Archivio mensile:ottobre 2016

Donne e Uomini – Lupo

lupo1

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia.                                                                

Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.        

Da “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés

 

Il tema del ritorno alla natura selvaggia, into the wild, è il percorso più diretto ed affascinante per ritrovare l’autenticità ed il senso della nostra esistenza.

Il mondo occidentale non ci aiuta, siamo oramai “animali addomesticati”, gatti e cani da appartamento, persone che si vestono e comportano “a modo”, con regole ed etichette che servono sì alla convivenza civile ma che anestetizzano inesorabilmente la nostra autentica natura, il “liberarsi delle emozioni”, il gridare a squarciagola e ridere fino a stare male, il bisogno di stare soli e lontano da tutti e tutto, il bisogno di qualcuno da stringere fino a soffocare, il desiderio di sesso primitivo e naturale.

L’uomo lupo è quanto di più naturale, primitivo ed autentico esista. Un uomo che incute paura e nel contempo attrae la “femmina” che abita in ogni donna: ciò che ci spaventa inevitabilmente ci attrae in una danza di vicinanza-lontananza ed un equilibrio sempre in qualche modo instabile ma che coinvolge i sensi e l’esistenza. Il lupo va nutrito, altrimenti prenderà in ostaggio la nostra essenza. Ce lo insegna S. Francesco, che nel famoso episodio del “lupo di Gubbio” scende a patti con l’animale e stabilisce con lui un accordo grazie al quale l’animale avrà diritto a nutrirsi delle pecore che i pastori vorranno donargli senza aggredire tutte quelle del gregge. Il lupo va nutrito, soprattutto con il ritorno alla natura, il contatto diretto con il bosco, la montagna cruda e fredda, con il mare con la sua dolcezza e violenza, con il silenzio che permette di ascoltare il dolore e la disperazione che abitano dentro noi.

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo

 

Padri assenti – II° parte

padri-2

Gli uomini del nuovo millennio hanno una profonda nostalgia del maschile, di qualcuno che porti ordine alla loro vita: un’esistenza che sentono contraddittoria, fragile, senza punti di riferimento, senza una “mission” ed una “vision”.

Gli psicologi la definiscono sindrome di Telemaco, dal nome del figlio di Ulisse che per anni ha atteso con ansia il ritorno del Padre, un uomo forte e coraggioso che riporti ordine e regole in un regno comandato dai “Proci” i 108 giovani nobili di Itaca e dei territori vicini che aspiravano al trono di Ulisse contendendosi la mano di Penelope, sposa del re con “l’effetto collaterale” di anestetizzare la mascolinità del figlio.

Gli uomini oggi non hanno punti di riferimento, valori per cui combattere e forse morire, non sanno più qual è il proprio ruolo in una società, almeno quella occidentale, sempre più “femminilizzata” che chiede agli uomini di essere compagni affettuosi e comprensivi, padri amorevoli e presenti, amanti originali e prestanti, professionisti affermati. Come è possibile soddisfare queste aspettative ed essere sempre all’altezza della situazione e delle aspettative che ho con me stesso e quelle che percepisco arrivarmi dalla società e del mondo femminile? Difficile. Molto.

Gli uomini del nuovo millennio, contrariamente a quanto avvenuto fino agli ultimi decenni hanno iniziato a guardarsi dentro, ad essere introspettivi e a (ri)trovare questi aspetti di sé di cui non erano abituati, emozioni come la paura ed il dolore che hanno sempre allontanato “corazzandosi” con un forte distacco da ciò che sentono. Tutto ciò che non percepisco non esiste… semplice, no?

Non vorrai mica piangere vero? Non sei una femminuccia! Queste (ed altre) ingiunzioni spesso possono determinare una decisione importante nel bambino: “non ascolterò le mie emozioni, io sono un maschio e voglio essere (dimostrare di essere) forte”. I maschi sono così.

Oggi gli uomini possono permettersi di essere fragili e deboli, ma sono sensazioni a cui non sono abituati, emozioni che rischiano di prendere il sopravvento sulle insicure personalità dei maschi, come vento che può dispiegare le vele e portare la nave al largo oppure far incagliare e distruggere la stessa nave se non è guidata da un marinaio esperto.

