I nuovi poveri

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Il matrimonio non è solo un affare di cuore, ma anche di portafogli.

La formula ascoltata durante la cerimonia del “giorno più bello” della vita recita: “i coniugi sono obbligati a contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità di lavoro e professionale.” Questo accade, normalmente, durante il matrimonio… ed anche dopo.

Il divorzio è un affare da ricchi sostiene qualcuno, in effetti separazione e divorzio causano spesso situazioni di profondo disagio, tanto che alcuni decidono di fare i “separati in casa” per (con)dividere le spese correnti, altri fanno buon viso a cattivo gioco e cercano di “andare avanti” in qualche modo.

Ritengo sia un errore giudicare le decisioni di ciascuno rispetto a questo problema: è sempre difficile decidere di andare, è sempre difficile decidere di rimanere; ma quando “si va” quasi sempre lo “status economico” peggiora, spesso sensibilmente.

Ne fanno i conti donne che non vedono riconosciuto, e soprattutto corrisposto, l’assegno per i figli e uomini che tra spese processuali, assegni, mutuo e crisi economica sono diventati i “nuovi poveri”.

Qualcosa si è fatto e si sta facendo, alcuni comuni hanno predisposto alloggi specifici per i padri che non hanno casa perché non si possono permettere un affitto, né tantomeno un mutuo; alcuni professionisti, come gli Avvocati di Strada, prestano la loro consulenza gratuitamente a chi non ha un reddito; anche l’Istat rileva un notevole aumento dei padri separati che di colpo si sono trasformati in senza fissa dimora, ed è da considerarsi tra i dati più allarmanti di questo ultimo decennio.

Nella misura in cui un uomo non ha più un lavoro e non riesce a trovarlo nonostante le diverse ricerche, incorre nel rischio della perdita della propria autostima, i maschi si riconoscono più per quello che fanno che per quello che sono, conseguentemente, a causa di questa fragilità, si sentono inutili e spesso precipitano in due atteggiamenti che sono due facce della stessa medaglia, diventano apatici e depressi oppure cadono nelle dipendenze (da gioco, da alcol, da sostanze) con delle inevitabili ripercussioni sulla famiglia in termini economici in primis e poi di litigi e violenze.

Le opportunità e gli strumenti per chiedere aiuto ci sono, quando un amore finisce le responsabilità non sono mai solo da una parte, ma c’è sempre un concorso di colpa. Se siamo convinti che le nostre disgrazie dipendono sempre da qualcun altro non ci resta che piangere, disperarci o arrabbiarci, ma se siamo convinti che siamo noi i principali protagonisti della nostra esistenza allora possiamo (dobbiamo) trovare anche la forza per sopravvivere, e vivere.

E questo fa, un uomo.

 

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