Come si dice “Troia” al maschile?

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La vicenda di Tiziana Cantone, suicida per il profondo disagio rispetto alla divulgazione sul web di un video hard girato in un momento di gioiosa complicità con il partner ci riporta ad un aspetto importante: è di fondamentale importanza che gli uomini che condividono con le loro partner momenti di intimità siano in grado di trat(tenere) all’interno della coppia il “sacro spazio del noi” dove tutto è possibile se fa star bene entrambi. Divulgare è, in qualche modo tradire questa dimensione di complicità.

Possiamo uscire dalla schizofrenia di desiderare donne sessualmente libere per poi svalutarle, denigrarle e fuggire da loro. Una coppia sessualmente disinibita gioisce nel vivere l’ambito sessuale senza inibizioni, in una danza di dare e prendere piacere fisico e dell’anima.

È una dimensione solitamente esclusiva, in cui le persone esprimono i propri desideri e trovano risposte da un partner che li capisce ed ama l’armonia dei corpi, il suo e quello dell’altro. È prezioso tutto questo, non “tradiamolo” con la parola “troia” (ma perché non esiste il corrispondente maschile?).

Anche questo fa di un uomo un Uomo…

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