Anche la depressione, che viene “spacciata” per malattia (con i ringraziamenti delle case farmaceutiche) ma che in realtà può essere considerata un forte segnale di disagio, sta diventando compagna di viaggio dei maschi mentre fino a qualche decennio fa era prerogativa delle donne, da sempre abituate ad ascoltarsi, ad essere empatiche, a sentire il dolore e la paura, la rabbia implosiva e le ingiunzioni di una società che le vuole sempre “brave e composte”.

Gli uomini oggi “navigano a vista” e si sentono spesso come marinai in mezzo all’oceano senza punti di riferimento, quando i fari della terraferma sono troppo lontani e le stelle sono coperte da spesse nubi.

 

 

Padri assenti – I° parte

padri-1

Si discute molto, in questi ultimi anni, del nuovo ruolo che gli uomini, i padri, sono chiamati a ricoprire all’interno di una relazione di coppia e nel coinvolgimento educativo dei figli. I nuovi “assetti sociali” con famiglie sempre più monogenitoriali hanno allontanato spesso i figli dal padre, una figura piuttosto in crisi rispetto al proprio ruolo in famiglia, nella società.

Ma davvero i figli hanno bisogno di un padre? Questa provocatoria domanda nasce dalla consapevolezza che nei decenni e secoli che ci hanno preceduto il padre, per motivi che possono essere relativi al lavoro, alla guerra o alla morte prematura è sempre stato relegato al ruolo di “procacciatore di cibo”: un uomo proiettato all’esterno della famiglia, che si occupa del mantenimento della prole, mentre la donna dell’accudimento. Le cose hanno funzionato così, ed anche bene, per molto tempo.

Nei miei numerosi incontri formativi con gruppi di soli uomini ho notato che ogni maschio ha molti padri e, spesso, quello biologico non è tra questi. Ogni uomo ha più “uomini-padri” che gli hanno mostrato con i fatti, più che con le parole, cosa significa essere maschio, che ha manifestato nella quotidianità i propri valori come l’altruismo, la responsabilità verso la famiglia e l’azienda dove lavora, l’amore per un’altra persona e per i figli.

Non servono tante parole, infatti le persone attraverso le scelte quotidiane manifestano i propri valori, ciò che è per loro davvero importante: se ho tempo da dedicare ai miei figli significa che sono importanti, se sento il desiderio di vederli, sentirli, abbracciarli significa che tengo a loro, se manifesto il mio affetto per loro significa che li amo.

I nuovi padri sono chiamati a “strappare” i propri figli dalle braccia rassicuranti delle loro madri e passare del tempo con loro, guidarli nella natura per ritrovare il rapporto con la nostra parte primitiva e gli istinti, portarli dove ci sono animali per insegnarli il ciclo della vita e che prendersi cura di qualcuno comporta impegno e dedizione, accompagnarli a qualche mostra e nelle città d’art per fargli capire come la bellezza e la spiritualità fanno di una persona una grande persona.

Non rinunciamo a loro, soprattutto quando non sono come li abbiamo sognati e desiderati, soprattutto se non sono i più bravi a scuola, o nello sport, se non manifestano interesse per la nostra azienda o per la nostra professione… lasciamo scegliere a loro il proprio futuro.

Non rinunciamo a loro soprattutto quando manifestano il loro profondo disagio dicendo che non ci vogliono bene, che siamo dei pessimi padri, e che abbiamo sbagliato tutto, con loro. Le persone manifestano, urlano il proprio bisogno d’amore spesso con modalità “strane”, disfunzionali… e sta a noi, padri e uomini, capire cosa si cela dietro un silenzio ed un broncio, dare voce alle emozioni che i nostri figli non sanno esprimere, anche la rabbia, il dolore… se guarderemo dentro noi e saremo in grado di accettare ciò che siamo, con le nostre fragilità e contraddizioni, allora finalmente saremo in grado di ascoltare e capire i nostri figli. Si chiama empatia.

