hanno bisogno come l’aria… e cercano carezze, abbracci, baci in modo continuo da chiunque glieli possa dare, con il rischio di scendere a compromessi deleteri e relazioni “malate” pur di avere tutto questo, senza essere consapevoli che non bastano mai.

L’amore non basta mai se non siamo noi a farlo bastare.

M.C.

 

Faccio quel c…o che mi pare!

Nella cultura occidentale degli ultimi decenni si aggira una nuova tipologia di maschio: l’”homo solitarius”… di chi stiamo parlando?

L’uomo “che basta a se stesso” potrebbe essere un quaranta – cinquantenne (o più) separato, con i figli che stanno crescendo o già grandi, oppure il “single per scelta” che un tempo avremmo definito “scapolone”, un maschio che ha sufficientemente serenità economica per vivere da solo e che gode di questa libertà a cui non vuole assolutamente rinunciare: la libertà di fare quello che vuole, come lo vuole, quando lo vuole… un eremita con tanti amici, amiche, scopamiche, contatti facebook, cene, feste, incontri sportivi, o culturali, scuole di ballo o yoga, corso di cucina o di sommelier…

Qualcuno li ha definiti: “uomini Mediolanum” che, come la “banca costruita attorno a te”, hanno un mondo costruito attorno a sé ed il cui unico obiettivo è “stare bene io”, per cui l’altro (persone, oggetti, situazioni) sono funzionali al farmi stare bene. Mi fa stare bene? È ok, sennò…. No!

Fuggire ed evitare le situazioni poco o per nulla piacevoli (in cui io sono l’unità di misura della piacevolezza) diventa l’attività principale di questi uomini che non hanno tempo ed energie per prendersi cura di figli, mogli o ex mogli, vicini di casa o parenti che hanno bisogno di una mano, anche solo di quattro chiacchiere… in realtà questi maschi non ascoltano nessuno se non i propri desideri che vogliono soddisfare (naturalmente) tutto e subito. Non c’è tempo per l’attesa, non c’è spazio alla necessaria sofferenza per raggiungere un obiettivo o per stare con una persona anche dopo la primavera dell’amore, quando tutto è così bello e fantastico, e lei mi vede come l’uomo più desiderabile del mondo.

Definirlo uomo-narciso sarebbe forse riduttivo, perché questo tipo di maschio ricorda in qualche modo il bambino che è al centro della propria esistenza con il suo vissuto, le sue emozioni, i suoi disagi. Ciò che prova lui è davvero l’unica cosa che conta e tutto il resto, in qualche modo, non esiste. Questo va bene se ha meno di dieci anni, molto meno se ne ha più di venti.

Mauro Cason.