Archivio mensile:novembre 2016

Uomini e disagio esistenziale

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Ci sono uomini profondamente a disagio, angosciati da un’esistenza che non riconoscono più come accettabile, uomini che vorrebbero non esistere, che vorrebbero perdersi nei meandri della nebbia del nulla, sparire da tutto e tutti ed allontanare, una volta per tutte, quell’angoscia che li destabilizza.

Il ricorso a psicofarmaci da parte dei maschi sta aumentando in modo sensibile: gli uomini negli ultimi decenni stanno sperimentando, probabilmente per la prima volta nella storia, il disagio di vivere, emozioni e sensazioni che prima erano riservate solo ai poeti, ai musicisti, agli artisti in genere… oppure ai gay.

Ci sono quindi uomini implosivi, che “assorbono” rimproveri, critiche, ingiunzioni e li trasformano in polvere d sparo, ed accumulano… accumulano. Ognuno ha una polveriera più o meno grande, una riserva che è sempre a rischio di esplosione, e più è grande la quantità di polvere, maggiore sarà la deflagrazione e i danni che quest’uomo farà. A sé e alle persone attorno a sé.

Gli uomini sono per lo più esplosivi, nel senso che il disagio, la rabbia che sentono la “buttano fuori”, se ne liberano e stanno meglio, eppure ci sono uomini perennemente arrabbiati, che sentono un disagio immenso e non riescono mai ad esaurire questa enorme miniera di negatività: la percepiscono attorno a sé perché in realtà ne è pieno il loro cuore, criticano tutti perché sono stati per primi criticati e si sentono inferiori agli altri, in una visione del mondo che è sempre up-down, in cui c’è sempre qualcuno che è più in gamba di qualcun altro, c’è sempre un Fantozzi da far sentire merdaccia.

Le critiche e le ingiunzioni ricevute da bambini sono macigni pesanti che condizionano inesorabilmente la visione del mondo di ciascun soggetto. Se a casa ci hanno insegnato che “gli altri” sono inaffidabili, incompetenti, sbagliati, brutti, cattivi, bugiardi, neri, froci ecc. faremo molta fatica ad essere obiettivi e a capire che ci sono sì persone da evitare, ma anche persone a cui aprire il cuore, a cui permettere di entrare dentro di noi e danzare la sinfonia della vita.

Lo sanno bene gli insegnanti, è facile intuire che ambiente familiare c’è dietro un alunno e, casualmente, alle spalle di un bambino problematico esiste quasi sempre un adulto problematico. C’è quindi una grande responsabilità, di noi adulti e di noi maschi, la responsabilità di pensare a noi, al nostro benessere interiore, a capire il motivo del nostro disagio, a crescere e diventare adulti: i bambini non possono essere educati da altri bambini…

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo

L’uomo Narciso

Il “narciso” è una tipologia di maschio piuttosto diffusa, che sta trovando molto seguito nel maschio di questi decenni, è il “prodotto degenerato” della femminilizzazione del maschio e della società occidentale. Possiamo in qualche modo definirlo l’antitesi del guerriero, dell’uomo proiettato all’esterno e che combatte per valori come la libertà, la giustizia, la sopravvivenza.

Il Narciso è un uomo indubbiamente affascinante, molto seduttivo, è presente e coinvolgente, un uomo che si (pre)occupa per la donna che ama (?)…. Facile cadere nelle sue spire e sentirsi una privilegiata, una principessa, una donna al centro dell’attenzione. Peccato che in realtà il Narciso vede sempre se stesso riflettuto nelle persone che incontra, negli oggetti che sono parte di sé, che sono sé e dai quali non riesce ad allontanarsi.

Facile riconoscere un uomo che ha una parte “bambino” ancora molto presente e prepotente, il bambino che vuole tutto per sé, che vuole tutto e subito, che è al centro del suo mondo, che non è in grado di entrare in empatia con le persone, di condividere, di percepire qualcosa che non senta lui, dove il suo sentire è l’unico che conta.