Anche questo fa di un uomo un Uomo

Love… not war!

senza-titolo1

Questo celebre “suggerimento” nasce nell’ambito delle rivolte studentesche di Parigi del 1968 e sancisce la fine non solo del concetto futurista risalente agli anni ’10 del secolo scorso di guerra come purificatrice della società, ma anche quello dell’art. 11 della costituzione in cui si asserisce che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa…”.

La nostra civiltà sostiene che la violenza verso persone, animali è sempre un atto sbagliato e spregevole, lo si insegna ai bambini fin da piccolissimi: non picchiare, non litigare, sii sempre gentile, sii corretto.

In realtà la lotta è un aspetto imprescindibile dall’essere maschio ed è una caratteristica fondamentale per conoscersi e capirsi: l’uomo sperimenta la propria identità nello scontro con l’altro, sente il forte ed irresistibile richiamo alla battaglia dove riesce a misurare le proprie forze, i propri limiti, dove è in grado di dare spazio all’energia che sente, e che non può rimanere inascoltata.

Possiamo farlo attraverso lo sport, anche “duro”, mettendoci in contatto con la natura primitiva (“into the wild”), che sia mare o montagna, con esperienze anche difficili in cui ci troviamo soli, da soli con noi stessi e la nostra anima…

Se permettiamo ai maschietti di vivere questa dimensione saranno adulti consapevoli di questa energia che a volta distrugge ed altre costruisce, uomini in grado di gestire e veicolare i propri desideri in modo che non si manifestino in modo inaspettato e dirompente… è un’energia che va, in qualche modo, “addomesticata”.

E quindi lasciamo che i bambini si “azzuffino” se questo non comporta conseguenze gravi, regaliamo loro pistole e fucili giocattolo, grazie ai quali si sentiranno guerrieri e potenti; saranno loro stessi, crescendo, a “dimenticarli” in qualche scatolone dei giochi, perché (e solo allora) avranno fatto pace con la loro aggressività.

 

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo

 

Uomini violenti.

screenshot-2016-10-11-15-47-48

Io sono un cattivo, e questo è bello. Non sarò mai buono, e non è brutto. Non vorrei essere nessun altro a parte me… (Ralph Spaccatutto)

 

Si parla molto in questi ultimi anni di violenza maschile sulle donne: condannabile… tout court. Si parla di educazione al rispetto per fidanzate, mogli, si disapprova una gelosia che imprigiona, che rende impossibile alzare lo sguardo, che rende la vita un calvario.

Vorrei oggi guardare questo aspetto da una prospettiva diversa, da un punto di vista “relazionale”.

Le persone si incontrano, si riconoscono, diventano amiche, si fidanzano, vivono una relazione… a volte malata. Perché quindi queste donne non riconoscono e non sentono il profondo disagio, le paure, le insicurezze che rendono un uomo violento? Eppure ancora oggi alcune donne vanno alla ricerca dell’uomo “stronzo”, di quello che ti fa vivere “emozioni forti”, che instaura con te un rapporto di dominio-sottomissione (vedi il successo del libro “cinquanta sfumature di grigio”). È chiaro che in un rapporto di questo tipo, chiamato up-down, il “rischio” della violenza è davvero alto, l’uomo “dominatore” vuole decidere, comandare, stabilire regole a suo piacimento, che danno “benessere” a lui, soltanto a lui.

Inevitabilmente quando le persone vivono una relazione amorosa si attiva una “zip relazionale” che porta benessere ad entrambi. A volte queste relazioni sono “malate” ed il benessere per la donna può essere la conferma di convinzioni ben radicate e “parassite” del tipo:

  • non valgo nulla
  • non sono capace di fare nulla
  • non merito attenzioni, amore
  • mi merito rimproveri ed urla

E’ inevitabile che se sono convinta di questo il rischio che trovi un uomo che confermi le mie idee sia altissimo.

L’invito che vorrei fare alle donne è quindi quello di (ri)conoscere le loro profonde convinzioni e di instaurare relazioni affettive con uomini che valorizzano invece che svalutare, uomini che ritengono importanti le cose che sono per me importanti, uomini vicini che sanno anche stare lontani se ho bisogno di spazio…

Ci sono, basta avere occhi per vederli, e cuore per riconoscerli.

