Padri assenti – II° parte

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Gli uomini del nuovo millennio hanno una profonda nostalgia del maschile, di qualcuno che porti ordine alla loro vita: un’esistenza che sentono contraddittoria, fragile, senza punti di riferimento, senza una “mission” ed una “vision”.

Gli psicologi la definiscono sindrome di Telemaco, dal nome del figlio di Ulisse che per anni ha atteso con ansia il ritorno del Padre, un uomo forte e coraggioso che riporti ordine e regole in un regno comandato dai “Proci” i 108 giovani nobili di Itaca e dei territori vicini che aspiravano al trono di Ulisse contendendosi la mano di Penelope, sposa del re con “l’effetto collaterale” di anestetizzare la mascolinità del figlio.

Gli uomini oggi non hanno punti di riferimento, valori per cui combattere e forse morire, non sanno più qual è il proprio ruolo in una società, almeno quella occidentale, sempre più “femminilizzata” che chiede agli uomini di essere compagni affettuosi e comprensivi, padri amorevoli e presenti, amanti originali e prestanti, professionisti affermati. Come è possibile soddisfare queste aspettative ed essere sempre all’altezza della situazione e delle aspettative che ho con me stesso e quelle che percepisco arrivarmi dalla società e del mondo femminile? Difficile. Molto.

Gli uomini del nuovo millennio, contrariamente a quanto avvenuto fino agli ultimi decenni hanno iniziato a guardarsi dentro, ad essere introspettivi e a (ri)trovare questi aspetti di sé di cui non erano abituati, emozioni come la paura ed il dolore che hanno sempre allontanato “corazzandosi” con un forte distacco da ciò che sentono. Tutto ciò che non percepisco non esiste… semplice, no?

Non vorrai mica piangere vero? Non sei una femminuccia! Queste (ed altre) ingiunzioni spesso possono determinare una decisione importante nel bambino: “non ascolterò le mie emozioni, io sono un maschio e voglio essere (dimostrare di essere) forte”. I maschi sono così.

Oggi gli uomini possono permettersi di essere fragili e deboli, ma sono sensazioni a cui non sono abituati, emozioni che rischiano di prendere il sopravvento sulle insicure personalità dei maschi, come vento che può dispiegare le vele e portare la nave al largo oppure far incagliare e distruggere la stessa nave se non è guidata da un marinaio esperto.

Anche la depressione, che viene “spacciata” per malattia (con i ringraziamenti delle case farmaceutiche) ma che in realtà può essere considerata un forte segnale di disagio, sta diventando compagna di viaggio dei maschi mentre fino a qualche decennio fa era prerogativa delle donne, da sempre abituate ad ascoltarsi, ad essere empatiche, a sentire il dolore e la paura, la rabbia implosiva e le ingiunzioni di una società che le vuole sempre “brave e composte”.

Gli uomini oggi “navigano a vista” e si sentono spesso come marinai in mezzo all’oceano senza punti di riferimento, quando i fari della terraferma sono troppo lontani e le stelle sono coperte da spesse nubi.

 

 

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