Il bullismo

Screenshot 2016-11-03 10.53.46.png

E’ un tema di cui si parla diffusamente e che desta particolare preoccupazione ai genitori oltre che, naturalmente, alle vittime di bullismo.

Proviamo a distinguere con quali modalità e situazioni si attiva questa relazione up-down (dominatore dominato):

1) Vessazioni fisiche con spintoni, schiaffi, sgambetti, calci ecc, sia da parte di un singolo che di un gruppo (branco);

2) Vessazioni verbali che mirano a denigrare la vittima con frasi del tipo: sei brutto/a, sei grasso/a, non capisci niente, sei una checca ecc.;

3) Vessazioni “sociali” in cui la vittima viene esclusa da tutte le attività “piacevoli” dei compagni, come una partita, una festa, un ritrovo per i compiti;

4) Cyberbullismo. L’utilizzo dei social (come Facebook, Ask, Snapchat ecc.) per denigrare unendo le vessazioni sociali a quelle verbali: in questo caso tutto viene amplificato dalla rete e le vittime vengono prese di mira da moltissimi cyber bulli che dietro uno schermo si sentono più protetti ed autorizzati ad usare “calibri da 90” per offendere;

5) Sexual bullyng (bullismo sessuale) che mira a vessare le vittime tramite la “leva sessuale” facendo vergognare o ridicolizzando l’aspetto fisico delle coetanee (il 75% del bullismo sessuale ha come vittime ragazze). Moltissime persone (soprattutto i ragazzi) non si rendono conto del dolore e del danno che arrecano alle vittime, spesso lo credono un gioco, un modo malato per “fare squadra” tramite pesanti critiche sull’aspetto fisico e sul modo di vestire, soprattutto, delle coetanee.

 

E’ importante dire che il bullismo è sempre esistito, in qualche modo era una “selezione naturale” tra chi “rimaneva indietro” e chi invece “riusciva”.

Anche durante il servizio militare esisteva il “nonnismo” ed era una serie di pratiche vessatorie con lo scopo di far crescere in fretta la giovane recluta per fare in modo che fosse preparato alle difficoltà della vita militare. Celebre la scena del film Fury, ambientato negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale dove il sergente comandante del carro armato fa uccidere alla giovane recluta un militare tedesco inerme, affinché diventi subito un soldato in grado di combattere e sparare senza esitazioni.

La psicoterapeuta Margherita Spagnuolo sostiene che “chi si comporta da bullo, contrariamente alle apparenze, non è una persona forte e sicura di sé ma esprime insicurezza e scarsa autostima. E come le proprie vittime ha bisogno di aiuto, di non essere condannato senza appello e isolato, anche perché, in molti casi, la responsabilità del suo comportamento non è completamente sua, ma in buona misura anche dell’ambiente familiare e sociale”.

Non si tratta, quindi di un rapporto up-down, ma down-down.

Il Bullo o la Bulla sono spesso le prime vittime del bullismo che vivono a casa con dei genitori che svalutano, criticano per l’aspetto fisico o per gli insuccessi scolastici, ambienti difficili in cui c’è molto disagio e malessere. Il bullo ripropone “semplicemente” ciò che vive, parla il linguaggio che ha appreso.

Noi adulti abbiamo quindi un’importante responsabilità nei confronti dei bambini, che è quella di farli crescere nell’accettazione del diverso, dell’Altro come Altro da me, e che altro non significa sbagliato, ma solo diverso, e la diversità è un valore.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...