 

 

Sesso, amplesso, libidine e possesso…

screenshot-2016-10-10-15-29-11

“Per me Eros non dorme in nessuna stagione: come il vento di Tracia infiammato di lampi infuria accanto ad Afrodite e mi riarde di folli passioni, cupo, invincibile, con forza custodisce l’anima mia Eros mi scuote continuamente: dolceamara, invincibile belva”. (Platone)

Questa frase di Platone racconta con poche parole verità che solo i filosofi ed i poeti sanno cogliere nella loro profonda essenza. Ebbene sì, venendo subito al dunque i maschi sono “programmati” per penetrare, come i pesci lo sono per volare, gli alberi per cercare la luce, le auto per muoversi.

È così, Platone stesso, che pone le basi per il pensiero occidentale già 2500 anni fa, ci suggerisce che “l’amore Platonico” è un percorso poco praticabile, poiché Eros chiede continuamente spazio, luce, ossigeno, e lo stesso filosofo ci insegna che il dialogo, le emozioni, la spiritualità sono aspetti imprescindibili dall’esistenza di ciascun individuo, maschio compreso.

Ogni uomo trova quindi dei compromessi tra ciò che (di diritto) sente come spinta sessuale e ciò che la società “delle buone maniere” chiede di fare. Uomini e donne in fondo si sentono in profonda ed autentica intimità quando riescono ad amarsi in modo naturale e primitivo, senza le sovrastrutture culturali, senza un “giudice severo” che indichi ciò che è normale e ciò che non lo è, ciò che è lecito e ciò che non lo è. Vale sempre la regola che ciò che fa stare bene entrambi, di un benessere senza costrizioni o ricatti affettivi, è sempre ok.

Dare voce ed ascolto ai propri desideri (ma anche alle paure, al dolore, alla rabbia) diventa l’unica strada percorribile per trovare stabilità ed armonia, guardare in faccia le proprie emozioni, ascoltarle nella loro forza e dignità di esistenza permette di (ri)trovare equilibrio e direzionare questa energia verso un rapporto costruttivo con sé e con gli altri.

 

… dolceamara, invincibile belva.

 

Anche questo fa di un uomo un Uomo…

Buongiorno, mi chiamo Massimiliano Sechi

 

12144805_1687467298132239_2181028458075662816_n

http://www.wittytv.it/tu-si-que-vales/massimiliano-sechi/

 

E’ un piccolo grande uomo, questo Massimiliano Sechi, che si presenta a “tu si qui vales” scardinando i paradigmi del valore, passando quindi dall’essere riconosciuti, apprezzati e ritenuti capaci perché si fa qualcosa all’esserlo perché si è qualcosa. Lui, che è apparentemente un “diversamente abile”; si chiede perché le persone vogliono essere simili gli uni agli altri; perché ci sono degli stereotipi relativamente al lavoro, e chi assumerebbe un ragazzo così?, ai rapporti affettivi, come fa una donna ad innamorarsi di un uomo così?.

Vivere, inseguire i propri sogni, decidere di essere felici nonostante tutto è il grande insegnamento di quest’uomo, Massimiliano infatti dice: “nonostante la mia condizione fisica riesco ad essere indipendente”, sono in grado di lavorare, riesco ad amare ed essere amato.

 

Spesso le persone sono convinte che per essere indipendenti, felici o innamorate devono avere (accadere) delle premesse. Ah, se avessi un buon lavoro con un ottimo stipendio, allora sì sarei felice… e se i miei figli fossero diversi allora sì che sarei un padre felice, e se mia moglie fosse più… o meno… allora sì che sarei davvero soddisfatto del mio rapporto.

Forse la grande sfida è proprio questo “nonostante”, decidere di essere fieri di nostro figlio nonostante non sia il primo della classe o uno sportivo di razza, decidere di amare un’altra persona nonostante non corrisponda esattamente all’ideale di partner che abbiamo in testa, decidere che la vita è stata generosa con noi nonostante non abbiamo la tartaruga in pancia o il viso di Raul Bova.

 

Dice Massimiliano: “Non è tanto importante quello che ci succede nella vita ma quello che noi decidiamo di fare di quello che la vita ci pone davanti. … senza avere più scuse”.

 

 

E questo è davvero un grande Uomo…