Accettabile fino agli otto anni…. Dopo no.

Il Narciso annulla psicologicamente le donne che ama, fa in modo che pensino come lui, che lo adorino, che non possano fare a meno di lui, che dipendano da lui, costruisce un mondo perfetto con un ego grande come un pianeta dove lui, moderno “re sole” è al centro dell’universo: non sono ammesse amicizie al di fuori di lui, non sono permessi pensieri che non condivida, non sono tollerabili decisioni che non vengano da lui, che tutto sa, che tutto conosce, che tutto prevede.

Il narciso addormenta la mente, le forze e soprattutto l’autonomia delle donne che frequenta, beninteso più di una perché l’adorazione non è mai troppa, i “like” mai sufficienti, i “mi piaci” indispensabili come battiti cardiaci.

Ebbene, se qualche uomo si riconosce in questa descrizione è invitato a nascondere, almeno per una settimana gli specchi di casa. E di farlo ora.

Se una donna riconosce in questo articolo l’uomo che frequenta o con cui abita è caldamente invitata a spegnere immediatamente il computer e di prendere una valigia, infilare quelle poche cose che sono necessarie e di mettere tra lei ed il Narciso una distanza raggiungibile solo dopo cento anni luce di viaggio. Solo così potrà salvarsi e ricominciare a vivere.

Il narciso… se lo conosci, lo eviti!

Mauro Cason.

Il dettaglio che conta

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Uomini e donne guardano e si guardano in modo differente. Non tratteremo qui la prospettiva femminile lasciandola ai commenti delle lettrici, mentre ci soffermeremo su quella maschile, a noi più familiare…

Il mondo occidentale ha veicolato ed addomesticato l’istinto con l’uso delle buone maniere; siamo una società di persone perbene che ha dimenticato il rapporto con la natura e la nostra profonda essenza di maschi, ce ne siamo pericolosamente allontanati, la consideriamo sbagliata, inappropriata.

Quando rimuoviamo ciò che appartiene alla nostra autentica identità andiamo contro la nostra natura e questo provoca disagio, tensioni profonde, come fa il sottosuolo quando accumula energia che poi spigiona con terremoti… sempre distruttivi.

Non ascoltarci e capirci ci fa male, a volte quando lo facciamo sentiamo una tristezza ed un’angoscia di fondo a cui non sappiamo dare un nome e  che cerchiamo di “coprire” con il rumore ed il movimento: il lavoro, gli amici, le donne. Siamo quindi sempre di fretta, sempre a fare qualcosa, sempre con un obiettivo da raggiungere.

Ma quando, nel silenzio facciamo spazio alla nostra natura autentica, all’energia ed al desiderio che sentiamo non possiamo che chiamarlo per nome e chiamare per nome significa fare proprio, dargli uno spazio ed un significato.

Non è un caso che Dio nel paradiso terrestre abbia chiesto ad Adamo di dare un nome agli animali ed alle piante, non è un caso che noi genitori decidiamo il nome dei nostri figli… dare il nome significa dare dignità di esistenza, significa mettere un sigillo che ci lega indissolubilmente a quella persona, alle emozioni che sentiamo, a ciò che indissolubilmente ci appartiene.

L’intensità e la potenza dell’energia e del desiderio è ciò che contraddistingue il maschio dalle femmine… gli uomini sono programmati per penetrare, lo sentono come un richiamo lontano, un’onda che ti travolge e trascina.

La vista è, per i maschi, la porta principale di accesso al mondo, soprattutto quello dell’eros, ma anche il profumo unico e straordinario della sua pelle, il suono della sua voce… lei è unica ed un uomo ama l’unicità di una donna (o di un altro uomo) senza desiderare altro rispetto a quello che è oggi… l’incontro autentico e potente avviene tra due anime che attraversano il corpo e si sfiorano.

Anche questo fa di un uomo un Uomo

 

 

 

 

La rabbia

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La rabbia è una delle poche emozioni primarie che possediamo, che ciascun essere umano vive al di là di razza, sesso, religione, estrazione sociale. La proviamo sin da piccolissimi quando ci arrabbiamo se non ci arriva ciò che desideriamo, quello di cui abbiamo bisogno un quel preciso momento, come il seno materno, cure, cibo. Il bambino, ed in teoria solo lui, vuole tutto e subito e se non lo ottiene si arrabbia, manifestando un profondo disagio e cercando di capire cosa succede attorno a sé quando manifesta questa emozione.

La rabbia è funzionale per reagire a situazioni di pericolo ed attivarci per attaccare o fuggire, una sensazione che mette in circolo l’adrenalina e che, come Hulk, ci permette di uscire da situazioni che mettono in pericolo la nostra esistenza, la sopravvivenza.

La rabbia si apprende.

Oltre ad essere una reazione naturale ed istintiva si impara dall’ambiente in cui viviamo o siamo vissuti, dalle attenzioni che abbiamo avuto o meno dagli adulti che si sono (o meno) preso cura di noi.

Siamo stai educati con amore o con timore? I nostri “caregiver” hanno ascoltato la nostra rabbia oppure l’hanno repressa? Sono stati in grado di riconoscerci ed entrare in empatia con noi? Erano solitamente arrabbiati o amorevoli con noi?

Rispondendo a queste “semplici” domande possiamo capire come viviamo la rabbia, se siamo in grado di trasformarla in spinta propulsiva per “andare avanti” oppure essa distrugge noi, rabbia implosiva, o le persone che ci stanno vicino, rabbia esplosiva.

La rabbia va ascoltata, va comunicata, possiamo dire alle persone che siamo arrabbiati con loro ed il motivo per cui lo siamo: non occorre urlare o rompere qualcosa, possiamo esprimere questa emozione senza che ci destabilizzi fino a farci diventare un mostro. Si può fare e, normalmente, questo aumenta di molto la qualità delle relazioni.

La rabbia esiste dentro noi anche se non la manifestiamo, e se non la vogliamo vedere si manifesta con la forza distruttiva di una pentola a pressione… meglio lasciare sempre lo sfiato aperto in modo che esca in modo gestibile… ci sono persone invece che accumulano polvere da sparo, e poi, quando esplodono, sono distruttive come bombe…

Ci sono uomini perennemente arrabbiati, quelle con i lati della bocca rivolti sempre verso il basso, che hanno “assorbito” così tanta rabbia da parte di adulti che li hanno svalutati, denigrati, spesso picchiati, tanto che a volte non basta una vita intera per “scaricare” tutto quello che hanno accumulato, assorbito.

E poi ci sono uomini che nonostante abbiano conosciuto la rabbia decidono di non vivere sempre incazzati con qualcuno, che non vale la pena bruciare energie per un sentimento che serve sì a vivere ma a vivere male. Ci sono persone che trasformano e si trasformano per abbandonare la rabbia negativa e per direzionare l’energia che percepiscono magari nello sport, nella musica o nel lavoro oppure in un progetto entusiasmante.

Anche questo fa di un uomo un Uomo

 

Uomini e social network

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Qualcuno ha definito il web come un “acceleratore di particelle”, una realtà virtuale (che è un ossimoro –come copia originale– ma nessuno lo dice) in cui le persone, uomini e donne, esprimono il meglio ed il peggio di sé, amplificando in qualche modo ciò che sono, “luoghi” dove (ri)specchiarsi, cercare ciò che si desidera trovare, proiettare ciò che ci appartiene…

La facilità con cui in modo immediato e semplice si accede alla rete ed ai siti o app social è disarmante, basta un tocco sul nostro smartphone e si è in contatto, ma solo in teoria, con un numero illimitato di persone.

Proviamo a suddividere l’universo degli incontri sul web in categorie per districarci nel “mare magnum” di internet. Troviamo quindi:

  1. Social network in cui troneggia Facebook con i suoi 25 milioni di iscritti solo in Italia, a seguire (ma molto da lontano) Twitter, Google + ed altri minori
  2. Chat come il famoso Badoo, oppure it o ancora Speedychat.it
  3. App come Tinder e Snapchat o ancora Lovoo oppure Zoosk, semplici, immediati, dove avere un contatto subito, e magari un appuntamento già stasera.
  4. Siti specifici di “dating” che servono ad incontrare persone per instaurare una relazione amorosa, come il famoso Meetic seguito da Onedate, oppure Adultfriendfinder orientato ad incontri a scopo sessuale, o Ashley Madison che con la massima discrezione mette in contatto persone che desiderano un’avventura extraconiugale.

Le persone, gli uomini, si creano lì un avatar, un personaggio che in qualche modo rappresenta ciò che vorrebbero essere, ed il web diventa spesso il spazio privilegiato dove è davvero più semplice socializzare, un luogo dove solitamente gli uomini vi cercano l’amore, più spesso il sesso. Se vogliono un amico ce l’hanno già, ed è il compagno dell’asilo o delle scuole medie, al massimo del liceo, quello con cui giocano a calcetto, o vanno a pescare o con cui si guardano la partita della (stessa) squadra del cuore con una terrina di spaghetti alla carbonara, qualche birra e “rutto libero”.

Un’amica? E a che serve? E poi come si fa ad essere amico di una donna? L’amicizia tra uomo e donna è un mistero più oscuro del terzo segreto di Fatima. Meglio lasciar stare o non basta una Treccani per discutere e cercare di capire…

Il rovescio della medaglia è che con tutti questi sistemi è molto più facile controllare ed eventualmente pizzicare il partner che flirta con un’altra donna: il web lascia moltissime tracce, per non parlare dei “vecchi” sms, delle notifiche di WhatsApp, della cronologia dei siti web visitati… sono moltissimi infatti i divorzi che hanno come causa il web ed i social in particolare: alcuni avvocati divorzisti sostengono che social e app di messaggistica sono responsabili di più del 40% delle separazioni.

Specialiste nello scovare le “corna” sono, neanche a dirsi, più spesso le donne (anche over 50) che riescono a stanare i passi falsi tecnologici dei mariti o compagni, indovinando password, facendo screenshot delle conversazioni, reperendo foto e persino controllando i movimenti col Gps. Gli uomini, invece, hanno spesso (consciamente o meno) la “sindrome di pollicino” e non cancellano quasi mai messaggi e foto compromettenti”, anche se cancellare tutto può sortire l’effetto contrario, perché “una tabula rasa improvvisa è più sospetta di mille chat”… mai pensare di essere più furbo di una donna!

 

 

Il bullismo

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E’ un tema di cui si parla diffusamente e che desta particolare preoccupazione ai genitori oltre che, naturalmente, alle vittime di bullismo.

Proviamo a distinguere con quali modalità e situazioni si attiva questa relazione up-down (dominatore dominato):

1) Vessazioni fisiche con spintoni, schiaffi, sgambetti, calci ecc, sia da parte di un singolo che di un gruppo (branco);

2) Vessazioni verbali che mirano a denigrare la vittima con frasi del tipo: sei brutto/a, sei grasso/a, non capisci niente, sei una checca ecc.;

3) Vessazioni “sociali” in cui la vittima viene esclusa da tutte le attività “piacevoli” dei compagni, come una partita, una festa, un ritrovo per i compiti;

4) Cyberbullismo. L’utilizzo dei social (come Facebook, Ask, Snapchat ecc.) per denigrare unendo le vessazioni sociali a quelle verbali: in questo caso tutto viene amplificato dalla rete e le vittime vengono prese di mira da moltissimi cyber bulli che dietro uno schermo si sentono più protetti ed autorizzati ad usare “calibri da 90” per offendere;

5) Sexual bullyng (bullismo sessuale) che mira a vessare le vittime tramite la “leva sessuale” facendo vergognare o ridicolizzando l’aspetto fisico delle coetanee (il 75% del bullismo sessuale ha come vittime ragazze). Moltissime persone (soprattutto i ragazzi) non si rendono conto del dolore e del danno che arrecano alle vittime, spesso lo credono un gioco, un modo malato per “fare squadra” tramite pesanti critiche sull’aspetto fisico e sul modo di vestire, soprattutto, delle coetanee.

 

E’ importante dire che il bullismo è sempre esistito, in qualche modo era una “selezione naturale” tra chi “rimaneva indietro” e chi invece “riusciva”.

Anche durante il servizio militare esisteva il “nonnismo” ed era una serie di pratiche vessatorie con lo scopo di far crescere in fretta la giovane recluta per fare in modo che fosse preparato alle difficoltà della vita militare. Celebre la scena del film Fury, ambientato negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale dove il sergente comandante del carro armato fa uccidere alla giovane recluta un militare tedesco inerme, affinché diventi subito un soldato in grado di combattere e sparare senza esitazioni.

La psicoterapeuta Margherita Spagnuolo sostiene che “chi si comporta da bullo, contrariamente alle apparenze, non è una persona forte e sicura di sé ma esprime insicurezza e scarsa autostima. E come le proprie vittime ha bisogno di aiuto, di non essere condannato senza appello e isolato, anche perché, in molti casi, la responsabilità del suo comportamento non è completamente sua, ma in buona misura anche dell’ambiente familiare e sociale”.

Non si tratta, quindi di un rapporto up-down, ma down-down.

Il Bullo o la Bulla sono spesso le prime vittime del bullismo che vivono a casa con dei genitori che svalutano, criticano per l’aspetto fisico o per gli insuccessi scolastici, ambienti difficili in cui c’è molto disagio e malessere. Il bullo ripropone “semplicemente” ciò che vive, parla il linguaggio che ha appreso.

Noi adulti abbiamo quindi un’importante responsabilità nei confronti dei bambini, che è quella di farli crescere nell’accettazione del diverso, dell’Altro come Altro da me, e che altro non significa sbagliato, ma solo diverso, e la diversità è un valore.

 

Trump, il macho che piace


Ha vinto lui, contro ogni aspettativa, ribaltando tutti gli autorevoli sondaggi e le convinzioni degli opinionisti politici, contro addirittura qualche membro del suo partito che quando ha sentito “puzza di sconfitta” si è tirato indietro per non farsi del male: la disfatta è sempre orfana e non piace a nessuno, meglio scendere quanto prima dal carro dei perdenti.

Un uomo bizzarro e strampalato Trump, l’icona del politicamente scorretto, l’immagine del self made man che piace tanto agli occidentali ed agli Americani in particolare, che incarna perfettamente gli ideali (o mancanza di ideali) dell’Americano medio, ma che nel momento del voto vale uno (una testa=un voto).

Abbiamo parlato più volte, in questo blog di sindrome da Telemaco (il figlio di Ulisse che ha atteso per anni il ritorno del padre), della “nostalgia” dell’uomo forte, che sistema le situazioni difficili, a cui ci si può affidare, un uomo deciso e decisionista, leggermente aggressivo e senza fronzoli, che dice pane al pane e vino al vino, che ha un rapporto di dominio-sottomissione con le donne ma anche con gli uomini, per il fatto che è ricchissimo, e potente.

Le persone desiderano quindi delegare a Trump ciò che non riescono a fare, ambiscono in fondo essere come lui, uomini di successo, ammirati, invidiati, di quell’invidia che fa stare bene perché conferma una visione up-down del mondo e delle persone, dove ci sono pochi up e molti down e Trump è indubbiamente uno Up.

Quando le persone sono consapevoli di essere esse stesse protagoniste del proprio destino, che il responsabile dei propri problemi e delle debolezze lo si trova riflesso nello specchio del bagno quando ci guardiamo al mattino, viene meno il desiderio di un eroe che ci toglie dai guai, infatti per gli adulti il padre non è più l’eroe che spiana la strada e ci fa da “spazzaneve”.

Oramai siamo grandi, e dobbiamo cavarcela da soli, con le nostre energie e capacità.